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	<title>Falcone Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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	<title>Falcone Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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		<title>Vox populi vox Dei.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2023 07:35:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-5525" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/10/Giotto-ingiustizia-163x300.x55482.jpg" alt="" width="163" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/10/Giotto-ingiustizia-163x300.jpg 163w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/10/Giotto-ingiustizia.jpg 190w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></p>
<p>La voce del popolo contiene la verità, come la voce di Dio. Quando la verità è nascosta, la voce del popolo può farla di nuovo risuonare.  Giorgio Napolitano, morto all’età di 98 anni,  è stato uno dei più grandi anti-italiani, secondo solamente a Mussolini. Mussolini odiava il popolo italiano, lo ha trascinato in una guerra demente, ne ha corrotto l’ anima: in quella guerra abbiamo subito cose atroci e abbiamo fatto cose atroci. Le camicie nere hanno assassinato più uomini di Dio dei partigiani rossi, è accaduto in Etiopia, con il massacro dei monaci copti, dopo l’attentato a Graziani. Abbiamo avuto le leggi razziali, cittadini italiani deportati e uccisi in quanto ebrei. Mussolini impose a Hitler, che era contrario, un contingente italiano nello sciagurato attacco all’Unione Sovietica. Ha insistito e molto perché gli uomini della  Julia potessero trascinarsi in un inferno di gelo su una terra che non era la loro. Senza Mussolini non avremmo avuto i bombardamenti, le marocchinate e le foibe. Disprezzava il popolo italiano, lo avrebbe voluto diverso, più militare, meno legato alle cose piccole che sono la famiglia e gli affetti. Subito dopo viene Giorgio Napolitano. Certo, ci sono stati altri anti-italiani: Togliatti, Prodi, ma nessuno è stato tragico per noi come Napolitano. Napolitano in gioventù è stato fascista, ha militato nei Gruppi Universitari Fascisti. Non è colpa sua: tutti erano fascisti. Tutti no: a casa mia nessuno ha avuto la tessera del partito fascista e questo ha avuto un prezzo e non da poco. E lui ci ha messo del suo. Si poteva fare l’università benissimo senza militare nei gruppi fascisti. Non appena è rimasto orfano del fascismo, Napolitano  è corso ad offrire la sua fedeltà alla dittatura di turno, il comunismo sovietico, che regalava ai suoi servi la convinta illusione di essere antropologicamente migliori e di poter disprezzare gli altri. Nel 1956 Napolitano esaltava l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica. Il 20 febbraio 1974 in un articolo su <em>l’Unità</em> spiegava come la cacciata di Aleksandr Solzhenitsyn dall’Urss fosse  la soluzione migliore da parte del Partito Comunista sovietico. Solzhenitsyn, dissidente premio Nobel, è una delle poche voci che, dopo aver conosciuto il gulag, lo ha raccontato, ed è riuscito a rivelare  sofferenze indicibili a livello planetario. Quelle sofferenze dovevano restare quindi segrete, o si potevano generare “pregiudizi” sul socialismo reale. Quando doveva andare a Bruxelles, Napolitano prendeva un proletario biglietto da 90 euro e se ne faceva rimborsare 800, pagati con le tasse degli europei inclusi noi, come se avesse viaggiato in prima, un trucchetto un po’ pidocchioso da vero gentiluomo, che scoprì una televisione tedesca. Nel PCI era quello che teneva le relazioni con l’Unione sovietica. Le Botteghe Oscure dove hanno preso i soldi per raggiungere il potere enorme che hanno avuto? Vendere i biglietti del ballo liscio alle Feste dell’Unità è sicuramente stato un caposaldo, ma non bastava.  Una grossa parte era probabilmente il Tesoro di Dongo: la riserva aurea della Repubblica di Salò che Mussolini aveva con sé durante la fuga con Claretta Petacci. Mi sarebbe molto piaciuto che la mia nazione fosse nata da un processo e non da un linciaggio, un linciaggio talmente ignobile da includere anche un donna priva di ogni funzione politica. I defunti non parlano e l’oro di Dongo si è perso nelle nebbie della storia. L’oro di Dongo prima o poi sarebbe finito, dunque c’era altro, per esempio le tangenti a tutti gli imprenditori che commerciavano con l’URSS e non potevano farlo senza passare dal PCI. E poi c’erano i fondi da Mosca. Questi fondi arrivavano in dollari, qual era la struttura che poteva convertirli in lire? Si trattava di milioni di dollari, difficile portarli in banca. L’ipotesi è che fosse implicata la mafia ed era su questo che stavano indagando, secondo molti, Falcone e Borsellino, che infatti erano invisi a tutti i magistrati di sinistra ed erano isolati. Su cosa stava indagando Falcone che quattro giorni dopo l’attentato avrebbe dovuto  partire per Mosca per parlare con il suo omologo Valentin Stepankof? Perché ha lasciato la sua indagine in eredità a Borsellino, uomo di destra?  Secondo molti stava  indagando sul sospetto che sia stata la mafia per anni a trasformare in lire i dollari sovietici. Napolitano ha fatto distruggere tutti i documenti della trattativa stato- mafia. Secondo Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, Napolitano ne era il garante. Eletto Presidente della Repubblica, nel 2011 ha appoggiato il bombardamento della Libia da parte di Francia e Inghilterra per conto della Nato. Grazie a Napolitano l’Italia ha perso la sua decenza per quanto riguarda la Libia, che era nostro partner commerciale, bloccava i clandestini  e ci vendeva il gas a basso costo, insieme alla Russia, per cui ce la cavavamo benissimo, la disoccupazione era bassa e le nostre industrie, malgrado la tassazione scellerata, abbastanza competitive. L’accusa che Gheddafi avesse delle fosse comuni era falsa. Sarkozy e Obama lo hanno abbattuto perché cercava di favorire una moneta africana che sottraesse l’Africa dalla linea del Franco africano e del Dollaro. La destabilizzazione della Libia ha determinato un danno finanziario e antropologico immenso per l’Italia, ora sommersa da migranti, ed è stato anche un danno etico. Gheddafi era nostro partner commerciale, noi abbiamo permesso il bombardamento di un nostro paese partner, abbiamo permesso che Gheddafi fosse picchiato e stuprato mentre era ferito, prima del colpo di grazia, senza neanche la farsa di un processo concessa a Saddam Hussein; abbiamo permesso il bombardamento di civili. Nello stesso anno, per aderire alle richieste dell’Unione Europea, Napolitano  ha consentito un cambiamento di governo in Italia dando inizio, con Monti, ai leader governativi non eletti che non amano gli italiani. Napolitano ha avuto la responsabilità di un passo importante verso  l’”eutanasia” quando, in maniera preventiva, informò il Consiglio dei ministri in seduta che non avrebbe firmato un decreto legge che impedisse l’esecuzione della giovane Eluana Englaro. Eutanasia vuol dire bella morte. Che una persona celebrolesa, non in coma,  muoia di disidratazione, non è una bella morte. Il “Caimano” aveva cercato di salvarla. Nella clinica di Udine, dove è morta,  medici e infermieri sono passati  per giorni davanti al letto in cui una giovane donna moriva di disidratazione e hanno resistito alla tentazione di metterle una flebo o darle un cucchiaio di acqua: era in grado di bere se imboccata. <em>Avevo sete e non mi avete dato da bere</em>. Grazie a Napolitano l’Italia ha perso la sua decenza e abbiamo partecipato tutti alla morte di Eluana Englaro. Abbiamo  visto Bergoglio in piedi davanti alla bara di un uomo che ha rifiutato il crocifisso, senza benedire la bara e senza fare il segno della Croce. “<em>Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde”</em>ha detto Cristo. Gli atei sono contro Cristo e il compito del Cristiano  è convertire i non credenti, non rendere loro omaggio. C’è chi ha fatto peggio. L’ex presidente della Repubblica, è sempre stato in armonia con i poteri forti. I poteri forti non amano il crocefisso. Il nunzio apostolico Tscherring si è tolto  la croce davanti alla bara, per non offendere la Massoneria. “<em>Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi</em>” Il Cardinal Ravasi   ha  beatificato Napolitano con esemplare sprezzo del ridicolo citando il profeta Daniele e paragonandolo a un “saggio che ha indotto molti alla giustizia”. La morte di Eluana secondo lui, quindi, è stata giustizia, come la morte dei cittadini libici  bombardati, di quelli ungheresi sotto i carri armati. Qualcuno informi Ravasi che l’intelletto è un doo dello Spirito Santo.</p>
<p>Non si oltraggiano i morti, ma non si impone a un popolo il rispetto per un morto se il popolo questo rispetto non lo vuole dare.  Gli speciali trasmessi dalla televisione per la morte di Napolitano hanno avuto ascolti molto bassi, contrariamente a quelli per la morte del “Caimano”. Lui Eluana l’avrebbe salvata, e non avrebbe voluto bombardare la Libia. Tutta la mia simpatia agli stadi dove il popolo si è ribellato facendo sentire la sua voce, in questo caso i suoi fischi, al minuto di silenzio per la morte di chi ha voluto la morte di Eluana.</p>
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<p>L&#8217;immagine rappresenta l&#8217;Igiustizia di Giotto ( Cappella degli Scrovegni). un uomo anziano armato con armi da rapina  e gli artigli lunghi blocca l&#8217;accsso al palazzo, indifferente alle scne di violenza ai suoi piedi.</p>
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		<title>Un giudice come Dio comanda. O, forse, più di uno.</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2021/06/03/un-giudice-come-dio-comanda-o-forse-piu-di-uno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 04:02:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[“Attacco al potere comunista – gli intrighi]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2021/06/03/un-giudice-come-dio-comanda-o-forse-piu-di-uno/">Un giudice come Dio comanda. O, forse, più di uno.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-1249" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/03/giustizia-300x139.x55482.jpg" alt="Sono appena stata rinviata a giudizio silvana de mari community" width="300" height="139" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/03/giustizia-300x139.jpg 300w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/03/giustizia-768x356.jpg 768w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/03/giustizia.jpg 1000w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/03/giustizia-400x185.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;uomo che ha pigiato il bottone che ha causato l&#8217;esplosione di Capaci, l&#8217;uomo che ha assassinato più di 100 persone, che ha sciolto un bambino nell&#8217;acido. Si sono precipitati a informarci che è stato grazie alla legge sui pantiti, legge voluta dallo stesso Falcone. in realtà è evidente a chiunque abbia un quoziente intellettivo superiore a un vaso di gerani che le leggi sui pentiti sono fatte a favore del pesciolino piccolo che denunci il pesce grosso, non a favore dello squalo capo che, uscendo, denunci a tutti che la Giustizia è una burla. quindi, parliamo di giudici.</h4>
<h4>In memoria di Rosario Livatino primo giudice beatificato è stato scritto un bel libro da Alfredo Mantovano, Domenico Airoma e Mauro Ronco: <strong>Un giudice come Dio comanda</strong>. Il giovanissimo giudice è stato assassinato a Caltanissetta il 21 settembre del 1990. Aveva 38 anni. Gli assassini appartenevano alla “stidda” di Agrigento.</h4>
<h4>Il libro è un libro prezioso come tutti i libri che ridanno coraggio, perché non è possibile avere coraggio senza un barlume di fede, fede nella giustizia, fede nell’onestà dell’uomo, fede nella santità del sacrificio. È un libro che parla di Dio, perché il Giudice Livatino credeva profondamente in Dio, perché la base della giustizia umana è il timor di Dio. In una società che ha abolito il timor di Dio e ridotto Dio a buonismo e zucchero filato la giustizia si è sfilacciata, come un vecchio scialle mangiato dalle tarme.</h4>
<h4>La sua beatificazione arriva in un momento cruciale, in un momento di grandissima perdita di coerenza da parte della magistratura italiana. È fondamentale per noi sapere che ci sono stati, quindi possono sempre esserci, giudici onesti, che veramente si sono battuti per il popolo. Nel libro si pone una domanda terribile: che cosa ha in comune il giovane giudice assassinato con le due straordinarie figure di magistrati di Palermo, Falcone Borsellino?</h4>
<h4>Cosa hanno in comune i tre giudici? Sono stati ammazzati. Sono stati ammazzati insieme alle scorte. Questa è una dimostrazione tragica del fatto che, con i mezzi che ha la mafia, non c’è scorta che tenga. I giudici che veramente hanno combattuto la mafia sono stati ammazzati e le scorte non sono state sufficienti a salvare le loro vite, ma hanno solo sacrificato la loro. A questo punto è ignobile oppure lecito farsi una domanda: i giudici cui nessuno ha mai torto un capello, avevano scorte più agguerrite oppure hanno combattuto la mafia in maniera superficiale ed episodica, non hanno mai cercato di colpirla al cuore, limitandosi a volte a fare processi di tipo politico dove si è usata la mafia per screditare gli avversari? Secondo punto in comune: nessuno dei tre giudici era di sinistra. Essere di sinistra o non essere di sinistra è importante per un giudice dell’antimafia? Dopo la morte di Falcone potrebbe esserlo.</h4>
<h4>Come tutti gli anni ho ascoltato i fiumi di retorica che si sono riversati sulla morte del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta, avvenuta il 23 maggio 1992 in maniera particolarmente violenta, un’esplosione che ha addirittura distrutto mezza collina. Fiumi di retorica sempre più vuota sono stati vomitati su quell’episodio atroce, con le parole giustizia legalità che rimbalzano e rotolano dolci e tonde come palle di zucchero filato senza che nessuno ponga la domanda: qual era l’entità di inaudita potenza che voleva la morte di Falcone e perché? Molti di quelli che piagnucolavano alla sua commemorazione sono fisicamente gli stessi che in vita lo hanno aggredito, che in vita lo hanno isolato, e che quindi in un certo senso lo hanno consegnato ai suoi assassini, rassicurandoli. Le indagini di Falcone sarebbero morte con lui. Nessuno le avrebbe continuate.</h4>
<h4>Di nuovo nessuno ha pronunciato un nome e questo nome è Valentin Stepankov, procuratore di Mosca, che Giovanni Falcone avrebbe dovuto incontrare il 6 giugno seguente, con un volo ovviamente già prenotato, 13 giorni dopo, dove il suo posto invece è rimasto vuoto. Valentin Stepankov stava conducendo l’indagine sul denaro che per decenni, mentre il popolo sovietico faceva una coda di ore per comprare le patate, è stato regalato dal partito comunista sovietico al partito comunista italiano. Il partito comunista italiano cioè prendeva fiume di quattrini da una nazione straniera che aveva missili nucleari puntati su di noi. Il partito comunista italiano in tutte le sue azioni faceva gli interessi dell’Italia o dell’Unione Sovietica? La regola fissa nell’umanità è che la gente faccia gli interessi dei propri clienti, di coloro che tirano fuori i quattrini</h4>
<h4> La storia è raccontata in un libro <em>Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d&#8217;ottobre al crollo dell&#8217;URSS.</em> Con 240 documenti inediti degli archivi moscoviti, 1999, di <a href="https://www.amazon.it/Valerio-Riva/e/B001JY2GKS/ref=dp_byline_cont_book_1">Valerio Riva</a> e <a href="https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_2?ie=UTF8&amp;field-author=Francesco+Bigazzi&amp;search-alias=stripbooks">Francesco Bigazzi</a>, reperibile su Amazon per 42 euro, che onestamente è un po’ caro.</h4>
<h4>Il libro si racconta che da Mosca al partito comunista italiano e arrivato un fiume di denaro. A questo punto sorge la domanda: chi ha riconvertito quell’ oro in lire? Per avere la risposta alla modica somma di 10 euro e qualcosa l’e-book, e 18 e qualcosa il libro cartaceo, potete invece acquistare l’imperdibile “<em>Attacco al potere comunista – gli intrighi, le collusioni, gli omicidi di mafia utili alla sinistra</em>, di Gaetano Immé</h4>
<h4>Si trattò di un vero proprio fiume di denaro: Il procuratore di Mosca Stepankov aveva appurato che “il tesoro d Mosca era stato fatto affluire nella disponibilità del PCI attraverso canali finanziari già usati per il trasferimento di ‘aiuti ai partiti fratelli”.</h4>
<h4>In quale poteva essere l’unica struttura in grado di trasformare il fiume di denaro pagato in dollari in lire? Il fiume di denaro che ha sempre sostenuto il partito delle botteghe oscure, non nel senso che era il nome della via, ma nel senso letterale di traffici poco chiari era ottenuto vendendo panini e suonando pianole ai festival dell’Unità?</h4>
<h4>Secondo i tre magistrati, Falcone, Borsellino e Stepankov la struttura fu la mafia.</h4>
<h4>Fu avviata un’inchiesta da parte di Falcone Borsellino con la collaborazione del generale Mario Mori e del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri (ROS), inchiesta che riguardava i due partiti comunisti, sovietico e italiano, il mondo delle cooperative rosse, meno idillico e carino di quanto può sembrare, e la mafia.</h4>
<h4>Questo incredibile fiume di denaro sarebbe stato anche una causa della corruzione degli altri partiti italiani: per cercare di tener testa in una partita dove uno dei giocatori giocava sporco sono dovuti ricorrere a finanziamenti ripartiti leciti e illeciti e come sempre succede una quota sempre più alta di quel denaro è rimasta attaccata loro tasche.</h4>
<h4>Immè descrive molto bene il linciaggio morale cui fu sottoposto il giudice Falcone, spiega come dopo l’assassinio dei due magistrati di coloro che li accompagnavano i fascicoli sono stati archiviati: l’inchiesta è scomparsa. Falcone è morto, insieme alla sua sposa e alla sua scorta. Borsellino è morto insieme alla sua scorta. Il generale Mori non è stato ucciso ma è stato squalificato con un bizzarro processo.</h4>
<h4>L’inchiesta è scomparsa ed è scomparso anche il nome di Stepankov, che nei fiumi di ripugnante dolciastra retorica che hanno commemorato Falcone nessuno ha nominato.</h4>
<h4>Comprate il libro su Livatino, per riprendere coraggio e fede nella magistratura. Comprate il libro di Immè, fintanto che esiste ancora, compratelo in cartaceo perché a volte l’ebook possono farvelo sparire, compratelo perché ci sono nomi e cognomi, compratelo per ricordare quella terribile esplosione.</h4>
<h4>In memoria di Rosario Livatino primo giudice beatificato è stato scritto un bel libro da Alfredo Mantovano, Domenico Airoma e Mauro Ronco: <strong>Un giudice come Dio comanda</strong>. Il giovanissimo giudice è stato assassinato a Caltanissetta il 21 settembre del 1990. Aveva 38 anni. Gli assassini appartenevano alla “stidda” di Agrigento.</h4>
<h4>Il libro è un libro prezioso come tutti i libri che ridanno coraggio, perché non è possibile avere coraggio senza un barlume di fede, fede nella giustizia, fede nell’onestà dell’uomo, fede nella santità del sacrificio. È un libro che parla di Dio, perché il Giudice Livatino credeva profondamente in Dio, perché la base della giustizia umana è il timor di Dio. In una società che ha abolito il timor di Dio e ridotto Dio a buonismo e zucchero filato la giustizia si è sfilacciata, come un vecchio scialle mangiato dalle tarme.</h4>
<h4>La sua beatificazione arriva in un momento cruciale, in un momento di grandissima perdita di coerenza da parte della magistratura italiana. È fondamentale per noi sapere che ci sono stati, quindi possono sempre esserci, giudici onesti, che veramente si sono battuti per il popolo. Nel libro si pone una domanda terribile: che cosa ha in comune il giovane giudice assassinato con le due straordinarie figure di magistrati di Palermo, Falcone Borsellino?</h4>
<h4>Cosa hanno in comune i tre giudici? Sono stati ammazzati. Sono stati ammazzati insieme alle scorte. Questa è una dimostrazione tragica del fatto che, con i mezzi che ha la mafia, non c’è scorta che tenga. I giudici che veramente hanno combattuto la mafia sono stati ammazzati e le scorte non sono state sufficienti a salvare le loro vite, ma hanno solo sacrificato la loro. A questo punto è ignobile oppure lecito farsi una domanda: i giudici cui nessuno ha mai torto un capello, avevano scorte più agguerrite oppure hanno combattuto la mafia in maniera superficiale ed episodica, non hanno mai cercato di colpirla al cuore, limitandosi a volte a fare processi di tipo politico dove si è usata la mafia per screditare gli avversari? Secondo punto in comune: nessuno dei tre giudici era di sinistra. Essere di sinistra o non essere di sinistra è importante per un giudice dell’antimafia? Dopo la morte di Falcone potrebbe esserlo.</h4>
<h4>Come tutti gli anni ho ascoltato i fiumi di retorica che si sono riversati sulla morte del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta, avvenuta il 23 maggio 1992 in maniera particolarmente violenta, un’esplosione che ha addirittura distrutto mezza collina. Fiumi di retorica sempre più vuota sono stati vomitati su quell’episodio atroce, con le parole giustizia legalità che rimbalzano e rotolano dolci e tonde come palle di zucchero filato senza che nessuno ponga la domanda: qual era l’entità di inaudita potenza che voleva la morte di Falcone e perché? Molti di quelli che piagnucolavano alla sua commemorazione sono fisicamente gli stessi che in vita lo hanno aggredito, che in vita lo hanno isolato, e che quindi in un certo senso lo hanno consegnato ai suoi assassini, rassicurandoli. Le indagini di Falcone sarebbero morte con lui. Nessuno le avrebbe continuate.</h4>
<h4>Di nuovo nessuno ha pronunciato un nome e questo nome è Valentin Stepankov, procuratore di Mosca, che Giovanni Falcone avrebbe dovuto incontrare il 6 giugno seguente, con un volo ovviamente già prenotato, 13 giorni dopo, dove il suo posto invece è rimasto vuoto. Valentin Stepankov stava conducendo l’indagine sul denaro che per decenni, mentre il popolo sovietico faceva una coda di ore per comprare le patate, è stato regalato dal partito comunista sovietico al partito comunista italiano. Il partito comunista italiano cioè prendeva fiume di quattrini da una nazione straniera che aveva missili nucleari puntati su di noi. Il partito comunista italiano in tutte le sue azioni faceva gli interessi dell’Italia o dell’Unione Sovietica? La regola fissa nell’umanità è che la gente faccia gli interessi dei propri clienti, di coloro che tirano fuori i quattrini</h4>
<h4> La storia è raccontata in un libro <em>Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d&#8217;ottobre al crollo dell&#8217;URSS.</em> Con 240 documenti inediti degli archivi moscoviti, 1999, di <a href="https://www.amazon.it/Valerio-Riva/e/B001JY2GKS/ref=dp_byline_cont_book_1">Valerio Riva</a> e <a href="https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_2?ie=UTF8&amp;field-author=Francesco+Bigazzi&amp;search-alias=stripbooks">Francesco Bigazzi</a>, reperibile su Amazon per 42 euro, che onestamente è un po’ caro.</h4>
<h4>Il libro si racconta che da Mosca al partito comunista italiano e arrivato un fiume di denaro. A questo punto sorge la domanda: chi ha riconvertito quell’ oro in lire? Per avere la risposta alla modica somma di 10 euro e qualcosa l’e-book, e 18 e qualcosa il libro cartaceo, potete invece acquistare l’imperdibile “<em>Attacco al potere comunista – gli intrighi, le collusioni, gli omicidi di mafia utili alla sinistra</em>, di Gaetano Immé</h4>
<h4>Si trattò di un vero proprio fiume di denaro: Il procuratore di Mosca Stepankov aveva appurato che “il tesoro d Mosca era stato fatto affluire nella disponibilità del PCI attraverso canali finanziari già usati per il trasferimento di ‘aiuti ai partiti fratelli”.</h4>
<h4>In quale poteva essere l’unica struttura in grado di trasformare il fiume di denaro pagato in dollari in lire? Il fiume di denaro che ha sempre sostenuto il partito delle botteghe oscure, non nel senso che era il nome della via, ma nel senso letterale di traffici poco chiari era ottenuto vendendo panini e suonando pianole ai festival dell’Unità?</h4>
<h4>Secondo i tre magistrati, Falcone, Borsellino e Stepankov la struttura fu la mafia.</h4>
<h4>Fu avviata un’inchiesta da parte di Falcone Borsellino con la collaborazione del generale Mario Mori e del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri (ROS), inchiesta che riguardava i due partiti comunisti, sovietico e italiano, il mondo delle cooperative rosse, meno idillico e carino di quanto può sembrare, e la mafia.</h4>
<h4>Questo incredibile fiume di denaro sarebbe stato anche una causa della corruzione degli altri partiti italiani: per cercare di tener testa in una partita dove uno dei giocatori giocava sporco sono dovuti ricorrere a finanziamenti ripartiti leciti e illeciti e come sempre succede una quota sempre più alta di quel denaro è rimasta attaccata loro tasche.</h4>
<h4>Immè descrive molto bene il linciaggio morale cui fu sottoposto il giudice Falcone, spiega come dopo l’assassinio dei due magistrati di coloro che li accompagnavano i fascicoli sono stati archiviati: l’inchiesta è scomparsa. Falcone è morto, insieme alla sua sposa e alla sua scorta. Borsellino è morto insieme alla sua scorta. Il generale Mori non è stato ucciso ma è stato squalificato con un bizzarro processo.</h4>
<h4>L’inchiesta è scomparsa ed è scomparso anche il nome di Stepankov, che nei fiumi di ripugnante dolciastra retorica che hanno commemorato Falcone nessuno ha nominato.</h4>
<h4>Comprate il libro su Livatino, per riprendere coraggio e fede nella magistratura. Comprate il libro di Immè, fintanto che esiste ancora, compratelo in cartaceo perché a volte l’ebook possono farvelo sparire, compratelo perché ci sono nomi e cognomi, compratelo per ricordare quella terribile esplosione. Ricordatela oggi, che il pentito Brusca è uscito.</h4>
<p>San Rosario Livatino, prega per noi.</p>
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