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	<title>gianni bozzato. Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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	<title>gianni bozzato. Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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	<item>
		<title>Vir-Vacd-2021  di Gianni Bozzato.</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2021/03/02/vir-vacd-2021-di-gianni-bozzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 09:38:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[gianni bozzato.]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino pfizer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  e Riduzione della Popolazione Mondiale &#160; -di Gianni Bozzato-[1] Biologo &#38; Bioeticista     Premessa Vi sono limiti allo sviluppo della specie umana sulla Terra. Tra i principali: &#160; sfruttamento delle risorse minerali e di quelle energetiche non rinnovabili; aumento delle attivita’ industriali; aumento dell’inquinamento delle acque e dell’aria; aumento delle produzione degli alimenti; aumento della trasmissione delle malattie infettive e incurabili, &#160; e, segnatamente: &#160; aumento della popolazione umana. &#160; In questo articolo si prova soltanto ad immaginare come un unico Centro di Potere Mondiale (CPM), costituito da un ristretto gruppo di Grandi Proprietari Mondiali (Gpm) -tra i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2021/03/02/vir-vacd-2021-di-gianni-bozzato/">Vir-Vacd-2021  di Gianni Bozzato.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-3848 aligncenter" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-169x300.x55482.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-169x300.jpg 169w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-576x1024.jpg 576w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-768x1365.jpg 768w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-864x1536.jpg 864w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-1152x2048.jpg 1152w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-400x711.jpg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-338x600.jpg 338w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2021/03/Mia-Foto-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></p>
<p>e</p>
<p>Riduzione della Popolazione Mondiale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-di Gianni Bozzato-<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<p><u>Biologo</u> &amp; <a href="http://www.lacortedeiliberi.it/author/gianni-bozzato/">Bioeticist</a><u>a</u></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Vi sono limiti allo sviluppo della specie umana sulla Terra. Tra i principali:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>sfruttamento delle risorse minerali e di quelle energetiche non rinnovabili;</li>
<li>aumento delle attivita’ industriali;</li>
<li>aumento dell’inquinamento delle acque e dell’aria;</li>
<li>aumento delle produzione degli alimenti;</li>
<li>aumento della trasmissione delle malattie infettive e incurabili,</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>e, segnatamente:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>aumento della popolazione umana.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo articolo si prova <em>soltanto</em> ad <em>immaginare </em>come un <em>unico</em> Centro di Potere Mondiale (<strong>CPM</strong>), costituito da un ristretto gruppo di Grandi Proprietari Mondiali (<strong>Gpm</strong>) -tra i quali anche un religioso di elevatissimo rango-, potrebbe realizzare il controllo di questo ultimo limite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tra le numerose modalita’ possibili per controllare l’aumento e/o ridurre la popolazione mondiale, quale puo’ essere il Programma di interventi prescelto ed attuato dal <strong>CPM</strong>?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <em>Programma</em> individua un Paese asiatico dove un<em> immaginario</em> <strong>Virus</strong> inizia a diffondere una infezione dell’apparato respiratorio. A causa della decesso di alcuni pazienti, perche’ gia’ condannati alla pena di morte e/o intenzionalmente uccisi con una errata terapia (e i cui cadaveri sono subito cremati), si attribuisce al <strong>Virus</strong> una <em>immaginaria</em> elevata contagiosita’. Ad essa segue una <em>immaginaria</em> Pandemia che viene <em>immediatamente</em> diffusa <em>online.</em></p>
<p>L’infezione pandemica richiede la produzione di uno <em>specifico</em> <strong>Vaccino</strong> che agisce contro il <strong>Virus</strong> ma che, <em>contemporaneamente</em>, compromette la salute di alcuni pazienti sui quali viene iniettato e ne determina la morte nel medio e lungo termine.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong> Sigle e loro significato</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Vir-Vacd-2021 </strong>(v. il titolo)</p>
<p><em>Patologia </em>virale. E’ il <em>mezzo</em> sfruttato per avviare l’<em>esperimento</em> che mira a mettere in atto il <em>Programma</em> di comando-controllo-sfruttamento e di <em>riduzione</em> della popolazione del Pianeta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>            FaVirus</strong></p>
<p>Microentita’ virale <em>immaginaria</em>. Non e’ un <em>vero</em> <em>unico virus</em> ma e’ un <em>virtuale</em> <em>unico nome</em> attribuito a ciascuno dei numerosi e distinti virus (e/o altri microorganismi patogeni) che, in diversi Paesi della Terra, sono responsabili di un semplice raffreddore e/o l’influenza piu o meno grave, che diffondono <em>naturalmente</em> nelle popolazioni con modesti effetti epidemiologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ta-pon </strong></p>
<p><em>Dispositivo</em> costituito da 2 bastoncini con cotone che sono utilizzati per prelevare campioni di muco naso-faringeo. E’ prodotto da un <em>unico</em> ristretto gruppo di Case Farmaceutiche (<strong>CaFa</strong>) &#8211; tutte dipendenti di un <em>unica</em> Finanziaria, denominata <strong>GIMM</strong>, con a capo un <em>unico</em> proprietario che detiene la maggioranza delle azioni. Il <em>dispositivo</em> serve per eseguire il <strong>Test</strong> biochimico di ricerca del <strong>FaVirus</strong> e comprovare l’avvenuto contagio nel paziente sintomatico o asintomatico.</p>
<p>Anche se il <strong>Test</strong> e’ totalmente <em>inaffidabile</em>, perche’ riferito un virus <em>immaginario</em>, e i suoi risultati sono <em>inattendibili</em> in quanto <em>falsi</em> positivi e <em>falsi</em> negativi, il suo <em>esclusivo</em> uso e’ molto <em>utile</em> per comprovare l’alta contagiosita’ (?) del <strong>FaVirus</strong>.</p>
<p>Per avvalorare la <em>rapida</em> diffusione del contagio (?) e la reale esistenza della Pandemia (?), il <strong>Ta-pon</strong> viene <em>rapidamente </em>e <em>contemporaneamente</em> distribuito in numerosi Paesi della Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pandemia </strong></p>
<p>Infezione provocata da un agente microbico che diffonde nella popolazione di numerosi Paesi. L’<em>unico</em> <strong>FaVirus</strong>, l’<em>unico</em> <strong>Ta-pon</strong> e l’<em>unico</em> <strong>Test</strong> rendono ancora piu’ <em>rapida</em> la diffusione dell’infezione (?) e rendono necessaria (<em>obbligatoria</em>) l’<em>unica</em>  (?) terapia con l’<em>unico</em> (?) vaccino  <strong>VF</strong> (v. appena piu sotto) in grado di contrastare l’infezione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Vaccino</strong></p>
<p>Soluzione acquosa in flaconi di pochi ml. che contiene l’<em>antigene</em> (virus attenuato, proteina virale, varie nanoparticelle, mRNA (?), &#8230;). L’iniezione nel paziente, provoca la <em>naturale</em> reazione di difesa immunitaria. Cioe’, la produzione di <em>anticorpi</em> e/o di <em>cellule</em> del sangue “sensibili” che inattivano l’antigene virale e arrestano l’infezione. Alcune cellule del paziente mantengono la “memoria” (per un certo tempo o anche per tutta la vita) della reazione di difesa immunitaria contro una eventuale ri-infezione del medesimo virus.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="2">
<li><strong> Vaccinazione della popolazione</strong></li>
</ol>
<p><strong>                   </strong></p>
<ol>
<li>Nome del vaccino prodotto da una <em>unica</em> Casa Farmaceutica (<strong>CaFa</strong>) ma, con un nome diverso, da piu’ di una, tutte facenti capo alla <strong>GIMM</strong>.</li>
</ol>
<p>Considerato che l’<em>elevato</em> numero di flaconi deve corrispondere ad un <em>elevato</em> numero di soggetti a cui e’ destinato, il vaccino offre un <em>elevato</em> profitto economico alla (alle) <strong>CaFa</strong>. Un profitto che e’ <em>enorme </em>se del vaccino esistono le seguenti due diverse composizioni:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>VF-a</strong>. Acqua, con disciolti anioni-cationi, contaminata da nano particelle inerti e prive di tossicita’ ed effetti collaterali;</li>
<li><strong>VF-b.</strong> Acqua, con disciolti anioni-cationi + particolato cellulare, molecole mRNA geneticamente modificate (?), microparticelle altamente tossiche e <em>micidiali</em>, reattive nel medio e lungo termine.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Efficacia di immunizzazione: 95%.</strong> Significa che il vaccino non garantisce la risposta immunitaria a 5% dei pazienti vaccinati. Questa percentuale e’ <em>utilissima </em>perche’:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>giustifica</em> la <strong>CaFa</strong> della <em>possibilita’</em> di un decorso grave della infezione con decesso del paziente vaccinato (con<strong> VF-b</strong>!);</li>
<li><em>solleva</em> la <strong>CaFa</strong> da ogni <em>responsabilita’</em> (e <em>accusa</em>) in caso di decesso del paziente vaccinato (con <strong>VF-b</strong>!).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Temperatura di conservazione: -80 gradi C</strong>. Anche questa <em>precisa</em> temperatura e’ <em>utilissima</em> perche’, qualora non mantenuta dal momento della consegna del vaccino <strong>VF  </strong>al momento dell’uso terapeutico:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>giustifica</em> la <strong>CaFa</strong> verso la <em>possibilita’</em> di inefficacia del vaccino <strong>VF</strong> e decorso grave della infezione con decesso del paziente vaccinato (con <strong>VF-b</strong>!);</li>
<li><em>solleva</em> la <strong>CaFa </strong>da ogni <em>responsabilita’</em> (e <em>accusa</em>) in caso di decesso del paziente vaccinato (con <strong>VF-b</strong>!).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quale e’ il significato di 95%? </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>95 e’ la stessa e identica percentuale di popolazione che in ogni Paese viene contagiata <em>normalmente</em> con la sola diffusione <em>naturale</em> di ciascun virus e che si immunizza e guarisce<em> naturalmente</em> contro di esso. Percio’:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>anche senza ricorrere al vaccino <strong>VF</strong>;</li>
<li>ricorrendo al vaccino <strong>VF </strong>ma dei flaconi <strong>VF-a</strong> (Acqua con disciolti anioni-cationi, contaminata da nano particelle inerti e prive di tossicita’ ed effetti collaterali ) (vedi avanti).</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Quale e’ il significato di -80 gradi C</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>80 indica una bassa temperatura che richiede strumentazioni adeguate. Ma potrebbe essere anche 50, 90 o 110 e non c’e’ alcuna grande differenza ai fini della stabilizzazione delle molecole o nanoparticelle presenti nel vaccino <strong>VF</strong>.</p>
<p>Invece, essa e’ <em>utilissima</em> perche’ rende “precisa”, preziosa”, “complessa” e molto “onerosa” la produzione del vaccino <strong>VF</strong> e, segnatamente, molto <em>vincolanti</em> le condizioni di conservazione e del suo trasporto nei vari Paesi.</p>
<p>Peraltro, e’ <em>vincolante</em>, anche se e’ una temperatura <em>inutile</em> e non <em>necessaria</em> per la composizione del vaccino <strong>VF-a</strong> (Acqua &#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong> Esperimenti di Vaccinazione Possibili in Africa</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Africa e’ endemica piu’ di una malattia infettiva. C’e’ la contemporanea presenza di piu’ malattie causate da agenti infettivi diversi (che contagiano anche un medesimo paziente).</p>
<p>Sono malattie da attribuire a molte concause: scarsa igiene, contaminazione dell’acqua e degli alimenti, insufficiente nutrizione, trasmissione all’uomo di parassiti animali, ecc.</p>
<p>L’Africa e’ un “Laboratorio naturale” a disposizione del <strong>CPM</strong> e molto <em>utile</em> per condurre esperimenti ad alto rischio per i pazienti.</p>
<p>Per attuare il suo <em>Programma,</em> il <strong>CPM</strong> sostiene <em>online</em> e diffonde nei <em>media</em>, la maggior parte dei quali e’ sotto il suo controllo, la notizia che:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>e’ in atto una PANDEMIA molto grave (?),</li>
<li>e’ provocata da un <em>unico</em> virus (?), molto virulento e contagioso (il <strong>FaVirus!</strong>),</li>
<li><em>puo’</em> essere curata (si <em>deve</em> curare!) <em>esclusivamente </em>(?) con il vaccino <strong>VF</strong> (che ha la stessa e identica composizione anche se le Case Farmaceutiche sono diverse).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(A) Esempio di esperimento,</strong> <strong><em>SOLO</em></strong> <strong><em>immaginario</em></strong>, <strong>di vaccinazione</strong> di 100 bambini negri:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A 50 bambini si inietta il placebo (solo acqua) = non malattia, non effetti collaterali.</p>
<p>50 bambini vivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A 50 bambini si inietta il vaccino dei flaconi <strong>VF-b</strong> (tossico-micidiale) = malattia+effetti collaterali gravi. 50 bambini deceduti nel medio o lungo termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RISULTATI: il vaccino dei flaconi <strong>VF-b</strong> provoca la morte di 50 bambini su 50.</p>
<p>E’ letale al 100 %.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(B) Esempio di esperimento, <em>falsificato</em></strong>, <strong>di vaccinazione </strong>di 200 bambini negri:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A 100 bambini si inietta il vaccino dei flaconi <strong>VF-a</strong>  = non malattia, non effetti collaterali.</p>
<p>100 bambini vivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A 90 bambini si inietta il vaccino dei flaconi <strong>VF-a</strong> = non malattia, non effetti collaterali.</p>
<p>90 bambini vivi.</p>
<p>A 10 bambini si inietta il vaccino dei flaconi <strong>VF-b</strong> (tossico-micidiale).</p>
<p>10 bambini deceduti nel medio o lungo termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RISULTATI: il vaccino <strong>VF</strong> provoca (<em>falsamente</em>) soltanto la morte di 10 bambini su 200.</p>
<p>E’ letale al 5 %.</p>
<p>Dunque, e’ efficace al 95%, come <em>ufficialmente</em> dichiarato e <em>onestamente</em> ammesso dalla <strong>CaFa</strong>, gestita dalla Finanziaria <strong>GIMM</strong>.</p>
<p>E’ la stessa e identica % di contagio con la sola diffusione <em>naturale</em> del virus!</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li><strong> Vaccinazione della popolazione dei Paesi con Pandemia</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>(C) Esempio di REALE VACCINAZIONE </strong>con vaccino<strong> VF </strong>contro l’infezione da <strong>FaVirus. </strong>Una infezione annunciata (<em>falsamente</em>) come molto grave e contagiosa (Pandemica) e tale da tollerare <em>anche</em> la morte di una piccola % di pazienti vaccinati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si vaccinano 10,000 persone:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>9,500 persone ricevono il vaccino dei flaconi <strong>VF-a</strong>. Nessuno o solo pochi decessi di persone perche’ gia’ molto malate e/o anziane, come accade per l’influenza di ogni inverno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>500 ricevono il vaccino dei flaconi <strong>VF-b</strong> (tossico-micidiale) = fino a 500 decessi a distanza temporale variabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RISULTATI: Nel lungo termine, il vaccino <strong>VF</strong> provoca 500 decessi su 10,000 persone.</p>
<p>E’ letale SOLTANTO al 5 %. E’ efficace al 95%. Esattamente come <em>ufficialmente</em> dichiarato e <em>onestamente</em> ammesso dalla <strong>CaFa</strong>, gestita dalla Finanziaria <strong>GIMM</strong>!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Assegnazione della causa di morte: non al vaccino VF ma al FaVirus.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="5">
<li><strong> Considerazioni e conclusione</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con l’esempio <strong>(C)</strong> di cui sopra, il <strong>CPM</strong>, costituito dai <strong>Gpm</strong> e finanziato da <strong>GIMM</strong>, puo’ ridurre la popolazione mondiale del 5%. Ma se si vaccinano numerose popolazioni di diversi Paesi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>piu’ volte con lo stesso vaccino <strong>VF</strong>;</li>
<li>in tempi successivi, con altri vaccini <strong>VF</strong> per <em>mutanti</em> del <strong>FaVirus</strong>;</li>
<li>con altri vaccini <strong>VF</strong> per altri virus molto contagiosi e prodotti in laboratorio e diffusi in tempi piu’ opportuni e con modalita’ prestabilite dal CPM,</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>si puo’ avviare un circolo vizioso senza fine e ridurre la popolazione di altri 5%&#8230; di altri 5%&#8230; E, cosi’ di seguito, fino a 20%, 30%, 40%, &#8230;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>Come realizzare la riduzione % della popolazione?</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ sufficiente mantenere in ogni scatolone da trasportare alle varie destinazioni dei diversi Paesi, il rapporto 9 a 1, rispettivamente dei flaconi vaccino <strong>VF-a</strong> (solo placebo-acqua) e dei flaconi vaccino <strong>VF-b</strong> (tossico-micidiale) e distribuire i flaconi a caso in ogni scatolone.</p>
<p>Un eventuale controllo analitico (fisico-chimico-microscopico-biologico) di alcuni flaconi dara’ risultati in larga percentuale in accordo con la composizione dichiarata dalla CaFa con rari casi incerti che saranno comunque accettati per inevitabili errori di precisione delle analisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RISULTATI: nel medio e lungo termine muoiono tanti vaccinati quanti sono i flaconi che contengono vaccino <strong>VF-b</strong> (tossico-micidiale).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La causa di morte non e’ attribuita al vaccino VF ma unicamente al FaVirus.  </strong></p>
<p>Oppure, puo’ essere attribuita:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>alla <em>vaccinazione</em>. Ma resa inefficace solo perche e’ stata eseguita <em>in ritardo</em> rispetto alla gravita’ dello stato di salute del paziente.</li>
<li>alla <em>mancata</em> conservazione del vaccino <strong>VF </strong>alla <em>precisa</em> temperatura di -80 gradi C.</li>
<li>al 5% di <em>inefficienza</em> del vaccino <strong>VF</strong>, <em>ufficialmente</em> dichiarata e <em>onestamente</em> ammessa dalla <strong>CaFa</strong>.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>E, come ulteriore possibilita’ a <em>vantaggio</em> della <strong>CaFa</strong>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>A sconosciuti <em>difetti genetici</em> oppure a geni difettosi (DNA) del paziente vaccinato, soprattutto se in giovane eta’.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In ogni caso, non c’e’ alcuna responsabilita’ della <strong>CaFa</strong> facente capo alla Finanziaria</p>
<p><strong>GIMM</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>Come procedere per effettuare la vaccinazione di massa?</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da realizzare in due fasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>Inizialmente la vaccinazione e’ solo volontaria ed e’ accettata da quella parte di popolazione che crede alla (<em>falsa</em>) informazione allarmistica, diffusa <em>online</em> e dai <em>mass media</em>, e ha paura dell’infezione. Questa parte e’ la piu’ remissiva ed e’ preferita dai <strong>Gpm,</strong> perche’ e’ docile e pronta a seguire il <em>Programma</em> del <strong>CPM</strong>. Essa riceve il vaccino <strong>VF-a</strong> (solo acqua&#8230;) e solo un esiguo numero di flaconi di vaccino <strong>VF-b</strong> (tossico micidiale). Percio’, non ci sono casi con effetti collaterali negativi e solo pochi decessi di pazienti, attribuibili allo stato di salute gia’ compromesso per altre patologie.</li>
</ol>
<p>Questo e’ il “premio” concesso da <strong>Gpm</strong> ai primi volontari perche’ dimostrano di essere i piu’ obbedienti – e, cosi, anche in futuro &#8211; agli ordini del <strong>CPM</strong> (impegnato a realizzare il <em>Programma</em> di riduzione dela popolazione mondiale per il bene di tutti coloro che non vengono eliminati).</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>Successivamente la vaccinazione e’ obbligatoria e coinvolge quella parte della popolazione piu informata e culturalmente piu’ evoluta che hs capito che il FaVirus, il Ta-pon, la Pandemia, il Vaccino sono un grande inganno sanitario e mediatico e si oppone al <em>Programma</em> stabilito dal <strong>CPM</strong>. Questa parte subisce il vaccino <strong>VF-a</strong> e anche il vaccino <strong>VF-b</strong>. Il decesso dei pazienti e’ la eliminazione da essi “meritata” per punizione, perche’ rifiutano di ubbidire agli ordini del <strong>CPM</strong>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <em>immaginaria</em> Pandemia non finisce presto ma dopo molti anni perche’ il <strong>CPM</strong>, con una azione coordinata dei <em>mass media</em>, puo’ diffondere altri <em>immaginari</em> <em>mutanti</em> <strong>FaVirus</strong> oppure altri virus patogeni (anche utilizzando i dispositivi <strong>Ta-pon</strong> e infettati essi stessi da virus micidiali), gia’ preparati in laboratori segreti di qualche Paese asiatico e pronti per essere usati come armi biologiche.</p>
<p>Le ripetute <em>ondate</em> di contagio e le successive <em>immaginarie</em> o <em>vere</em> Pandemie finiscono (se finiscono!) soltanto quando, come prestabilito nel <em>Programma</em> del <strong>CPM</strong>, la popolazione del Pianeta e’ ridotta del 40 &#8211; 50%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ultima revisione dell’articolo: 16 Gennaio 2021</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>G. Bozzato e’ Dottore in Scienze Biologiche (Universita’ di Padova) e Master in Bioetica (Istituto Pontificio GP-II, PUL di Roma). Per contatti: gnni.boz@gmail.com</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2021/03/02/vir-vacd-2021-di-gianni-bozzato/">Vir-Vacd-2021  di Gianni Bozzato.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scienza della Vita e Utero in affitto</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2020/01/14/scienza-della-vita-e-utero-in-affitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2020 16:36:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[gianni bozzato.]]></category>
		<category><![CDATA[utero in affitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; https://www.youtube.com/channel/UCJLu0tIgFC-i-UiOxuUOKmA &#160; di Gianni Bozzato Biologist &#38; Bioethicist &#160; Per comprendere la implicazioni, sociali ed etiche della riproduzione umana quando e’ delegata da una donna “cliente’, madre genetica, ad un’altra donna, madre uterina, e’ necessario conoscere alcuni nozioni di Biologia e segnatamente di Genetica. E, piu precisamente, capire come funziona il DNA. L&#8217;interazione, l&#8217;espressione differenziale e l&#8217;eterocronia dei geni. &#160; Molti esseri viventi, anche se appartenenti alle specie più diverse, possiedono nel loro DNA geni identici o molto simili, i quali spesso si raggruppano e si dispongano nel medesimo ordine lungo i filamenti dei loro cromosomi (sintenia). Tutti [&#8230;]</p>
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<p><a href="https://www.youtube.com/channel/UCJLu0tIgFC-i-UiOxuUOKmA">https://www.youtube.com/channel/UCJLu0tIgFC-i-UiOxuUOKmA</a></p>
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<p>di Gianni Bozzato</p>
<p><a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1080/20508549.2007.11877814?journalCode=lqra">Biologist</a> &amp; <a href="http://www.lacortedeiliberi.it/author/gianni-bozzato/">Bioethicist</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per comprendere la implicazioni, sociali ed etiche della riproduzione umana quando e’ delegata da una donna “cliente’, <em>madre genetica</em>, ad un’altra donna, <em>madre uterina</em>, e’ necessario conoscere alcuni nozioni di Biologia e segnatamente di Genetica. E, piu precisamente, capire come funziona il DNA.</p>
<ol>
<li><strong> L&#8217;<em>interazione</em>, l&#8217;<em>espressione differenziale </em>e l&#8217;<em>eterocronia</em> dei geni.</strong></li>
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<p>Molti esseri viventi, anche se appartenenti alle specie più diverse, possiedono nel loro DNA geni identici o molto simili, i quali spesso si raggruppano e si dispongano nel medesimo ordine lungo i filamenti dei loro cromosomi (<em>sintenia</em>).</p>
<p>Tutti i mammiferi possiedono un DNA molto simile (medesima <em>invarianza genetica</em>) che è ancor piu simile tra gli individui appartenenti alla stessa specie. Nella specie umana, la somiglianza genetica tra gli individui risulta essere molto elevata e le differenze individuali del loro DNA si evidenziano soprattutto in suoi determinati tratti <em>non</em> <em>codificanti</em>. Questi tratti sono &#8220;silenti&#8221; e contengono geni inattivi – che non producono-sintetizzano-esprimono le proteine &#8211; e che tutti insieme costituiscano il 95-98% della intera molecola. Sono i cosiddetti <em>pseudogeni</em> e sono intercalati da brevi sequenze di <em>basi</em> che si ripetono anche innumerevoli volte (sequenze <em>ripetitive</em>). Essi possono “assorbire” mutazioni, e costituire una riserva di variabilità (materiale di magazzino e di ricambio).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BOCCHI G., CERUTI M., <em>Origine di storie</em> Mi: Feltrinelli, 1993: 194: “Nel nucleo cellulare, sequenze di DNA <em>identiche</em> sono ripetute centinaia o migliaia di volte, spesso disperse fra i cromosomi… . Probabilmente negli organismi superiori, nessuna sequenza di Dna, nessun gene, ha una singola copia. Il Dna supplementare non ha alcuna funzione apparente: scherzosamente lo si chiama anche <em>junk</em> Dna, “ciarpame”, materiale di scarto….“</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il differente aspetto fisico (la diversità <em>fenotipica</em>) tra gli individui umani, dipende, pertanto, fin dall&#8217;inizio dello loro sviluppo embrionale:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>dal loro diverso corredo di geni &#8220;attivi&#8221;, che &#8211; come appena indicato &#8211; rappresentano soltanto il 2-5 % dell&#8217;intera molecola del DNA e nella quale uno stesso gene può possedere una struttura (sequenza di basi) solo leggermente diversa da individuo a individuo (<em>allelia</em> multipla);</li>
<li>dalla diversa modalità con cui i geni, interagiscono con i loro prodotti attivi (<em>interazione genica</em>);</li>
<li>dal diverso tasso (intensita’) con cui i gruppi di geni sintetizzano il loro prodotto attivo nei vari momenti e nei diversi distretti cellulari (<em>espressione differenziale</em> e <em>sequenziale</em>);</li>
<li>dalla diversa modalità temporale (inizio, ritmo e durata) di espressione dei diversi geni (<em>eterocronia</em>).</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Soprattutto durante lo sviluppo dell&#8217;embrione umano, l&#8217;espressione dei geni in ciascuna sua cellula viene influenzata dall&#8217;interazione non-lineare dei geni del DNA con il suo ambiente molecolare nucleare e citoplasmatico e con l&#8217;ambiente intercellulare embrionale, nonché, piu indirettamente, con quello “<em>esterno</em>” placentare-uterino materno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>WOLPERT L., <em>Il trionfo dell&#8217;embrione</em>, Londra: Sperling &amp; Kupfer Editori, 1993: 102 (103): &#8220;Vi è, in realtà, una complicata rete di interazione fra geni, in cui il prodotto di un gene controlla l&#8217;attività di altri, che comporta un&#8217;intima relazione tra il nucleo e il citoplasma, in quanto sono dei segnali citoplasmatici ad avere un ruolo fondamentale nella trascrizione e perciò a determinare l&#8217;attivazione o la non attivazione dei geni.&#8221; Vedi anche MAYR E., <em>Il modello biologico</em>, McGraw-Hill, 1997: 137-139.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contrariamente a quanto avviene negli uccelli, che covano l’uovo fecondato all’esterno del loro corpo, nell’uomo invece l’oocita fecondato (lo zigote) rimane all’interno del corpo della madre e percio’ e’ avvolto da un “ambiente” che e’ <em>vivente</em> e del tutto singolare. Lo zigote, fin dal primo istante del suo sviluppo, stabilisce con la madre un dialogo incrociato (<em>cross-talk</em>). Prima, attraverso i suoi “fluidi” tubarici ed uterini e poi, attraverso il cordone ombelicale, con quelli della placenta. E’ un dialogo tra un organismo appena costituitosi, in continua crescita e sviluppo, e un individuo completamente sviluppato. Nei mammiferi, dunque, il DNA dello zigote dispone anche di un &#8220;albume&#8221; <em>vivente</em> il quale è “aperto” all’interazione con l’ambiente piu esterno (fisico, mentale, sociale culturale). Un “ambiente” che contiene perciò una informazione enorme e neppure confrontabile con quella contenuta nell’“albume”, non vivente e “chiuso” in un guscio calcareo, degli uccelli. L'&#8221;ambiente&#8221; nel quale ogni molecola di DNA si trova immersa, perciò, è continuamente e progressivamente variabile in quanto non è costituito unicamente dalla attività combinatoria e dai circuiti di retroazione degli innumerevoli prodotti di espressione dei geni dell’embrione (le proteine e loro derivati) ma, direttamente e/o indirettamente da tutte le altre biomolecole provenienti e presenti nell’ambiente corporeo materno.</p>
<p>L&#8217;<em>interazione</em>, l&#8217;<em>espressione differenziale </em>e l&#8217;<em>eterocronia</em> dei geni in interazione con l’ambiente materno conferiscono al DNA dell’embrione una notevole <em>plasticità </em>funzionale, per cui può accadere che gli stessi identici geni, seppur appartenenti a genomi individuali identici (<em>gemelli</em> <em>monozigotici</em>) o a genomi individuali molto simili (<em>fratelli</em>) o, addirittura, appartenenti a genomi individuali molto diversi tra loro, possono manifestare nell’embrione, a seconda del suo proprio ambiente di sviluppo e di quello di gestazione (a seconda dello stato di salute della madre) &#8211; e, oggi, anche a seconda di quale sia la donna incaricata ad “affittare il suo utero” e a “surrogare” la gravidanza! &#8211; sia effetti fenotipici identici o molto simili, e comunque comparabili tra loro, sia effetti fenotipici diversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Effetti che dipendono, quindi, proprio dalle particolari e mutevoli modalità di<em> interazione</em> dei geni, di <em>espressione</em> dei loro prodotti e dei diversi <em>tempi</em> e tessuti nei quali essi si esprimono, nella loro <em>interazione</em> con l&#8217;ambiente materno</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso, molto frequente, di individui diversi, ma nel cui DNA vi sono numerosi geni identici, come capita per due fratelli in due diverse gravidanze, il loro differente aspetto potrebbe dipendere, allora, non tanto dalla singolare diversità originaria dei loro genomi, quanto o soprattutto da una diversa<em> interazione</em>, <em>eterocronia </em>ed <em>espressione differenziale </em>dei loro geni, seppur identici o molto simili, in rapporto alla diversità &#8211; nel tempo &#8211; dell’ambiente (l’<em>unica</em> madre, ma fisiologicamente <em>diversa</em> nei vari periodi della sua vita) in cui avviene ogni distinta gravidanza<em>.</em></p>
<p>Potrebbe dipendere, cioè, per i moltissimi geni identici che essi possiedono nel loro DNA, anche o unicamente, dalla variabilità dei tempi di attivazione e di durata, dell&#8217;intensità dei ritmi espressivi, nonché dalla singolare sincronia/sinergia che si viene a stabilire tra i prodotti molecolari di tali loro geni e tutte le altre molecole presenti nell’“ambiente”. In definitiva, potrebbe dipendere anche o soprattutto, dalla singolare interazione non-lineare tra il DNA dell’embrione e il DNA della madre che lo porta in grembo in quella specifica gravidanza.</p>
<p>Considerato che, alla formazione del DNA dello zigote, ciascun genitore concorre con i propri geni per il 50%, la forte somiglianza dei &#8220;caratteri&#8221; fisiologici, anatomici o &#8220;mentali&#8221; che talvolta si riscontra tra un figlio e uno soltanto dei genitori, potrebbe dipendere, non solo da una loro maggiore somiglianza genetica, ma da una maggiore o minore suscettibilità dei geni di un figlio &#8211; identici o diversi che siano, rispetto a quelli di un altro &#8211; a subire, l&#8217;attivazione o l&#8217;inattivazione da parte degli stimoli molecolari, soprattutto ormonali che, segnatamente nelle fasi iniziali del periodo di gravidanza, sono particolarmente intensi e massivamente presenti nell&#8217;ambiente placentare-uterino materno (v. BERG P., SINGER M., <em>A tu </em>per<em> tu con i geni</em>, Bologna, Zanichelli, 1995, pp. 72, 76, 218.).</p>
<p>Il singolare &#8220;ambiente&#8221; materno, che viene a contatto con il <em>suo</em> <em>proprio</em> embrione potrebbe, allora, anche se solo indirettamente, <em>selezionare</em> e <em>modulare</em>, con modalità singolari e irrepetibili, l<em>&#8216;organizzazione</em> (lo <em>schema</em> di<em> espressione genica</em>) dei loro DNA. (WOLPERT L. op. cit. p.228; CERUTI M. op. cit. p. 46). Per cui, più in generale, la principale fonte di diversità dei &#8220;caratteri&#8221; fenotipici tra gli individui appartenenti alla stessa specie potrebbe essere non soltanto <em>genetica</em> ma anche <em>epigenetica</em>. Cioe’, dovuta, non solo (o unicamente) alla diversità dei loro genomi (dell’<em>ordine </em>del DNA di ciascuno), ma anche (o soprattutto) alla specifica e singolare, unica ed irripetibile, modalità di espressione dei loro geni identici (l’<em>organizzazione</em> del DNA) la quale si concretizza, solo durante la gravidanza, nell&#8217;interazione tra il DNA dell&#8217;embrione e quello della madre. (WOLPERT L. op. cit. p.13; NOBLE The Music of<em> Life, Biology Beyond Genes</em>, Oxford University Press, 2006, p. 48-49)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una<em> organizzazione ricorsiva </em>che si auto-organizza e si complessifica in strutture ordinate nel tempo e nello spazio e che, ovviamente, è diversa, unica ed irripetibile per ogni individuo umano fin dall’inizio del suo sviluppo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; noto, infatti, che, durante l&#8217;embriogenesi, l&#8217;ambiente molecolare placentare-uterino materno, con i suoi &#8220;rumori&#8221; e con le sue &#8220;ritmiche coerenze&#8221;, è in grado di apportare nell&#8217;embrione un &#8220;disturbo selettivo&#8221; e una &#8220;melodia istruttiva&#8221;, che risultano entrambi indispensabili e determinanti per il suo regolare sviluppo. “Rumori” e “ritmiche coerenze” che sono in grado di modulare l&#8217;espressione genica e di produrre, sia nell&#8217;embrione che nella madre, effetti &#8220;in-formati e costruttivi&#8221;. (WOLPERT L.  op. cit. p. 60)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ed è questa la ragione per cui lo sviluppo <em>in vitro</em> dell’embrione umano si arresta, quasi subito e inevitabilmente, già alle sue prime fasi. In quanto e proprio perché, senza le modificazioni dell&#8217;embrione non ci sono le modificazioni della madre, e senza le modificazioni della madre non ci sono le modificazioni dell&#8217;embrione. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BOZZATO G. <em>Dal DNA all’Intelligenza</em> (il saggio e’ stato inviato in luglio 2019 al Prof. Vittorino Andreoli, per ricevere il suo autorevole parere e consiglio. Ma, sara’ di prossima publicazione su Amazon): “Spesso i media danno notizia di ricercatori impegnati nella <em>clonazione terapeutica</em> di embrioni umani per <em>nucleo transfer</em> al fine di ottenere linee di cellule per innesti omologhi. Gli stessi ricercatori affermano di aver interrotto lo sviluppo <em>in vitro</em> di tali embrioni per motivi etici che essi “sentono” il dovere di rispettare. Invece e più semplicemente, è lo sviluppo dell’embrione che, se avviato, si è subito bloccato a causa della assenza dell’“ambiente” assolutamente essenziale per il proseguimento dello sviluppo che è rappresentato dalla madre. Un “ambiente” quello della madre durante la gravidanza la cui “perfetta complessità” è assolutamente irriproducibile <em>in vitro</em> (in coltura, in laboratorio)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Percio’, nel caso dell’“utero in affitto”:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>uno zigote, senza il <em>dialogo</em> con la <em>sua</em><em>vera</em> madre, non si potrà mai trasformare nel <em>suo</em><em>vero</em> bambino e una donna “surrogata”, senza il <em>dialogo</em> con il <em>suo</em><em>proprio</em> zigote, non si potrà mai trasformare nella <em>sua</em> vera madre.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>uno zigote “confezionato” dalla donna “<em>cliente</em>” e innestato nell’utero di una donna “<em>madre surrogata</em>”, poiche’, pur senza riconoscerne il DNA, deve dialogare &#8211; se riesce a dialogare! &#8211; con questa per l’intero periodo della gravidanza, non sara’ mai completamente il bambino ne della “<em>madre genetica</em>” ne della “<em>madre surrogata</em>”.</strong></p>
<p><strong>Alla nascita, il bambino avra’ due madri, ma nessuna delle due madri sara’ la <em>sua vera e propria</em> madre. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ambiente molecolare placentare-uterino materno si sovrappone e si integra <strong>(</strong>CERUTI M., <em>La danza che</em> <em>crea</em>-Feltrinelli, 1989, pp. 99, 100, 103) dunque, con un fine intreccio di complessi ritmi ormonali, neurormonali e di &#8220;messaggeri&#8221; oligopeptidici, che investono a ondate l&#8217;embrione e il DNA di ciascuna delle sue cellule, alla rete di regolazioni geniche di quest&#8217;ultimo, fino ad innescare, attivare, disattivare, coordinare (cioè, <em>regolare</em>) in entrambi, l&#8217;espressione dei loro geni, con modalità del tutto singolari ed irripetibili e con conseguenze variabili e non-lineari. Conseguenze, tuttavia, che incidono sensibilmente sui &#8220;caratteri&#8221; fenotipici del nascituro e sul suo futuro aspetto e&#8230; <em>anche</em> sulla sua <strong>Forma</strong> <em>mentale</em>.</p>
<p>I &#8220;caratteri&#8221; di un bambino alla nascita, allora, non sono soltanto la semplice traduzione del c.d. &#8220;programma genetico&#8221;, che si ritiene già completamente <em>fissato</em> a priori come <em>un datum</em> nel genoma e in distinti geni del DNA dello zigote. Tali “caratteri” non sono, cioè &#8211; come più spesso si crede -, soltanto la semplice e diretta espressione-manifestazione di quel nuovo <em>sistema </em>completamente deterministico, unico ed irripetibile, organizzativamente <em>chiuso </em>e autonomo, rappresentato da quella molecola in attivita’ all’interno dello zigote.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BOZZATO G. <em>Dal DNA all’Intelligenza</em>: “I caratteri più espressivi e distintivi, di<em> specie, </em>di ogni organismo vivente non sono codificati come tali nella<em> struttura </em>del suo DNA, ma essi emergono, <em>come se</em> fossero “codificati”, soltanto nell&#8217;<em>organizzazione</em> dell&#8217;espressione genica del suo DNA. Emergono, cioè, nel vortice costituito dal vortice della <em>interazione, espressione differenziale</em> ed <em>eterocronia</em> dei geni con l’“ambiente”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E, non sono nemmeno la diretta espressione di quel nuovo <em>sistema </em>completamente deterministico, unico ed irripetibile, organizzativamente <em>chiuso </em>e autonomo, rappresentato da quello stesso zigote. Ma, sono l&#8217;espressione di un altro nuovo <em>sistema duale</em>, essenzialmente indeterministico perché è organizzativamente <em>aperto</em> (secondo la definizione data da E. Mayr (v JACOB F., <em>Il gioco dei possibili</em>, Mi: Mondadori, 1983: 105) rappresentato proprio dallo zigote/madre. Un <em>sistema</em> che ingloba i due precedenti e che si costituisce fin dall&#8217;inizio della gestazione nell&#8217;interazione tra il DNA dello zigote &#8211; che rappresenterebbe le <em>condizioni iniziali &#8211; </em>e l'&#8221;ambiente&#8221;, segnatamente della madre, col suo DNA &#8211; che rappresenterebbe le <em>condizioni al contorno </em>-.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ogni bambino, allora, è unico e irripetibile, sia per il suo unico e irripetibile DNA sia per il suo unico e irripetibile &#8220;ambiente&#8221; di sviluppo gestazionale. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le perturbazioni e le informazioni provenienti dall'&#8221;ambiente&#8221; materno durante la gravidanza, oltre che essere necessarie per consentire lo svolgersi e per definire (generare!) il c.d. &#8220;programma genetico&#8221; dell&#8217;individuo umano, sono altresì sufficienti, entro i vincoli che sono imposti dalle caratteristiche individuale e di specie del suo DNA, a far divergere entro i &#8220;limiti del possibile&#8221; (F. Jacob), (V. CERUTI M. op. cit. p. 47, 111.) le possibili traiettorie sulle quali può realizzarsi il suo autonomo sviluppo. (MAYR E., <em>Evoluzione e varietà</em> <em>dei viventi</em>&#8211; Einaudi, 1983, pp. 191, 222.). La complessa organizzazione di ogni embrione, infatti, si <em>genera</em> <em>in</em> e <em>deriva da</em> quella singolare interazione tra il DNA e l’&#8221;ambiente&#8221;. (WOLPERT L. op. cit.  p.185-186).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;individuo umano, dunque, non è già tutto &#8220;programmato&#8221;, &#8220;progettato&#8221; o &#8220;memorizzato&#8221;, fin dalla fecondazione, nella molecola di DNA dello zigote, ma è anche il prodotto della interazione, non-lineare, ricorsiva, dinamica, &#8220;intrecciata&#8221;, &#8220;complessa&#8221; ed evolutiva di molteplici livelli inclusivi di aggregazione della materia e relative molteplici emergenze, che, fin dall&#8217;inizio dello sviluppo embrionale &#8211; fin dallo zigote -, si concatenano e si auoto-organizzano progressivamente tra loro, &#8220;assimilando&#8221;  in parte anche i livelli organizzativi dell'&#8221;ambiente&#8221; materno</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong><em>Il DNA dell’embrione e il DNA della madre</em></strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>Forma</strong> <em>biologica</em> definitiva di ogni individuo umano, pertanto, è anche il risultato di una complessa <em>organizzazione</em> di <em>organizzazioni</em>, di <em>organizzazioni</em> di <em>organizzazioni</em>, di&#8230; <em>organizzazioni</em> che si sono via, via <em>auto-organizzate</em> <em>esclusivamente</em> nel corso del suo sviluppo embrionale.</p>
<p>Poiché ogni individuo umano è l&#8217;espressione di un&#8217;auto-organizzazione <em>aperta</em> e <em>evolutiva </em>del suo DNA in interazione con l'&#8221;ambiente&#8221;, risulta ancor più evidente che il c.d. &#8220;programma genetico&#8221; è un &#8220;programma&#8221; che, seppur inizialmente vincolato e condizionato dall’<em>ordine</em> (<em>strutturale</em> individuale e di specie) del DNA, si autoprogramma continuamente. E le cui regole combinatorie di costruzione dallo zigote all&#8217;embrione pluricellulare, dall’embrione pluricellulare al feto e fino a determinare la forma anatomica definitiva dell&#8217;individuo umano, sono regole di regole, di regole di regole, di… di un &#8220;programma&#8221; di continue progressive regolazioni geniche che mutano continuamente e progressivamente. Tali regole di regole, di…, si generano <em>ex novo</em> e soltanto nella unità dialogica in sviluppo che è rappresentata dal sistema zigote-embrione/madre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AGENO M., <em>Dal non vivente al vivente, </em>Theoria, 1991: 296: &#8220;L&#8217;unica possibilità di uscita da questa contraddizione consiste nello scalare nel tempo l&#8217;esecuzione del programma. E&#8217; di fatto il programma materno quello che assicura e regola la realizzazione, già nella cellula madre, delle condizioni iniziali necessarie perché il programma della cellula figlia possa incominciare ad essere letto.&#8221;. &#8220;&#8230; &#8220;&#8230; ci sono indicazioni che la natura trasforma i segnali del DNA in un modo incredibilmente elegante; come se potesse solo suggerire il tema della traccia musicale, ma affida all&#8217;attrezzatura, cioè all&#8217;organismo in via di sviluppo, il compito di svolgere tale tema. Pertanto, è problematico affermare che il DNA contiene un&#8217;informazione definita, perché tutto dipende dall&#8217;ambiente in cui il DNA (o RNA) &#8220;svolge&#8221; il suo tema&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>HAKEN H. <em>Sinergetica: il segreto del successo della natura</em>, To: Boringhieri, 1983: 95-97: “On its own, the stretch of DNA code for a gene is like a word without the semantic frame of its language. The system provides the semantic frame and gives the gene its functionality, its meaning” (v. anche NOBLE D. <em>The Music of</em>…, p. 21).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BOZZATO G., <em>Dal DNA all’Intelligenza</em>: “Regole che, come tali, non possiamo dedurre dall&#8217;ordine strutturale del DNA dello zigote. Cioè, dalla sequenza di base di cui è costituito ciascun gene e dalla disposizione casuale dei geni lungo la molecola (obiettivi &#8211; ma anche limiti &#8211; Del Progetto genoma umano). E ancor meno e inversamente, con la “descrizione e misura” più perfetta del corpo umano. Per utilizzare una semplice metafora: le regole non sono scritte su alcuni tasti (su alcuni dei 20.000 geni attivi) della tastiera (il DNA) del primo pianoforte (lo zigote) e su quelli di un&#8217;orchestra di pianoforti (nelle cellule dell&#8217;embrione multicellulare in via di sviluppo) ma, epigeneticamente (armoniosamente), esse emergono esclusivamente come risultato di una progressiva interazione tra i suoni (le proteine), emessi dal primo pianoforte e, successivamente, da tutti i pianoforti, nella loro interazione con le mani del musicista (l&#8217;ambiente materno). Per la corretta esecuzione del &#8220;programma genetico&#8221; dello sviluppo dell&#8217;embrione, i tasti devono essere battuti secondo un&#8217;accurata successione (armonia), come se dovesse seguire la partitura di una sinfonia. Una sinfonia, tuttavia, che si auto-genera progressivamente solo nel tempo e nello spazio embrionale mentre viene eseguita ed esclusivamente come risultato di un &#8220;vortice&#8221; alimentato da un &#8220;dialogo&#8221; incrociato di azioni molecolari e una &#8220;catena&#8221; e &#8220;cascata&#8221; di reazioni (interazioni ricorsive) tra l&#8217;embrione e la madre. Un dialogo incrociato di cui non esiste alcun spartito e, per questo motivo, non esiste (non è scritto), come tale, nella tastiera di qualsiasi pianoforte. Quindi, un &#8220;programma&#8221; le cui regole non possono essere trovate come tali in alcun frammento o gene del DNA dello zigote. Per essere ancor piu precisi: il &#8220;programma genetico&#8221; di sviluppo dello zigote (la sua <em>organizzazione</em> genica) non può essere dedotto dalla struttura del suo DNA (dal suo <em>ordine</em> genico), come la &#8220;rete&#8221; di chiamate tra gli utenti del telefono non può essere dedotta dalla consultazione dell&#8217;elenco telefonico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pertanto:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>il &#8220;programma” di sviluppo dell’individuo non si trova precostituito, e gia’ trascritto o codificato <em>come tale</em> (come <em>un datum</em>), né nelle sue distinte parti né nella sua interezza, in nessun supporto fisico e in nessuna molecola del DNA.</strong> CERUTI M. op. cit. p. 102.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così, cercare l’intero “programma” o le sue singole parti in quella struttura molecolare &#8211; ricerca che sembrerebbe essere una delle principali finalità del <em>Progetto Genoma Umano</em> &#8211; è del tutto inutile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ZANARINI G., <em>Finestre sulla complessità</em>…, p. 6: &#8220;&#8230; Come nasce, dunque, l&#8217;organizzazione che osserviamo guardando &#8211; dalla giusta distanza e per un tempo opportuno- sistemi come quelli citati all&#8217;inizio? Da dove provengono ai singoli parti elementari le informazioni necessarie per adattarsi all&#8217;ordine sovrastante, ordine che per di più è relativo ad una scala spazio-temporale completamente diversa da quella rilevante al livello dei componenti, ma che, quasi paradossalmente, sono i componenti stessi a costruire? Dove risiede il progetto dell&#8217;ordine dinamico emergente; dove si trova il luogo del suo controllo? La risposta che la scienza della complessità fornisce alle domande precedenti è centrata sul concetto di <em>autorganizzazione</em>; un concetto che esprime, appunto, la possibilità di comportamenti altamente organizzati anche in assenza di un progetto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come sarebbe inutile cercarlo nella madre (nel suo DNA), il cui corpo costituisce l'&#8221;<em>ambiente</em>&#8221; piu <em>esterno</em> al DNA dell’embrione. Ad alimentare il <em>vortice</em> delle interazioni auto-organizzative dell&#8217;embrione all&#8217;interno dell&#8217;utero materno durante la gravidanza contribuiscono, con molteplici meccanismi di retroazione ricorsiva (che possono agire indirettamente anche sullo stesso DNA di entrambi), le innumerevoli<em> emergenze</em> che compaiono <em>ex novo</em> ai diversi livelli inclusivi del <em>vortice</em> zigote/”ambiente”. Considerata l&#8217;assoluta novità di tali <em>emergenze</em> (di tali <em>effetti sistemici</em>), esse, come tali, non possono essere (non sono) materialmente codificate in anticipo in nessun substrato fisico e da nessuna parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CRAMER F., <em>Caos e ordine</em><strong><em>: </em></strong><em>la complessa struttura del vivente</em>-Bollati Boringhieri, 1994: 151: “Certo il programma di base per la costruzione di un albero è fissato geneticamente: un abete è sempre diverso da un pioppo, e quest’ultimo da un faggio. Eppure, nel campo di variabilità del sistema genetico, la forma dell’albero non è prevedibile…”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il c.d. “programma genetico” di sviluppo dell&#8217;individuo umano è proprio come il <em>significato</em> di una frase: si <em>crea </em>nel momento in cui essa si completa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUPUY J. P., <em>Ordini e disordini</em> Fi: Hopeful Monster Ed., 1986: 227: &#8220;Una creazione pura, non contenuta in nessun progetto, in nessuna intenzione, in nessuna volontà &#8230; inaccessibile alla conoscenza totale da parte di un osservatore prima che si realizzi&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oppure, per usare un utile metafora, è come una meravigliosa melodia di cui, tuttavia, non esiste materialmente lo spartito. Come una melodia che, se suonata al pianoforte non si trova &#8220;scritta&#8221; nella sua tastiera, seppur la sua esecuzione sia vincolata e riferita esclusivamente a quello strumento, così l’individuo non si trova gia’ &#8220;descritto&#8221; come tale nel suo DNA. Dunque, una melodia di cui con l’analisi del DNA (della tastiera) non si può assolutamente conoscere in anticipo lo “spartito” (la melodia) e che può essere eseguita soltanto dall&#8217;unità DNA/&#8221;ambiente&#8221;. Ossia, fin dall’inizio della gravidanza, unicamente “a due mani”, dall&#8217;unità vivente zigote/madre. La sinfonia della <strong>Musica della Vita</strong> umana individuale e’ come una &#8220;scia nel mare&#8221;.Essa viene all&#8217;esistenza soltanto dal momento in cui inizia-continuamente ad essere eseguita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERUTI M., op. cit. p.118. Al riguardo, sono di aiuto i versi di A. Machado: &#8220;Viandante, son le tue/ orme/ la via, e nulla più;/ viandante, non c&#8217;è/ via,/ la via si fa con l&#8217;andare./Con l&#8217;andare si fa la via/ e nel voltare indietro lo sguardo/ si vede il sentiero che mai/ si tornerà a calcare. Viandante, non c&#8217;è / via, / ma scie nel mare.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BOZZATO G., op cit: Cercare uno spartito dove si trovi scritta questa &#8220;melodia&#8221; è come cercare un <em>inesistente</em> in qualche luogo. Per riprendere una metafora già impiegata in questo saggio, la <em>sinfonia dello sviluppo</em> è proprio come l&#8217;amore di due innamorati. Cercare l’inizio di quel loro amore all&#8217;interno dei neuroni dei loro encefali e all&#8217;interno del loro DNA è del tutto vano e assurdo. L’amore è una emergenza dell’interazione tra due persone e la parola “amore” è soltanto un simbolo del linguaggio impiegato dagli innamorati e dall’”osservatore”. Un linguaggio la cui logica è completamente diversa da quella del linguaggio <em>molecolare</em> con cui “si esprime” il loro DNA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong> Uteri presi “in affitto”</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le precedenti considerazioni genetiche possiedono rilevanti implicazioni biologiche ed etiche.</p>
<p>Per citarne una, basti pensare all&#8217;acceso dibattito in corso sulla liceità dell&#8217;impianto di embrioni umani, prodotti <em>in vitro</em>, in uteri &#8220;presi in affitto&#8221;. Fin dai primi momenti dello sviluppo, uno stesso zigote o embrione, con il suo inconfondibile DNA, si può sviluppare, come medesimo individuo umano, in maniera diversa, unica, irripetibile e inconfondibile, anche a seconda dell&#8217;ambiente placentare-uterino nel quale viene ad essere impiantato.</p>
<p>Perciò, c’è motivo di ritenere che, a seconda della età, delle condizioni di salute fisica e mentale della madre genetica o della madre “gestazionale”, a partire &#8211; in teoria &#8211; dal medesimo zigote/embrione, a seconda delle modalità con cui viene ad <em>organizzarsi </em>l&#8217;interazione tra il suo DNA e quello di ciascuna delle sue possibili madri (genetica o “surrogate”) &#8211; a seconda, cioè, delle già citate <em>condizioni al contorno &#8211;</em> si potrebbero sviluppare &#8211; ma, nel caso della madre “surrogata”, vista la mancata compatibilità del suo DNA con quello del “figlio” che porta in grembo, anche non sviluppare affatto! -, altrettanti “possibili” bambini, tutti “gemelli” <em>geneticamente</em> identici ma tutti <em>biologicamente</em> diversi tra loro. Tutti <em>biologicamente</em> diversi, segnatamente rispetto a quel bambino che sarebbe nato da quel medesimo zigote/embrione se fosse cresciuto nel grembo della sua <em>vera e propria</em> madre genetica.</p>
<p>La ridotta incidenza di gravidanze che giungono a termine (gli aborti cosiddetti “spontanei”, perché se ne attribuiscono le cause all’embrione (?)) a partire da embrioni prodotti <em>in vitro</em> (i quali derivano da ovociti alterati dalla iperstimolazione ovarica) e trasferiti nell&#8217;utero di madri prese &#8220;in prestito&#8221;, potrebbe, allora, essere attribuita, non più o non più unicamente a difficoltà di standardizzazione delle tecniche della “fecondazione assistita”, che, peraltro, hanno una intrinseca bassissima “<em>resa</em>” biologica &#8211; ma una altissima resa economica -, ma, piuttosto, alla <em>naturale</em> incompatibilità che esiste tra il DNA di un zigote/embrione e quello di qualunque “madre” che non sia la sua <em>vera</em> <em>e propria</em> madre genetica.</p>
<p>Pertanto, nel caso di una madre “surrogata”, essendo i due DNA individuali tra “madre” e “figlio”, diversi ed estranei e posti in una “forzata” interazione, essi possono essere incapaci di riconoscersi e di integrarsi tra loro, proprio perché entrambi privi della identica e comune componente genetica. Quella componente del DNA che è invece parte comune del 50 % tra il bambino e la sua <em>vera e propria</em> madre genetica e che gli viene offerta quando è lei a portare in grembo il suo proprio figlio. Percio’ &#8211; riprendendo quanto segnalato nel precedenti paragrafi -, nel caso dell’“utero in affitto”:</p>
<p><strong>uno zigote prodotto o “confezionato” dalla <em>donna</em><em>cliente</em> e innestato nell’utero di una <em>donna</em><em>surrogata</em>, poiche’, pur senza riconoscerne il DNA, deve dialogare &#8211; se riesce a dialogare! &#8211; con questa <em>donna</em> per l’intero periodo della gravidanza, non sara’ mai completamente il bambino di ciascuna delle due <em>donne</em>.</strong></p>
<p><strong>Alla nascita, avra’ due <em>donne</em> ma nessuna sara’ la <em>sua vera e propria</em> madre</strong>. (Al riguardo si rinvia a: <em>Madri-surrogate. Termini ambigui, interventi bio-medici e domande;  Madri surrogate? Ordine e Organizzazione del DNA</em> (<a href="http://www.lacortedeiliberi.it/author/gianni-bozzato/">http://www.lacortedeiliberi.it/author/gianni-bozzato/</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante lo sviluppo di un embrione, la complessità della combinatoria con cui i vari geni entrano in attività, una combinatoria che si <em>dispiega</em> in ogni sua cellula amplificandosi e differenziandosi in innumerevoli biforcazioni ad ogni successiva divisione cellulare, può determinare che uno stesso gene si esprima parzialmente, oppure non si esprima affatto anche in funzione dei “messaggi” molecolari che giungono o non giungono dall’ambiente materno. Può accadere infatti, che due distinti embrioni fratelli, prodotti <em>in vitro</em> e appartenenti alla stessa madre, perciò con un DNA molto simile, qualora impiantati in distinti-diversi uteri “presi in affitto” (di distinte-diverse madri), possano <em>divergere </em>nel loro fenotipo anche sensibilmente rispetto a come si sarebbero sviluppati nel grembo della loro vera e propria madre, a causa di minime fluttuazioni che “accadono” nell&#8217;ambiente placentare-uterino in cui ognuno di essi si trova “forzatamente” inserito e si deve sviluppare.</p>
<p>E, sempre in funzione dell’ambiente materno, può anche accadere che l&#8217;assenza di un gene o la sua mancata attività soltanto in un DNA dei due embrioni venga compensata o vicariata, quasi come una sorta di casualità serendipica, dalla contemporanea ridondante presenza ed azione di altri geni. Al termine dello sviluppo embrionale, i due individui potrebbero apparire, dunque, molto più diversi rispetto a quanto si poteva attendere sulla base della ipotetica o verificata somiglianza dei loro rispettivi DNA. Nel caso dell’utero preso “in affitto”, pertanto e ancora una volta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il bambino, quando nasce &#8211; se nasce! -, non è della <em>sua</em> madre genetica perché non è più soltanto <em>suo</em>! </strong></p>
<p>Con le conoscenze della Biologia e della Genetica, ora si puo ripondere anche alla seguente domanda:</p>
<p><strong><br />
</strong><em>Dall&#8217;embrione che si sviluppa nel grembo di una madre &#8220;presa in prestito&#8221; nascerà lo stesso bambino che si sarebbe sviluppato nel grembo della sua vera madre? </em></p>
<p><strong>No. Il bambino non appartiene completamente a nessuna delle due madri. Non ha una sua unica vera madre. E’ discriminato. Non merita nessuna delle due madri, perche’ esse non hanno dignita’ di madri e non lo meritano.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Taipei (TW), 6.01.2020</p>
</div>
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I “geni” della omosessualita’ di Gianni Bozzato</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2019/10/06/i-geni-della-omosessualita-di-gianni-bozzato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2019 12:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[geni dell'omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[gianni bozzato.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I “geni” della omosessualita’ Lo Stormo di Uccelli  e il Gruppo di Amici &#160; di Gianni BOZZATO Biologist and Bioethicist     Premessa   Questo articolo ripropone alcuni argomenti e nozioni di Genetica molecolare che sono stati approfonditi e sviluppati dall’Autore in relazioni piu specialistiche. Relazioni che offrono l’evidenza che non esistono nel DNA umano i singoli geni (o gruppi di geni) che determinano (che causano) direttamente ciascuno dei “caratteri” mentali dell’individuo. Geni, per citarne alcuni:  dell’“alcolismo”, della “solidarieta’”, della “fedelta’”, della “gelosia”, della “intraprendenza”, del “desiderio riproduttivo”, dell&#8217;“ansia”, della “curiosità”, del “sonno”, dell&#8217;“attenzione, della “timidezza”; del “successo scolastico”, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-2610 aligncenter" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2019/09/dna.x55482.jpg" alt="" width="212" height="119" /></p>
<p><strong>I “geni” della omosessualita’</strong></p>
<p><strong><em>Lo Stormo di Uccelli  e il Gruppo di Amici</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Gianni BOZZATO</p>
<p><a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1080/20508549.2007.11877814?journalCode=lqra">Biologist</a> and <a href="http://www.lacortedeiliberi.it/author/gianni-bozzato/">Bioethicist</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Questo articolo ripropone alcuni argomenti e nozioni di Genetica molecolare che sono stati approfonditi </strong>e sviluppati dall’Autore in relazioni piu specialistiche. <strong>Relazioni che offrono l’evidenza che non esistono nel DNA umano i singoli <em>geni</em> (o gruppi di <em>geni</em>) che determinano (che causano) direttamente ciascuno dei “caratteri” mentali dell’individuo. <em>Geni</em>, per citarne alcuni:  dell’“alcolismo”, della “solidarieta’”, della “fedelta’”, della “gelosia”, della “intraprendenza”, </strong>del “desiderio riproduttivo”, dell&#8217;“ansia”, della “curiosità”, del “sonno”, dell&#8217;“attenzione, della “timidezza”; del “successo scolastico”, della “capacità di ragionamento”, dell’“abilità di espressione verbale”, della “propensione a farsi male” (nei bambini), della “mania della televisione”, della “capacità di essere genitori più o meno buoni”, della “propensione al divorzio”, per la “scelta oculata del compagno”, “per programmare il compagno a rischiare la vita”, della “omosessualita’, oppure della “tendenza alla omosessualità maschile<strong>”&#8230; </strong>E, moltissimi altri <em>geni </em>corrrispondenti a ciascuno dei numerosi sinonimi che si possono usare per indicare ognuno di tali “caratteri”.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Sommario</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La divisione di uno stormo di uccelli che volano in cielo, in due piu piccoli stormi, e la divisione di un gruppo di amici che passeggiano in citta’, in due piccoli gruppi e uno gruppo entra in un bar per bere una birra e due degli amici, invece, si allontanano insieme verso un luogo appartato, sono due metafore scelte dall’Autore per sottolineare che questi comportamenti simili non hanno alcuna causa genetica.</strong></p>
<p><strong>Le <em>divisioni</em> sono soltanto l’effetto di “disturbi” (<em>instabilita’ dinamica</em>) nell’aria, nel caso dello stormo, e di “disturbi” culturali, nel caso del gruppo di amici. Entrambi i “disturbi” (del comportamento) agiscono al piu alto (<em>superiore</em>) livello dei molteplici livelli inclusivi di cui sono costituiti gli organismi viventi e, al cui livello piu basso (<em>inferiore, incluso</em>) c’e’ il DNA con i suoi geni. Ma, a tale livello biochimico, non ci sono, e non esistono come tali, ne specifici “geni della divisione” dello stormo ne specifici “geni della divisione” del gruppo di amici.</strong></p>
<p><strong>Per questa ragione, se questi amici entrano nel circolo vizioso della birra, nel loro DNA non c’e’ alcun “gene dell’alcolismo”. E, a maggior ragione, se due di questi amici si appartano per una esperienza omosessuale, non ci sono, e non esistono come tali, nel DNA di ciascuno di loro. i “geni della omosessualita”.</strong></p>
<p><strong>L’Autore, per avvalorare la sua analisi, che si basa su fatti biologici e genetici ineccepibili e incontrovertibili&#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Poligenia</em> = un gene partecipa con altri geni a determinare una particolare struttura anatomica e/o ad attivare una specifica funzione.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Pleiotropia</em>  = uno stesso gene esprime una proteina che partecipa in modo essenziale o non essenziale con altri geni a determinare piu strutture anatomiche diverse e/o ad attivare piu funzioni anche molto diverse tra loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Policistronia = </em>lo stesso gene esprime piu proteine le quali, nella loro interazione con l’ambiente (molecolare del DNA, nucleare e citoplasmatico cellulare, embrionale-materno, organismico e naturale, famigliare, sociale, culturale) possono partecipare, con intensita’ espressiva differenziale ed eterocronia, a piu e diverse funzioni (mentali) superiori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“We sometimes say things like, ‘This gene does such-and-such.’ But that sort of statement tends to be misleading. A gene will do one thing in one set of circumstances and another if circumstances change. Indeed, it might be more helpful to avoid saying the genes do anything at all; it is more that gene are used. They operate under control. There is regulation as biologists say. Conditions in the cellular environment will switch a gene on or off to varying degrees” (NOBLE D., <em>The Music of Life. </em><em>Biology Beyond Genes</em>, Oxford University Press 2010, 104-105)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dunque, ad eccezione delle malattie monogenetiche, nessun gene (singolarmente o in associazione con altri geni) esprime esclusivamente e direttamente alcuna funzione (mentale) superiore. &#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8230; riporta 19 citazioni di 13 autorevoli esperti sul tema.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nella evoluzione dell’universo fisico, dalle particelle elementari agli atomi e alle molecole inorganiche ed organiche, le <em>cellule</em> (la <em>vita</em>) sono come piccole isole di <em>ordine</em> (<em>negentropia</em>) che emergono, solo per un breve istante, in un immenso oceano in continua espansione per affondare inesorabilmente nel suo profondo disordine (<em>entropia</em>).</strong></p>
<p><strong>Le <em>cellule</em> sono <em>sistemi aperti</em> (scambiano con l’ambiente materia, energia e informazione) e, contrariamente alle molecole, agli atomi e alle particelle elementari di cui sono costituite, sono <em>esseri viventi</em>. Esse sono come piccoli mulinelli d’acqua che ruotano vorticosamente in un torrente (il tempo) che scorre inesorabilmente verso valle (il <em>disordine</em>) ma, anche solo per un breve momento e per una piccola distanza, risalgono verso monte mantenendo la loro forma dinamica (l’<em>ordine</em>).</strong></p>
<p>Anche l&#8217;essere umano, come tutti gli altri esseri viventi, è un <em>sistema</em> <em>aperto</em> (di <em>sottosistemi</em>, di <em>sotto-sottosistemi</em>, di &#8230;) di ordine gerarchico superiore rispetto alle singole cellule di cui ciascun <em>sottosistema</em> e’ costituito. Come un <em>vortice</em> (di piccoli <em>vortici</em>, di piu’ piccoli <em>vortici</em>, di piu’&#8230;) <em>ruota</em> nel suo ambiente, dal primo istante dopo il suo concepimento e fino all&#8217;ultimo istante prima della sua morte.</p>
<p>L’<em>intero</em> corpo umano è costituito da materia disposta su piu livelli gerarchici (<em>interni</em>, <em>inferiori, inclusi</em>) di diversa e crescente complessità:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Particelle </strong>subatomiche elementari <strong>(quark, bosoni, neutrini,…);</strong></li>
<li><strong>Atomi (H, He, O, C, Fe, Cu, I, S, Hg, U, …);</strong></li>
<li><strong>Molecole <em>inorganiche</em> (CO2, H2O, Na2CO3, H2S, &#8230;);</strong></li>
<li><strong>Molecule <em>organiche</em> a base di Carbonio (metano, glucosio, etilene, benzene, &#8230;);</strong></li>
<li><strong>Molecole <em>biologiche</em> (proteine, lipidi, carboidrati, Basi, </strong></li>
</ul>
<p><strong>Geni, DNA,</strong></p>
<p><strong>Cromosomi);</strong></p>
<ul>
<li><strong>Corpuscoli cellulari (mitocondri, ribosomi, …);</strong></li>
<li><strong>Cellule (neuroni, epatociti, miociti, spermatozoi, oociti, &#8230;); </strong></li>
<li><strong>Tessuti (muscolare, epiteliale, scheletrico, nervoso, &#8230;); </strong></li>
<li><strong>Organi (cuore, cervello, fegato, polmoni, &#8230;); </strong></li>
<li><strong>Apparati (reproduttivo, digestivo, respiratorio, endocrino, &#8230;); </strong></li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il corpo umano &#8211; come ogni sua cellula e come il suo DNA &#8211; e’ di una complessità irriducibile &#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&#8220;La complessità del vivente pone un limite alla nostre possibilità conoscitive. Certo molti particolari degli acidi nucleici e delle proteine possono essere efficacemente descritti. Ma l&#8217;interagire di queste componenti in sottosistemi e in organizzazioni superiori rappresenta un impredicibile sistema articolato in rete a cui pertiene la caratteristica di una complessità <em>fondamentale</em>&#8230;. Tali sistemi presentano infatti una complessità <em>fondamentale</em>, sono cioè non riducibili: il tutto è maggiore della somma delle parti.&#8221; (CRAMER F., <em>Caos e ordine</em>…, p. 231). ) Per Noble &#8220;This complexity is “immense” (NOBLE D., <em>The Music of Life</em>…, p. 34); per Ageno è una complessità non computabile, “immensa” e “terrificante” (AGENO M., <em>Punti cardinali</em>, Mi: Sperling &amp; Kupfer, 1992: 227).</p>
<p><strong>&#8230; perché in ciascuno dei suoi livelli <em>emergono</em> (come <em>effetti sistemici</em>) nuove qualità (proprietà) che sono imprevedibili e non sono deducibili dall&#8217;analisi dei singoli componenti dei livelli inferiori. </strong></p>
<p><strong>Infatti, le <em>emergenze</em> di ogni livello retroagiscono sulle cause che ricorsivamente retroagiscono sugli effetti ed interagiscono sinergicamente con tutti gli altri livelli (e le loro <em>emergenze</em>) e con l’ambiente in una complessita’ reticolare spazio-temporale ingarbugliata ed inestricabile. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“The combinatorial of gene-gene, gene-protein and protein-protein interaction is immense and explosive”; “Try mapping all the protein-protein interactions in even a small region of a cell, and you will create a mass of density interwoven lines impossible to unpack” (BRAY D., <em>WETWARE. A computer in every living cell</em>, Yale University Press-New Haven &amp; Landon, 2009, 89). <em>Ibidem</em>, 191: “But the networks of genes in any real organism have a richness and baroque strangeness that would be difficult to invent”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Si viene cosi’ a creare un tutto sistemico diffuso nel quale sono coinvolti tutti i livelli e le cui nuove <em>emergenze</em> non possiedono l’origine (la causa) in nessun preciso substrato fisico. Percio’, <em>esse</em> non hanno l’unica e diretta origine in nessuno dei livelli che costituiscono l’essere umano e, tanto meno, nel livello molecolare del DNA e dei suoi geni.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li><strong> Lo stormo di uccelli</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosi, se si osserva il comportamento di uno stormo di uccelli in volo, la proprieta’ di mutare il proprio volume e di dividersi in due stormi e di ricomporre l’unico stormo non puo’ essere riferita al singolo uccello (l’uccello non muta il suo proprio volume e non si scinde in due e non si ricompone in uno). </strong></p>
<h2><strong>Quindi, le due opposte proprieta’ sono imprevedibili e non deducibili dall’analisi della forma del corpo di ogni singolo uccello e lo sono, ancor meno, dall’analisi dell’<em>ordine</em> (della successione delle basi e sequenza dei geni) del suo proprio DNA. Infatti, queste proprieta’ “emergono” esclusivamente a livello dello stormo e non sono codificate, come tali, in alcuna area (o centro) del cervello di ciascun uccello. E, ancor meno, lo sono, come un <em>datum</em>, in alcun gene (o gruppo di geni) della molecola del DNA.</strong></h2>
<p><strong>Il comportamento dello stormo in cielo, sebbene sia in relazione e sia compatibile con la mente di ciascun uccello, che, a sua volta, e’ in relazione e compatibile con la forma del suo corpo, che, a sua volta, e’ in relazione e compatibile con il suo DNA &#8211; cioe’, compatibile con i suoi propri geni &#8211; emerge esclusivamente dalla interazione di ciascun uccello con gli altri uccelli, nella loro interazione con l’ambiente (i moti e le correnti d’aria, la “mappa” della superficie con i caposaldi del sottostante territorio). Per questa ragione: </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>nel DNA di ciascun uccello non c’e’ alcun gene (comportamentale) della “divisione dello stormo” ne alcun gene della “ricomposizione dello stormo”.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per fare un altro esempio, le qualita’ di un <em>lago</em> (il colore dello specchio d’acqua, i gradienti di temperatura, la direzione e velocita’ delle correnti superficiali e profonde, la trasparenza, ecc.) non sono prevedibili e deducibili dall&#8217;analisi di una <em>goccia</em> d&#8217;acqua e, tanto meno, dall&#8217;analisi di una <em>molecola</em> d&#8217;acqua. Detto piu semplicemente, non esistono nella molecola d’acqua i costituenti che possiedono-contengono le informazioni che determinano-causano direttamente le proprieta’ emergenti di una goccia, e le proprieta’ emergenti di un lago.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosi, riferendoci nuovamente all&#8217;individuo umano, le emergenze (qualita’, proprietà, caratteri, tratti, &#8230;) della sua <em>mente</em> (i suoi pensieri) non sono prevedibili e deducibili dall&#8217;analisi <em>strutturale</em> del suo <em>cervello</em> e, tanto meno &#8211; scendendo ai livelli inferiori -, dall&#8217;analisi dell’<em>ordine</em> (strutturale) della <em>molecola</em> del suo DNA.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="2">
<li><strong> I “geni omosessuali”</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Stesso discorso vale per l’omosessualita’ e per i c.d. “geni della omosessualita’”. </strong></p>
<p><strong>Mentre un essere umano (la sua <em>mente</em>) di genere maschile </strong>si puo&#8217; in-formare (prendere <em>forma</em>) per diventare<strong> ingegnere, musicista, biologo, ecc, senza possedere i “geni dell’ingegneria”, della “musica”, della “biologia”, ecc, e senza contraddire la sua natura umana, lo stesso essere umano che si sente di essere e/o  vuole diventare gay, senza possedere i “geni della omosessualita’”, contraddice la sua natura umana (la sua <em>mente</em>) e vive nella ambiguita di genere. </strong></p>
<p><strong>Come ogni ambiguita’ e come tutto cio che e’ ambiguo, l’omosessualita’ &#8211; e ogni altra “inversione” di quelle incluse nell’orgoglio LGBT&#8230; &#8211; e’ causa di confusione, di incomprensione, di fraintendimento, di sospetto, di rifiuto, di caos. </strong></p>
<p><strong>Rispetto all’ordine della natura, che mantiene e privilegia unicamente la netta distinzione tra il genere maschile e il genere femminile e che l’evoluzione per selezione naturale determina la loro permanenza e perferziona nella loro discendenza, c</strong>onsentendo in tal modo la trasmissione della vita umana per l’eternita’&#8230;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>La natura mortale cerca, per quanto e’ possibile, di essere eterna e immortale. Ma lo puo’ fare solo a questo modo, con la generazione, in quanto lascia sempre dietro di se’, in luogo del vecchio, qualcosa altro di giovane. [&#8230;] Con questo artificio (mechane) cio’ che e’ mortale partecipa della immortalita’. </em>(Platone, Simposio, 207 d, 208 b (trad. Colli))<em>  </em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>&#8230; gli omosessuali (i c.d. gay) sono proposte che la stessa natura, proprio con la selezione naturale, <em>rifiuta</em>. </strong></p>
<p><strong>Dunque, poiche’ essi sono di genere ambiguo, sono &#8211; per tutti gli altri esseri umani di genere normale (o maschile o femminile) &#8211; esseri “strani”. E lo sono anche perche’, in quanto mentalmente confusi e privati della “speranza” di sopravvivere nelle generazioni future, sono individui che possono anche essere considerati, a ragione, <em>biologicamente</em>, senza avvenire.</strong></p>
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<p><em>Conclusioni</em></p>
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<p>Si riportano 19 citazioni (il grassetto e’ mio), di 13 autorevoli esperti, riguardanti immaginari (inesistenti) “geni del comportamento” di cui anche l’omosessualita’ e’ una manifestazione.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&#8220;&#8230;Per superare queste difficoltà, i sociobiologi <strong>hanno &#8220;creato&#8221; i geni del comportamento: unità comportamentali arbitrarie e comunque identificate su base puramente fenomenologica, e poi reificate in un genoma che, però, quale specchio di sole fantasie, diventa pura invenzione.&#8221;</strong> (ANDREOLI V.,<em> La norma e la scelta, </em>EST-Mondadori, 1984: 28. Vedi anche le pp. 31-62).</p>
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<p>“Le <em>disposizioni-a </em>non possono non essere compatibili con il codice genetico,<strong> ma non vi sono contenute come un <em>datum</em>. Lo </strong>sviluppo culturale che si può osservare in una popolazione umana sottoposta a certi stimoli <strong>non è legato a mutazioni genetiche</strong>, ma all&#8217;attivazione di disponibilità-a la cui realizzazione non ha carattere di necessità. <strong>Alla biologia fondata sulla genetica molecolare</strong>,<strong> si dovrebbe aggiungere quella delle disposizioni-a che permette l&#8217;acquisizione del bagaglio culturale</strong>&#8220;. (ANDREOLI., <em>La</em> <em>norma e</em>…, p 29) (Vedi anche MORIN E.,  <em>La vita della vita</em>, Mi: Feltrinelli, 1987: 102).</p>
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<p>“Il determinismo biologico può considerarsi un caso particolare di riduzionismo. Esso si chiede: perché gli individui sono come sono, perché essi fanno ciò che fanno? e risponde che tutto ciò  è conseguenza inevitabile delle proprietà biochimiche delle cellule, che a loro volta sono direttamente determinate dai costituenti dei geni di un dato individuo. In ultima analisi, tutto il comportamento umano, e quindi tutte le società umane, dipendono da una catena di determinanti che va dal gene all&#8217;individuo, e da questo alla somma di tutti i comportamenti di tutti gli individui. La natura umana cioè è fissata dai nostri geni; la buona società è quella che si accorda con una natura umana le cui caratteristiche fondamentali di ineguaglianza e di competitività sarebbero adeguatamente definite solo dal determinismo biologico&#8221;. (ROSE S., KAMIN L., LEWONTIN,<em> Il gene  e la sua mente</em>, Mi: EST Mondadori, 1983: 28).</p>
<h4>“Indeed, there is a popular dogma that is reinforced daily in the <em>media</em> – and, it must be said, by many scientists – that rest on a crude mistake, … . Andrè Pichot has called it DNA-mania.”; “How did so many people come to interpret this view as genetic determinism?&#8230; “The idea is that, if we know all about the lowest-level elements, genes and protein, then everything about the organism would be clear to us. We could work out what happens at the higher level, and explain it completely, in terms of low-level knowledge.” … ; “So the first step in the reductions chain of cause and effects is not simple causal even at all.” (NOBLE D., <em>The Music of Life</em>:&#8230;, pp. 3, 5, 7).</h4>
<p>&#8220;I geni sono ritenuti responsabili non solo della salute umana nel suo normale senso medico, <strong>ma anche di una varietà di problemi sociali tra i quali l&#8217;alcolismo, la criminalità, le tossicodipendenze e i disturbi mentali&#8230;&#8221;</strong> <strong>Ci si assicura che solo se potessimo trovare quei geni che stanno alla base dell&#8217;alcolismo</strong> o i geni che hanno preso una brutta china quando ci ammaliamo di cancro, allora i nostri problemi sarebbero superati. Questa fiducia nell&#8217;importanza dell&#8217;ereditarietà per la determinazione della salute e malattia, si manifesta attualmente nel progetto di sequenziamento del genoma umano, un programma multimiliardario&#8230;.&#8221;; <strong>&#8220;Il secondo problema del progetto di sequenziazione del genoma umano sta nella pretesa per cui conoscendo la configurazione molecolare dei nostri geni, sapremo tutto quel che c&#8217;è da sapere su di noi. Si considera il gene come il determinante dell&#8217;individuo e l&#8217;individuo come il determinante della società&#8221;.</strong> (LEWONTIN R., <em>Biologia come ideologia. La dottrina del</em> <em>DNA</em>, To: Bollati Boringhieri, 1993: 44, 46).</p>
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<p>&#8220;Ma questo significa che le proprietà della materia rilevanti per un certo livello non sono applicabili ad altri livelli. <strong>I geni non possono essere egoisti, adirati, dispettosi, od omosessuali, dato che questi sono attributi di insiemi molto più complessi dei geni: gli organismi umani&#8221;.</strong> (ROSE, LEWONTIN, KAMIN, <em>Il gene e la</em>…, p. 285).</p>
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<p><strong>“… da un punto di vista più generale, le istruzioni genetiche non sono responsabili di tutte quelle cose del linguaggio ordinario che vanno stoo il nome di &lt;&lt;coscienza&gt;&gt;, &lt;&lt;mente&gt;&gt;, &lt;&lt;spirito&gt;&gt; o &lt;&lt;comportmento&gt;&gt;.</strong> La sottolineatura su questo deve essere rigorosa e deve essere continuamente affermata”. (BELLONE E.,<em> Riflessioni sulla clonazione</em>, Le SCIENZE, n° 344, Aprile 1997: 19).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8220;Non sarà più possibile far corrispondere un gene a una struttura o a una funzione. Il gene della follia, quello del linguaggio o della intelligenza non esistono”.</strong> (CHANGEUX J.P., <em>L&#8217;uomo neuronale</em>, Mi: Feltrinelli, 1983: 239).</p>
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<p>&#8220;In secondo luogo il riduzionismo opera mediante un procedimento di agglomerazione arbitraria e di reificazione&#8230; Il terzo passo consiste nel dire che se questa  &#8216;aggressività&#8217; (o quel che sia) è una proprietà dello individuo, essa deve essere localizzata &#8216;in qualche parte&#8217; del corpo. Un potente modello di omuncolo è all&#8217;opera nel pensiero riduzionistico, un modello che stabilisce che le proprietà dell&#8217;organismo debbano essere localizzate nel cervello; ci dev&#8217;essere, nel cervello, un <em>posto</em> per l&#8217;intelligenza, un <em>posto</em> per l&#8217;aggressività, uno per la sessualità, e così via&#8230; <strong>Il comportamento è una espressione delle proprietà del sistema, dell&#8217;organismo, e non è localizzato in alcuna parte di esso&#8221;. (ROSE S., <em>Molecole e menti</em>, Na: Liguori Ed., 1987: 50, 51).</strong></p>
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<p>&#8220;Ma c&#8217;è un malinteso di fondo. La posizione dei neurobiologi seri consiste nell&#8217;affermare, molto semplicemente, che la maggior parte dei comportamenti è legata a certe strutturazioni dei reticoli neuronali, <strong>ma questo non significa affatto dire che tali comportamenti siano innati o che una qualsivoglia componente genetica li renda fatali. Si può anzi pensare che si tratti di strutture costruitesi nel corso dello sviluppo dell&#8217;individuo e rese stabili dall&#8217;ambiente affettivo con cui l&#8217;individuo ha dovuto confrontarsi lungo il filo della sua storia&#8221;. </strong>(PROCHIANTZ A., <em>La costruzione del cervello</em>, Theoria-Roma, 1992: 79).</p>
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<p>&#8220;Appare ovvio infatti che caratteri come peso, statura, ecc. per non parlare di quelli comportamentali dei quali non conosciamo la dipendenza da componenti genetiche, <strong>sono determinati dall&#8217;insieme dei geni e dalla loro interazione con l&#8217;ambiente.&#8221;&#8230;</strong> &#8220;Si è ora in grado di conservare quantità di informazione infinitamente superiori a quella contenuta nel nostro DNA (un solo cervello ne contiene enormemente di più) e di cambiarla con estrema rapidità, diffondendo la mutazione in tempi reali sulla terra”. (BUIATTI M., <em>Le frontiere della</em> <em>genetica</em>, Editori Riuniti, 1984: 69, 77, 100).</p>
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<p>“Il rapporto tra gene e ambiente costituisce il nucleo per la storia dei meccanismi innati che hanno permesso l&#8217;adattamento e la sopravvivenza fino ad oggi; il rapporto encefalo &#8211; ambiente è il fulcro per l&#8217;evoluzione di quella parte di espressione dei viventi che è sfuggita al controllo del gene.&#8221;  &#8220;&#8230; <strong>L&#8217;encefalo plastico non è geneticamente determinato e quindi sfugge al gene, e non appartiene all&#8217;ambiente extraencefalico&#8230;. E quindi ha permesso comportamenti modificabili non codificati nel gene”.</strong> (ANDREOLI.<em>  La norma e</em>…, pp. 28-31-62).</p>
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<p>“E così i verbi diventano sostantivi, per così dire, visto che i processi interattivi vengono reificati e collocati all&#8217;interno degli individui. Oltre a ciò si presuppone che i verbi divenuti oggetto come l&#8217;aggressività siano rigide entità fissate da essere misurate in modo riproducibile&#8221;. (ROSE, KAMIN, LEWONTIN, <em>Il gene e</em>…, p. 104).</p>
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<p>“Gli esseri viventi sono considerati come determinati da fattori interni, i geni. I nostri geni e le molecole del DNA che li costituiscono sono la forma moderna della grazia e da questo punto di vista noi comprenderemo ciò che siamo quando sapremo di che cosa sono fatti i nostri geni&#8230;&#8221;. (LEWONTIN R.C., <em>Biologia come dottrina: la</em> <em>dottrina del DNA</em>, Mi: Bollati Boringhieri, 1993: 12, 13).</p>
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<p>&#8220;E&#8217; con una costante interazione del biologico e del culturale, durante lo sviluppo del bambino, che possono maturare e organizzarsi le strutture nervose che sottendono le prestazioni mentali. <strong>In queste condizioni attribuire una frazione dell&#8217;organizzazione finale all&#8217;eredità e il resto all&#8217;ambiente, non ha senso&#8221;.</strong> (JACOB F.,  <em>Il</em> <em>gioco dei possibili</em>, Mi: Mondadori, 1983: 107).</p>
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<p><strong>”Non ci sono geni responsabili dello sviluppo di un braccio o di una gamba come tali, ma geni specifici che si attivano durante la formazione del braccio o della gamba&#8221;.</strong> Il così detto &#8220;programma genetico&#8221; dell&#8217;individuo non è descrittivo, ma è generativo”. (WOLPERT L.,<em> Il trionfo dell&#8217;embrione</em>, Londra: Sperling &amp; Kupfer Editori, 1993:&#8230;, p. 229).</p>
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<p>“Non c&#8217;è dubbio infatti che inserire un gene in un uovo fecondato umano porta agli stessi rischi di malformazioni e altre modificazioni negative di cui abbiamo parlato per il topo e per il maiale. Con in più il problema insuperabile che dell&#8217;uomo non sapremmo proprio cosa modificare. <strong>Non il comportamento che non è se non in minima parte determinato dai geni e che comunque può essere  e viene modificato in mille modi più semplici, dai farmaci ai diversi metodi di coercizione più o meno evidenti</strong>, né, si spera l&#8217;aspetto, a meno che non si torni all&#8217;obiettivo di una umanità tutta bionda con gli occhi azzurri che pure si agita ancora nelle menti malate di alcune persone, né, ancora, la intelligenza, anch&#8217;essa non ereditaria, ma derivante in larghissima parte dalle condizioni ambientali&#8221;.  (BUIATTI. <em>Le frontiere della</em>…, p. 137).</p>
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<p>&#8220;Sempre meglio si sviluppa la memoria fenotipica, sempre più difficile è distinguere la memoria genetica. E ancora di più quando differenze intraspecifiche vengono cercate in seguito.  Dunque, cercare delle differenze genetiche di intelligenza tra gli individui umani non è un obiettivo intelligente, poi<strong>ché il DNA rappresenta unicamente un programma subminimale per la costruzione del fenotipo e la sua rilevanza diminuisce con il tempo durante lo sviluppo e la maturazione dell&#8217;individuo&#8221;. </strong>(COLOMBO L., <em>Defining life</em>, University of Padoa, 1996: 62).</p>
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<p>“Alla biologia resta solo da spiegarci in quale parte del nostro programma genetico sta scritta la possibilità che abbiamo, unici animali al mondo, di agire sul nostro stesso programma genetico” Il pensiero non è determinato e condizionato dai geni “egoisti” dell’individuo. Ed è confermato dalle possibilità di &#8220;manipolazione&#8221; del genoma umano offerte dall&#8217;Ingegneria genetica; dalla castità di un individuo, che è un atto che “blocca” la trasmissione dei suoi propri geni. Inoltre, col pensiero si può anche semplicemente <em>pensare</em> di distruggere, per esempio con la droga, i neuroni del cervello che genera lo stesso pensiero. Oppure, con il suicidio, si posso annientare in un sol colpo tutti i geni che appartengono al corpo del suicida. <strong>Perciò, non esistono <em>i </em>“geni della <em>tossicodipendenza</em>” (alle droghe, all’alcool, al fumo, ecc.)</strong> e non esistono nemmeno <em>i</em> “geni del <em>suicidio</em>”. (d’ERAMO M., <em>Sistemi di stelle, o di proteine</em>, in AA. VV, <em>Dalle forze ai codici</em>, Rm: Manifestolibri, 1992: 14).</p>
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<p><strong>Maastricht (NL), 25.03.2013; Hobart (AUS-TAS), 11. </strong><strong>18. 2015; Taipei (TW), 09.17.2019</strong></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it/2019/10/06/i-geni-della-omosessualita-di-gianni-bozzato/">I “geni” della omosessualita’ di Gianni Bozzato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.silvanademaricommunity.it">Silvana De Mari Community</a>.</p>
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