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	<title>Navanethem Navi Pillay Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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	<title>Navanethem Navi Pillay Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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		<title>la bussola rotta di Oslo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Navanethem Navi Pillay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è la nazione europea più ferita dal terrorismo palestinese: Trieste nel 1972, Fiumicino nel 1973 con trentadue morti, la sinagoga di Roma nel 1982, dove una scheggia uccise Stefano Gaj Taché, due anni, e il Café de Paris, l’Achille Lauro, di nuovo Fiumicino nel 1985. Sullo sfondo restano Ustica e Bologna, dove la pista palestinese non è mai stata del tutto chiusa, anche se per Bologna le sentenze hanno condannato i Nar. Eppure l’Italia è anche il Paese che ama di più la causa palestinese: devasta la Stazione Centrale di Milano in suo nome, appende la bandiera sui municipi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è la nazione europea più ferita dal terrorismo palestinese:<br />
Trieste nel 1972, Fiumicino nel 1973 con trentadue morti, la sinagoga<br />
di Roma nel 1982, dove una scheggia uccise Stefano Gaj Taché, due<br />
anni, e il Café de Paris, l’Achille Lauro, di nuovo Fiumicino nel 1985.<br />
Sullo sfondo restano Ustica e Bologna, dove la pista palestinese non è<br />
mai stata del tutto chiusa, anche se per Bologna le sentenze hanno<br />
condannato i Nar. Eppure l’Italia è anche il Paese che ama di più la<br />
causa palestinese: devasta la Stazione Centrale di Milano in suo nome,<br />
appende la bandiera sui municipi e nelle chiese, e ha visto un parroco<br />
celebrare messa con una casula nei suoi colori. Abbiamo ricordato la<br />
bara deposta dal corteo sindacale davanti al Tempio Maggiore nel<br />
giugno 1982, tre mesi e mezzo prima delle bombe, e le ragazze della<br />
flottiglia che si avvolgono nella kefiah: un’ibristofilia collettiva,<br />
l’attrazione per chi esercita la violenza. Il diritto islamico classico divide<br />
il mondo in casa dell’Islam e casa della guerra, con in mezzo la casa<br />
della tregua, e che Bat Ye’or, in Eurabia, ha descritto un’Europa che si<br />
comporta da casa della tregua: paga, tace, si scusa. Sono categorie<br />
elaborate dai giuristi musulmani già nell’VIII secolo, non invenzioni di<br />
qualche polemista. Temere chi ti ha classificato come terra da<br />
conquistare non è una fobia, è buonsenso. Insensato è non temerlo, e<br />
chiamare razzista chi legge ad alta voce ciò che i loro testi affermano.<br />
L’Islam a casa sua produce spesso persone perbene, ma in Europa si<br />
radicalizza, come ha spiegato Magdi Allam in Kamikaze made in Europe.<br />
Dal patto tra il Gran Mufti e Hitler alle grooming gang inglesi,<br />
l’Europa è diventata l’incubatrice del serpente. Il Mufti chiese ai nazisti<br />
di bloccare l’emigrazione di migliaia di bambini ebrei verso la Palestina;<br />
a Rotherham oltre 1.400 ragazzine sono state stuprate da branchi di<br />
uomini che non avevano vinto nessuna battaglia. Il sadismo si impara,<br />
e qui lo si insegna con il buonismo e la deresponsabilizzazione.<br />
Possiamo considerare una caricatura della misericordia: un</p>
<p>masochismo travestito da virtù, questo occidente idiota che mantiene e<br />
coccola chi lo disprezza, chi accoltella e stupra, chi investe con la<br />
macchina e con l’odio, chi impone la Shaia. Troppi uomini di Chiesa<br />
scambiano il masochismo per santità. Gesù schiaffeggiato non porse<br />
l’altra guancia ma chiese ragione dell’ingiustizia, e il Catechismo<br />
definisce la legittima difesa un grave dovere per chi è responsabile di<br />
altri. Lo abbiamo visto nella Camera Arbitrale Islamica di Padova, che<br />
applica i precetti della sharia, nel vescovo di Rovigo che rimprovera dal<br />
pulpito il sindaco, una ottima amministratrice che si rifiuta di integrare<br />
quello che non è integrabile, , nel documento di Caritas e Migrantes del<br />
Triveneto che chiede di disarmare il nostro linguaggio e non dice una<br />
parola sui doveri di chi arriva. San Tommaso specifica che lo straniero<br />
pacifico va accolto, ma ammesso alla vita del popolo solo quando ne<br />
ama il bene comune; lo straniero ostile resta fuori, perché lo<br />
metterebbe in pericolo. La Bibbia ebraica distingueva il ger, il forestiero<br />
che accetta la Legge, dallo zar, l’estraneo che divora la terra. Noi questa<br />
distinzione l’abbiamo dimenticata, e chiamiamo carità ciò che<br />
Tommaso chiamerebbe imprudenza. Il filo che lega tutti questi articoli<br />
è uno solo: un Occidente che ha smesso di distinguere l’amico dal<br />
nemico, la vittima dal carnefice. In questo contesto, in questo mondo<br />
tragicamente malato di islamofilia, arriva la tragica notizia del Premio<br />
Nobel pe la Pace. Il Sudafrica è un Paese dove la violenza contro una<br />
minoranza bianca e indifesa è accolta da tutti con un’alzata di spalle.<br />
Secondo AfriForum, organizzazione dei sudafricani di lingua afrikaans,<br />
nel 2025 ci sono stati 184 attacchi nelle fattorie e 29 omicidi. In quasi<br />
quattro attacchi su dieci c’è stata violenza grave, con rischio concreto<br />
di morte, stupri e torture. Più di metà delle vittime di cui si conosce<br />
l’età aveva oltre sessantun anni: anziani soli, isolati, torturati per ore<br />
nelle loro case. Tra le vittime ci sono anche lavoratori neri delle<br />
fattorie, colpiti con la stessa ferocia. Il governo nega che sia un’azione<br />
di tipo genocidiario, e un tribunale ha definito questa tesi immaginaria.<br />
Ma la crudeltà è reale, e nelle piazze si canta ancora Kill the Boer, uccidi</p>
<p>il boero: le corti sudafricane hanno stabilito che non è incitamento<br />
all’odio. Su questa strage silenziosa, che colpisce soprattutto chi è<br />
vecchio, solo e lontano da ogni aiuto, nessun comitato di Oslo ha mai<br />
acceso i riflettori. Oggi il Comitato norvegese ha assegnato il Nobel per<br />
la pace 2026 proprio a una sudafricana: la giurista Navanethem Navi<br />
Pillay, 85 anni. La motivazione parla del suo impegno per la pace e il<br />
diritto internazionale, e della sua ferma bussola morale. Da giovane<br />
avvocato difese i prigionieri politici di Robben Island, fra cui Nelson<br />
Mandela. Fu la prima donna non bianca giudice dell’Alta Corte<br />
sudafricana. Da giudice e poi presidente del Tribunale penale<br />
internazionale per il Ruanda contribuì a stabilire che lo stupro può<br />
essere atto di genocidio. Fu Alta Commissaria ONU per i diritti umani<br />
dal 2008 al 2014. Il passato è bello, ma il premio arriva adesso, e non<br />
per caso. Pillay ha presieduto la commissione d’inchiesta dell’ONU che<br />
nel 2025 ha accusato Israele di genocidio a Gaza. Lei stessa, appena<br />
premiata, ha ricordato che l’ultima cosa che ha fatto è stato quel<br />
rapporto. È lo stesso Paese, il Sudafrica, che ha portato Israele davanti<br />
alla Corte internazionale di giustizia con la stessa accusa. Le ombre ci<br />
sono. Nel 2022 un membro della sua commissione, Miloon Kothari,<br />
disse che i social media erano controllati in gran parte dalla lobby<br />
ebraica e si chiese perché Israele fosse membro dell’ONU. Pillay<br />
scrisse che le sue parole erano state estrapolate dal contesto. Gli Stati<br />
Uniti, la Germania, il Regno Unito, l’Italia criticarono il mandato della<br />
commissione, giudicato sbilanciato. È vero che la commissione ha<br />
accusato anche Hamas di crimini di guerra per il 7 ottobre. Ma la<br />
parola che resta, quella che il mondo ricorderà, è una sola: genocidio. E<br />
l’ha pronunciata contro l’unico Stato ebraico. Grazie ai palestinesi e al<br />
loro costante sacrificio, l’occidente può riscoprire la gioia dell’odio<br />
antiebraico senza sentirsi in colpa.<br />
Il presidente del Comitato si è affrettato a dire che Oslo non è un<br />
tribunale e non prende posizione sul genocidio. Ma premiare la donna<br />
che ha emesso quella sentenza politica, a tre anni dal 7 ottobre, che è</p>
<p>ancora una ferita aperta, significa prendere posizione. Il ministro degli<br />
Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha detto che il Nobel ha premiato la più<br />
grande menzogna del secolo, e che Goebbels applaude dall’inferno.<br />
Netanyahu ha detto che il Comitato ha perso la bussola morale. Si può<br />
e si deve discutere della guerra di Gaza, dei suoi morti, delle sue<br />
responsabilità. In realtà Israele, che sarebbe tecnicamente in grado di<br />
sterminare la popolazione di Gaza ha fatto tutto il possibile per limitare<br />
i danni sui civili. Il desiderio di genocidio è indubbio e dichiarato nei<br />
palestinesi, si è manifestato in tutta la sua ferocia il 7 ottobre. La parola<br />
genocidio indica la volontà di sterminare un popolo, la gioia di<br />
ucciderne i bambini. Chi la voleva davvero, il 7 ottobre, entrò nei<br />
kibbutz e uccise bambini nelle culle. Chi si è difeso non è diventato un<br />
genocida perché la guerra è terribile e la responsabilità cade<br />
completamente su chi l’ha scatenata e usa scudi umani. Noi li<br />
sgozzeremo tutti e sgozzeremo i feti nelle madri ha detta ad Algeri<br />
Arafat nel 1985. Il 7 ottobre è stato fatto. Il Nobel per la pace era già<br />
stato dato nel 1994 a Yasser Arafat, capo di quella Fatah da cui era<br />
nato Settembre Nero, lo stesso gruppo che nel 1972 fece saltare i<br />
serbatoi di Trieste e massacrò gli atleti israeliani a Monaco. Oggi va a<br />
chi ha trasformato la vittima del 7 ottobre in carnefice. Un premio per<br />
la pace che non distingue l’aggressore da chi si difende non serve la<br />
pace: serve la propaganda. La bussola di Oslo è rotta da tempo. Indica<br />
sempre la stessa direzione: contro Israele. Se Israele con la sua<br />
aviazione volesse sterminare Gaza potrebbe farlo in un tempo inferiore<br />
a una settimana. Tutte le mattine gli israeliani si svegliano perché i<br />
palestinesi non hanno potuto ucciderli. Tutte le mattine i palestinesi si<br />
svegliano perché gli israeliani non hanno voluto ucciderli. Date il<br />
Nobel per la pace a Israele. Oppure datelo ai cristiani macellati in<br />
Nigeria così ne salvate qualcuno.</p>
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<p>per avere il libro con la decia scrivere a silvana.demari53@libero.it</p>
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