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	<title>Rachele Sagramoso Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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	<title>Rachele Sagramoso Archivi - Silvana De Mari Community</title>
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		<title>Siamo fatti per amare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 14:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[D'ettoris]]></category>
		<category><![CDATA[Rachele Sagramoso]]></category>
		<category><![CDATA[Siamo fatti per amare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Ormai anche in Italia nelle facoltà di sociologia, per esempio quello di Sassari o quella di Torino, c’è la cattedra dei cosiddetti Genders studies, dove tizi e soprattutto tizie percepiscono lo stesso stipendio di un docente di anatomia umana normale oppure diritto privato per insegnare impalpabili scempiaggini contrarie alla biologia e a qualsiasi forma di buonsenso. Ci sono storie atroci e dolenti di giovani donne che mostrano il torace con le cicatrici della mastectomia bilaterale, l’amputazione delle mammelle, fatta perché come molte ragazzine a loro è scappato di dire ”Vorrei essere un maschio”. I bambini hanno come prevalente l’emisfero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-6196" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2025/02/siamo-fatti.x55482.jpeg" alt="" width="245" height="206" /></p>
<p>Ormai anche in Italia nelle facoltà di sociologia, per esempio quello di Sassari o quella di Torino, c’è la cattedra dei cosiddetti Genders studies, dove tizi e soprattutto tizie percepiscono lo stesso stipendio di un docente di anatomia umana normale oppure diritto privato per insegnare impalpabili scempiaggini contrarie alla biologia e a qualsiasi forma di buonsenso. Ci sono storie atroci e dolenti di giovani donne che mostrano il torace con le cicatrici della mastectomia bilaterale, l’amputazione delle mammelle, fatta perché come molte ragazzine a loro è scappato di dire ”<em>Vorrei essere un maschio</em>”. I bambini hanno come prevalente l’emisfero destro, non hanno il senso della realtà. Vorrei essere un maschio ha lo stesso peso di vorrei volare come Superman. Nessuno butta un bambino dalla finestra se afferma di voler volare, ma sono amputate le mammelle a ragazzine, sfigurate dall’acne e dalla calvizie per il testosterone. “<em>Come hanno potuto gli adulti farmi questo?”, </em>domanda una di loro. Le allegra fanciulle di “Non una di meno”, si dichiarano costanti vittime del patriarcato cristiano mentre inneggiano alla ferocia di quello islamico e agli stupri del 7 ottobre. Il film Olivia che mostra la meraviglia della vita prenatale, è violentemente boicottato.   Con la potenza di un pugno sul tavolo a far saltare un brutto castello di carte orrende è arrivata l’affermazione del presidente Trump che, come scritto su qualsiasi libro di biologia, e come già noto alla buonanima di Noè, siamo maschi o femmine. E a questo punto è fondamentale la risposta alla domanda:  perché siamo maschi o femmine? Per completarci, per amarci gli uni con gli altri, per far nascere i bambini e per amarli. In un’epoca di negazione di logica e di odio presentato come benemerenza civica, è fondamentale il libro “<em>Siamo fatti per amare</em>” di Rachele Sagramoso, ostetrica, scrittrice, blogger, sposa e madre di 7 figli (Editore: D’Ettoris  gennaio 2025). Il libro parla di fisiologia, quindi di realtà e logica, e anche di amore perché la fisiologia spiega la logica della creazione e la creazione rappresenta l’amore di Dio. Nasciamo maschi e femmine per diventare padri e madri. Una volta rinnegato questo, si passa automaticamente non solo alla beatificazione dell’aborto e alla vendita di bambini, ma anche all’intercambiabilità dei sessi. Essere donna è ridotto allo stereotipo femminile, trucco e tacchi, eventualmente mastoplastica, travestimento che anche un uomo può esibire. Il libro difende il diritto del neonato umano alla vicinanza del corpo della madre, quel corpo che lo ha contenuto per 9 mesi (7 nel mio caso), e di cui lui ha un bisogno totale. “<em>Il diritto del neonato al suo spazio</em>”, è un concetto altrettanto folle del “<em>diritto del bambino a una vita sessuale</em>”. Allontanare il neonato dalla madre, è un’aggressione a entrambi. In tutta la storia dell’umanità i neonati sono sempre stati vicino alla mamma, con le uniche poche eccezione degli sfortunati figli dei ricchi che stavano con la balia. Il lettone di papà e mamma è per il bimbo il paradigma della sicurezza. La mamma è fornita di mammelle e il neonato ha bisogno di mammelle. Tenere mammelle e neonato nello stesso posto, nella stessa stanza o magari nello stesso letto, semplifica la vita. Il neonato piange perché è disperato. La mamma non è vicino a lui. Il neonato piange perché è terrorizzato. Non distingue i mobili della cucina dal Cervino: non è in grado di capire che non ci sono predatori. Nasce con un’unica competenza: un pianto disperato che attiri la mamma, il corpo che lo ha contenuto, da cui non deve essere allontanato. Importantissima nel libro l’ostetricia. Con uno stile estremamente potente che mischia teoria, ricordi e testimonianze racconta la storia della violenza ostetrica, di come mal pratica e scortesia, se non aggressività possano rendere il parto un incubo, oltre che più pericoloso. Se la mamma è messa in ulteriore stress sia lei che il piccolo condividono gli stessi ormoni da stress che non fanno bene a nessuno dei due. È possibile ipotizzare che tra i numerosi motivi di una natalità sempre più bassa ci sia il desiderio di non ripetere un’esperienza disastrosa. Ho avuto la fortuna di un parto facile e molto ben seguito in un ambiente sereno e competente all’Ospedale di Moncalieri ed ero convinta che le brutte storie fossero scomparse da decenni. Non è così.</p>
<p>Fino alla metà dell’Ottocento, le donne partorivano con le ostetriche, solo quelle più ricche potevano permettersi l’assistenza di un medico. In entrambi i casi c’erano poche garanzie, tuttavia esisteva una grande differenza: i medici facevano  le autopsie e poi, senza lavarsi le mani, visitavano le partorienti che, a causa della mancanza di igiene, morivano di febbre puerperale, mentre le donne che venivano assistite nei conventi di suore o in casa dalle ostetriche, sopravvivevano.  Il dottor Grantly  Dick Read fu uno dei primi ginecologi a evidenziare gli aspetti positivi delle donne che potevano partorire seguendo il ritmo del proprio corpo, cioè con un parto naturale. Già negli anni ’30 scrisse che una donna assistita con  freddezza e distacco poi mette al mondo meno figli di quelli che vorrebbe. Fu contrastato dai movimenti femministi perché affermò che <em>le donne sono fatte per essere madri, sempre che gli sia fatto piacere essere madri</em>. Oggi la formazione delle ostetriche è estremamente medicalizzata. A partire dagli anni ’60, la donna viene vista come un mezzo per portare al “progresso, si assiste quindi  alla creazione di veri e propri “partifici”, reparti dove il parto era gestito come un prodotto in serie, e alla diffusione dell’allattamento artificiale dato che le donne dovevano poter  tornare a lavorare il prima possibile.  Nel 1978 venne approvata la legge sull’aborto.  Alla fine degli anni ’70, con la chiusura delle condotte ostetriche, le ostetriche entrarono come ausiliare negli ospedali dove la responsabilità era del medico. Secondo Rachele Sagramoso, da questi  presupposti discende il problema dell’assistenza alla gravidanza ipermedicalizzata e ipoempatica. Bisogna attendere la fine degli anni ’80 per vedere sorgere i primi movimenti desiderosi di restituire un equilibrio all’assistenza alla nascita, fino ad arrivare agli anni ’90 con la promozione dell’allattamento al seno e l’assistenza alla nascita, ma la violenza ostetrica continua ad esistere. L’Autrice sottolinea il silenzio del mondo cattolico sull’argomento e come questo  si sia fatto sottrarre il termine “violenza ostetrica” dal movimento femminista. L’assistenza al parto e l’allattamento non sono contemplati come diritti riproduttivi, a differenza dell’aborto e l’uso degli anticoncezionali. Nel libro si sottolinea l’importanza fondamentale  per le donne di essere assistite in maniera gentile al parto, in modo da avere un ricordo positivo di quella nascita. Il diritto riproduttivo delle donne è conoscere la loro fertilità, riconoscere il loro bambino come essere umano che va protetto, un diritto riproduttivo delle donne è essere trattate con cortesia quando mettono al mondo un essere umano. Se l’operatore sanitario che assiste una donna in travaglio, ha a cuore quella donna e il suo bambino, il suo approccio sarà differente. Uno dei mezzi per cercare di ridurre la violenza ostetrica è aumentare la consapevolezza e la competenza delle donne  perché nel momento in cui una donna delega la sua salute e quella di suo figlio agli operatori sanitari,  questi si sentono investiti di una responsabilità così grande che li porta a decidere loro e la donna deve stare zitta e obbedire, mentre una comunicazione alla pari libera l’operatore sanitario da un peso. Le donne gravide sono diventate pazienti da quando i parti si sono spostati negli ospedali, adesso gli ospedali sono diventati aziende quindi l’Autrice si chiede perché non vengano fatti dei questionari di gradimento a tutte le donne e non vengano dati incentivi economici agli operatori che sono risultati più empatici. Se vogliamo che le donne mettano al mondo i bambini, deve essere bello partorire. E può essere bello, lo posso testimoniare.</p>
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		<title>Il denaro fa dell’angelo un demonio.</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2024/09/19/il-denaro-fa-dellangelo-un-demonio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 08:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[non aver paura mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Rachele Sagramoso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terribile foto è di una madre indiana. ha avuto due gemelli, un bimbo e una bimba. le hanno detto che il latte in polvere è migliore, ma dato che è caro lei lo ha usato solo per il maschietto, che morirà di enterite necrotizzante 10 ore dopo la foto. i bambini allattati con il biberon non si attaccano più al capezzolo perché non hanno sviluppato i muscoli per succhiare forte: il biberon non li fa sviluppare. Il denaro fa dell’angelo un demonio. La capacità di corruzione del denaro non ha limiti, il denaro è potere, il denaro è territorio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6013" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2024/09/mamma-che-allatta-226x300.x55482.jpg" alt="" width="226" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2024/09/mamma-che-allatta-226x300.jpg 226w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2024/09/mamma-che-allatta.jpg 382w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></p>
<p>La terribile foto è di una madre indiana. ha avuto due gemelli, un bimbo e una bimba. le hanno detto che il latte in polvere è migliore, ma dato che è caro lei lo ha usato solo per il maschietto, che morirà di enterite necrotizzante 10 ore dopo la foto. i bambini allattati con il biberon non si attaccano più al capezzolo perché non hanno sviluppato i muscoli per succhiare forte: il biberon non li fa sviluppare.</p>
<p>Il denaro fa dell’angelo un demonio.</p>
<p>La capacità di corruzione del denaro non ha limiti, il denaro è potere, il denaro è territorio, guadagnare denaro ci scarica fiumi di dopamina ed endorfine nel cervello. Difficile resistere. Può essere un’emozione potente come l’innamoramento, e come l’innamoramento può causare lo smarrimento delle linee logiche, in termine tecnico chiamata dissonanza cognitiva. Il cervello rifiuta di vedere la verità, vale per tutti gli uomini politici affascinati dalla bionda di turno, vale purtroppo per i medici. Il conflitto di interessi è una corruzione tragica. Il latte in polvere è stato il primo tragico tradimento delle Società di pediatria. Il latte in polvere è un prodotto pessimo, mentre il latte materno è il prodotto perfetto. Si forma quando il bimbo piange perché deve essere somministrato quando lui ha fame, è perfettamente sterile, cambia di giorno in giorno per adattarsi alle esigenze del piccolo, lo protegge dalle infezioni, è gratis in tutti i sensi, non costa denaro e non necessita di azioni come bollire, pesare, sterilizzare: non occorre nulla, solo la mamma e il bimbo. Come i pani e i pesci moltiplicati da Gesù Cristo, il latte si moltiplica secondo le necessità del bimbo, più succhia più se ne forma per questo una mamma può allattare anche due bambini, il suo e quello di un’altra mamma che non può allattare. Questa era la potenza delle balie. Il prodotto pessimo, il latte in polvere, nasce per una falsa buona motivazione: nutrire gli orfanelli, o i figli delle (pochissime) donne per cui è impossibile allattare. Perché affliggere questi bambini con il prodotto pessimo? Molto meglio, come si era sempre fatto, dare loro il latte di un’altra donna, la zia, un’amica, una balia, che così integrava le sue econome con questa azione bellissima. Il pessimo latte degli svizzeri della Nestlé ha sostituito le balie negli orfanatrofi e negli ospedali, ha tolto un lavoro bello alle donne povere, ma dato che la moneta cattiva, anzi pessima, caccia quella buona, è stato “consigliato” a tutte le donne. I pediatri hanno adorato il latte in polvere, non solo per i fiumi di denaro che arrivavano dalla Nestlé alle società di pediatria, non solo per il piccolo bonus per ogni formula consigliata, ma perché finalmente l’allattamento era medicalizzato, “scientifico” controllato. Bilancia, orologio, necessario per sterilizzare e il pediatra che indicasse quanti grammi e quante volte al giorno diventavano essenziali. Ogni bambino diventava un cliente. I bambini con il latte artificiale diventavano più grossi: quale prova migliore della sua superiorità? Quando si corrompe un sistema, è sufficiente corrompere il 10 %. Gli altri 90% si muoveranno per conformismo, si conformeranno perché hanno partecipato a congressi dove è stato spiegato che il latte in polvere è migliore, perché è misurabile, deve essere somministrato dopo essere stato pesato e a orari fissi, e questo sembra più scientifico dell’allattamento materno che allatta giustamente quando il bambino ne ha bisogno, nella quantità che non ha bisogno di essere misurata perché è quella di cui il bambino ha bisogno. Il latte in polvere per neonati è un prodotto pessimo, nutritivamente molto imperfetto e completamente privo di qualsiasi capacità di proteggere contro le infezioni, che nei bambini non allattati al seno sono favorite. Dove la sterilizzazione non è perfetta, diventa veicolo diretto di malattia e di morte. Se il bambino non succhia, il latte si perde, quindi non facendo succhiare i bambini al seno, il latte è stato perso: è come amputare una gamba sana per poter mettere una protesi. Un crimine. Il latte artificiale è stato diffuso prima che le tecniche di sterilizzazione fossero diffuse e prima dell’esistenza degli antibiotici. È stata un’ecatombe. Il latte artificiale è stato consigliato come migliore e diffuso nel terzo mondo dove le tecniche di sterilizzazione sono spesso impossibili e gli antibiotici pochi: un’ecatombe. Esiste un Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno OMS/UNICEF. Dal 1856, con l’invenzione della formula lattea artificiale, la medicina ha messo le mani sull’alimentazione infantile. Per ragioni politiche: il bambino può essere alimentato da chiunque perché così mamma va a lavorare, oppure, grazie alle tecniche attuali, l’orrida gestazione per altri, perché mamma non esiste. Vi sono delle pratiche attuali che hanno banalizzato il rapporto madre e figlio, come la pratica dell’utero in affitto che si può realizzare nel momento in cui è disponibile una formula lattea. Non ho bisogno della mamma e nemmeno di una balia a cui il bambino inevitabilmente si affezionerebbe. Non tutti i pediatri si sono piegati. Risale al 1939 la testimonianza di una pediatra, Cecilia Williams, in un discorso intitolato “<em>Milk and Murder</em>” affermò che dopo aver visto il “massacro di innocenti” dovuto all’alimentazione artificiale è impossibile non ritenere che la pubblicità del latte artificiale, che sia dato come migliore dell’allattamento materno, debba essere considerata un crimine e che quelle morti devono essere considerate omicidi.  Molti bambini morivano per dissenteria o enterocolite necrotizzante anche a causa del biberon <em>Robert </em>, un biberon di vetro collegato alla tettarella da un lungo tubicino in caucciù che diventava un ricettacolo di batteri. Il biberon <em>Robert </em>venne chiamato “assassino di bambini”. Negli anni ’70, in Asia e Africa vennero intraprese dalla Nestlè massicce campagne di promozione del latte in polvere con distribuzione di campioni gratuiti contenenti una quantità di prodotto tale da terminare quando le madri avevano già smesso di produrre il loro latte. I bambini che bevono latte in polvere in condizioni non igieniche hanno tra le 6 e le 25 volte più probabilità di morire di diarrea e 4 volte in più di morire di polmonite dei bambini allattati al seno. A differenza del latte materno, la miscela di latte vaccino in polvere, zucchero e olio vegetale non contiene nulla che possa aiutare i bambini a combattere le malattie o a sviluppare un’immunità naturale. Nel 1978 i dirigenti della Nestlè sono comparsi davanti al Senato degli Stati Uniti per spiegare perché un gran numero di bambini stava morendo o si stava ammalando a causa del loro latte.</p>
<p>Nel 1981, l’OMS ha stabilito nuove norme più restrittive per la somministrazione del latte in polvere per cui il marketing si è spostato in zone con meno limitazioni come il Sud-est asiatico e il Pacifico. Quando ci si è resi conto che c’era un mercato che puntava alle vendite più che alla salute dei bambini, è stato redatto un codice etico, senza obbligo di recepimento. Il nostro Paese lo ha recepito. Il Codice si prefigge di diffondere il sostegno all’allattamento materno dal momento che non si può paragonare il latte materno umano a qualsiasi latte artificiale e oggi non si può più utilizzare il termine “umanizzato” per quest’ultimo. Il latte materno è specifico per ogni specie: il latte materno della donna ha lo 0,5% di proteine mentre il latte vaccino il 6%. Il Codice ha dato una regolamentazione ai sostituti del latte materno, cioè al latte artificiale, ai biberon e alle tettarelle. Vi è inoltre un decalogo sulla sterilizzazione sia dell’acqua per preparare il latte artificiale, sia di tutto quello che va in bocca al bambino. Molti pediatri perdutamente innamorati del latte artificiale hanno accusato il Codice di obbligare le donne ad allattare. Fino a 150 anni fa l’allattamento era considerato normale, se la mamma non riusciva ad allattare c’erano le altre donne della famiglia o le balie, tutta una serie di aiuti e il bambino veniva allattato. Nonostante il recepimento della legge, non è così automatico che la donna venga aiutata ad allattare cioè le venga spiegata la fisiologia lasciando poi che sia lei stessa a decidere. Allattare può non essere facile, per questo esistono le Consulenti professionali allattamento materno, ad esempio: poche donne sanno che ci sono dei momenti chiave, a 3 settimane, 3 mesi e 6 mesi in cui la mammella sembra che si svuoti perché deve ricalibrarsi per produrre un latte di tipo diverso, in questi momenti la mamma può essere convinta a passare alla formula lattea artificiale mentre è sufficiente continuare a far attaccare il bambino e dopo 24 ore la mammella torna a produrre quanto necessario. L’allattamento è anche uno dei modi per prevenire la Sids, la morte in culla. Nel 2013, su richiesta ufficiale della Dottoressa Rachele Sagramoso, ostetrica, scrittrice, blogger e madre di sette bambini, il nuovo Codice deontologico delle ostetriche ha recepito il Codice internazionale. Rachele è autrice del magnifico libro “Non aver paura mamma”. Leggetelo se siete madri e anche se non lo siete!</p>
<p>Comprate i miei libri. Li trovate su <a href="https://www.emporiosdm.com/it/">https://www.emporiosdm.com/it/</a>. Sono bellissimi. Molti librai si rifiutano di venderli e molti bibliotecari si rifiutano di comprarli, quindi acquistarli è una forma di lotta. Iscrivetevi alla Brigata per la difesa dell’ovvio https://www.brigataperladifesadellovvio.com/ , la piattaforma dove vi diciamo cose che nessun altro vi ha detto e diamo assistenza medica.</p>
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		<title>I genitori che troppo accarezzano i figli non li educano alla virtù.</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2023/05/09/i-genitori-che-troppo-accarezzano-i-figli-non-li-educano-alla-virtu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 19:04:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Giampaolo Nicolais]]></category>
		<category><![CDATA[Il bambino capovolto]]></category>
		<category><![CDATA[Rachele Sagramoso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proverbio desueto, appartenuto a epoche passate, riportato solo su almanacchi talmente antichi  che ancora vi compare  la antiquata parola virtù. I bambini sono passati dalla catastrofica pedagogia nera alla ancora più catastrofica assenza di linee direttive, che potremmo riassumere nel neologismo apedagogia postsessantottina. Il principio guida della pedagogia nera, il cui massimo esponente fu il medico tedesco Shreber, era la intrinseca  cattiveria del bambino, che doveva quindi essere educato all’obbedienza assoluta, al totale controllo degli impulsi, e  reso adulto precocemente.  Era vietato prendere in braccio i bambini, le donne dovevano allattare chine sulle culle, era vietato rispondere al pianto, i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-5366" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/05/mamma-200x300.x55482.webp" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/05/mamma-200x300.webp 200w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2023/05/mamma.webp 274w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>Proverbio desueto, appartenuto a epoche passate, riportato solo su almanacchi talmente antichi  che ancora vi compare  la antiquata parola virtù.</p>
<p>I bambini sono passati dalla catastrofica pedagogia nera alla ancora più catastrofica assenza di linee direttive, che potremmo riassumere nel neologismo apedagogia postsessantottina. Il principio guida della pedagogia nera, il cui massimo esponente fu il medico tedesco Shreber, era la intrinseca  cattiveria del bambino, che doveva quindi essere educato all’obbedienza assoluta, al totale controllo degli impulsi, e  reso adulto precocemente.  Era vietato prendere in braccio i bambini, le donne dovevano allattare chine sulle culle, era vietato rispondere al pianto, i bambini erano duramente puniti alla minima infrazione e dai sei mesi di vita in poi era obbligatorio lavarli solo con acqua fredda, anche in inverno. Per addestrarli alla verità e all’obbedienza era consigliato di lasciarli soli a lungo con una ciotola piena di qualcosa di piccolo, ciliegie, caramelle o qualcosa di simile.  Poi l’esaminatore rientrava nella stanza e chiedeva con aria arcigna se il bambino aveva mangiato qualcosa. Le ciliegie o caramelle erano state accuratamente contate. Se il bambino aveva ceduto e aveva poi avuto l’ardire di mentire, come in effetti sarebbe istintivo davanti all’aria arcigna dell’esaminatore, era punito fino allo sfinimento.  Questo rendeva il bambino assolutamente ligio al dovere e all’esecuzione di ordini, a volte incapace di menzogna, e privo di empatia. La incapacità a mentire è un sintomo importante spesso legato a  mancanza di empatia. L’empatia si forma con maggiore difficoltà dove il bambino non abbia avuto in diritto di essere compreso. Si tratta di persone che vivevano con pesanti linee direttive ed erano linee disegnate da altri. La apedagogia postsessantottina afferma la intrinseca bontà del bambino che deve quindi essere lasciato totalmente libero, affidato ai suoi impulsi e inchiodato a un’infanzia cronica che dura fino a 45 anni per poi trasformarsi in adolescenza permanente. La pedagogia nera ha creato individui frustrati e incapaci di empatia, la apedagogia crea disturbi borderline di personalità, ulteriormente peggiorati dall’uso abituale della cannabis. Il disturbo borderline di personalità è attualmente considerato normale, al punto tale che vengono serenamente mostrate le cosiddette crisi pantoclastiche, accessi di collera durante i quali si spacca tutto,  tipiche di questo disturbo. I Maneskin  che spaccano i loro strumenti e il tizio che prende a calci i fiori sul palco di Sanremo mostrano, vera o simulata che sia, una crisi da disturbo borderline di personalità.  Il disequilibrio, anche se non necessariamente grave fino al disturbo borderline di personalità è una situazione favorevole per un essere umano che debba vivere senza: senza lavoro, senza coniugi, senza famiglia, senza casa né auto (ma potrebbero avere un monopattino), senza nazione, senza identità, senza religione, senza emettere emissioni, soprattutto senza figli che emetterebbero emissioni, per cui pillola e aborto sono gratis, senza creare disturbo. Le terrificanti dittature del secolo precedente avevano bisogno di frustrati esecutori di ordini disfunzionali. Le terrificanti dittature odierne necessitano di persone in disequilibrio permanente che diventano esecutori di ordini disfunzionali. Si intende per ordine disfunzionale un ordine che è contro l’interesse dell’individuo e della sua etica, uccidi gli armeni,  distruggi la chiesa dei tuoi avi e poi porta tuo padre in un gulag, uccidi gli ebrei, prendi Stalingrado e poi resta lì a morire, chiuditi in casa per il terrore di una malattia curabile con lo 0,2% di mortalità, caccia dal lavoro chi rifiuta una terapia genica sperimentale e auguragli di diventare poltiglia verde. Questo è difficile da capire, sicuramente contro intuitivo. Tutti abbiamo l’impressione che sia più facile dare ordini, soprattutto se si tratta di ordini che sono contro la loro etica e contro il loro interesse,  a persone inquadrate e coperte, cronicamente in assetto militare piuttosto che a variopinti fricchettoni sempre un po’ strafatti di cannabis o pornografia. E invece la cosiddetta pandemia e la sua incredibile gestione, tutta la problematica gender e quella climatica, la guerra in Ucraina,  dimostrano come sia enormemente facile dare a persone destrutturate ordini contro il loro interesse e contro l’etica. Lo intuisce e lo spiega Lucien Cerise nel libro <em>Gouverner par le chaos</em>, governare attraverso il caos, prezioso testo sull’ingegneria sociale e la mondializzazione. L’ingegneria sociale è sempre una violentissima forma di sovversione sociale. La società si forma spontaneamente, adattandosi alla necessità, creata dalla somma della azioni di tutti gli uomini, ognuno unico e irripetibile. L’ingegneria sociale desidera sterminare questa struttura spontanea e sostituirla con una struttura “ideale”, secondo un ideale che appartiene alle élite e che per la gente sarà una dannazione. L’ingegnerizzazione sociale ha diversi passaggi che Cerise spiega molto accuratamente, e deve obbligatoriamente cominciare creando una situazione di urgenza assoluta, così da destabilizzare la popolazione e impedire qualsiasi dubbio e discussione. La pandemia è stata un’emergenza, l’emergenza climatica è appunto chiamata emergenza, chiunque faccia sprecare tempo ed energia in dubbi, richieste di chiarimenti, osservazioni su irrazionalità, contraddizioni e scempiaggini diventa un nemico del popolo e della sopravvivenza del pianeta. Il gender è un’emergenza permanente, basata sulla spaventosa supposta fragilità delle persone con orientamento non fisiologico e con l’idea di avere un’identità sessuale varia e cangiante, che potrebbero crollare in una depressione senza speranza e scivolare verso il suicidio se usiamo il pronome sbagliato, le parole uomo e donna, le parole padre e madre, diciamo che ci piace Dante, che ci dà la nausea la gravidanza per altri e che non vogliamo finanziare i Pride dove la nostra religione è ingiuriata. C’è quindi un obbligo di dissociazione dalla realtà, per emergenza psicologica permanente. Le dittature, quelle di acciaio del secolo precedente e quelle fluide e glitterate attuali, hanno bisogno di pedagogie ad hoc per creare i loro servi ideali. Per allevare i figli occorre quindi amore e severità. Un genitore amorevole e severo non è un ossimoro, ma un pleonasmo. Un genitore che ami i suoi figli, deve porre limiti e soprattutto deve porgere ostacoli da superare, perché solo superando gli ostacoli si forma il senso del proprio valore. È soprattutto il padre che ha questo compito e quindi per creare un popolo di servi perfetti della destrutturazione occorre abbattere i padri. Il peggior rappresentante dell’odio al padre è stato Marcello Bernardi, che vedeva nella famiglia una cellula dell’odiato patriarcato con il padre che rappresentava il capitale e la madre e figli che rappresentavano in proletariato in lotta permanente. Un genitore deve dare amore senza condizioni, amiamo i nostri figli anche quando disubbidiscono o combinano guai, ma amare i nostri figli non impedisce di pretendere che il letto sia rifatto al momento di andare a scuola e che i voti di scuola non scendano sotto la decenza e la sufficienza, perché altrimenti il messaggio inconscio che trasmettiamo è “tanto non sei capace”, una perdita totale di fede in sé stessi. Parlano di come allevare i figli innumerevoli libri. Tra i molti ho amato molto <em>Il bambino capovolto</em>, di Giampaolo Nicolais e <em>Non avere paura mamma, </em>di Rachele Sagramoso. Giampaolo Nicolais è un docente di Psicologia dello sviluppo che ha scritto un dolente saggio dove parla della tristezza delle nostre strade dove ci sono sempre più cani e sempre meno bambini, dell’orrore della cosiddetta maternità surrogata, dell’importanza per un bambino di avere amore e protezione, e qualcuno che abbia il coraggio di indicare la strada, porre limiti e ostacoli da superare, perché solo così possiamo imparare la forza, e che l’etica è una forma di amore. Rachele Sagramoso, ostetrica,  scrive un libro pieno di scienza e tenerezza, dove alterna linee teoriche sul processo educativo ad aneddoti dei suoi sette figli o dei bambini della amiche, di bambini veri, cioè, fatti di gambe, braccia, affetto, e capricci. Non avere paura mamma, e non abbiate paura bimbi. La vita è un’avventura straordinaria e le porte degli inferi non prevarranno. Il gran reset fallirà. Sconfiggeremo il caos.</p>
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		<title>L&#8217;unica libertà sacra è quella di abortire</title>
		<link>https://www.silvanademaricommunity.it/2020/04/17/lunica-liberta-sacra-e-quella-di-abortire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvana De Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 09:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-1131 aligncenter" src="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/i-hope-my-mom-is-pro-life-300x161.x55482.jpg" alt="arte postmoderna silvana de mari community" width="300" height="161" srcset="https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/i-hope-my-mom-is-pro-life-300x161.jpg 300w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/i-hope-my-mom-is-pro-life-768x413.jpg 768w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/i-hope-my-mom-is-pro-life-400x215.jpg 400w, https://www.silvanademaricommunity.it/wp-content/uploads/2018/02/i-hope-my-mom-is-pro-life.jpg 930w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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<p>L&#8217;unica libertà sacra è quella di abortire</p>
<p>La vittoria non appartiene ai grandi eroi. Chiusa è per sempre l’epoca di Achille, quella di Orlando, quella di Lancillotto. La nostra è l’epoca dei personaggi di Sordi e di Verdone, del ragionier Fantozzi. È  l’epoca dei poveri e dei fragili, di complessati e degli scadenti. La microbiologia si adegua. Non è l’ebola che ci sta mettendo in ginocchio. Non è nemmeno la peste nera. È un fetentissimo  coronavirus poco più che impotente, che ha finora messo a morte meno di 100000 persone su una popolazione di 7 miliardi e qualcosa, eppure ha in pugno il pianeta.</p>
<p>Nel giro di pochi giorni abbiamo rinunciato alle libertà più elementari: camminare, correre, andare a comprarci una maglietta in un negozietto carino. Abbiamo anche rinunciato alle libertà più sacre, andare alla Messa, inclusa la Messa di Pasqua. Riassumo per i non troppo esperti in cattolicesimo. Nel cattolicesimo la Messa è obbligatoria la domenica e i giorni di precetto. L’obbligo è contenuto nel Terzo Comandamento. Il divieto di portare l’orrida, ossuta e stitica Pachamama, patrona del sacrificio umano e dell’aborto sugli altari è contenuto nel primo, e quello lo avevano  già preso a calci. Nessun Papa può violare un obbligo di questo genere, che potremo definire un ordine primario. Se è obbligatorio andare a Messa tutte le domeniche, più qualche altro giorno di precetto, di Pasqua e addirittura obbligatoria l’eucarestia. Tutto questo è completamente saltato.</p>
<p>Quelle che non sono saltate sono le due libertà più sacra e inviolabili della nostra epoca, quelle per cui veramente vale la pena di rischiare il contagio, vale la pena di morire e di contagiare: libertà di aborto e libertà di immigrazione selvaggia e incontrollata. Madama Lamorgese , Nostra Signora dell’accoglienza,  annullerà tutte le decisioni dei sindaci che cercano di proteggere la salute dei loro cittadini nella prima maniera logica, tirare su il ponte levatoio.</p>
<p>Femministe, Saviano, Boldrini and co proteggono la seconda libertà sacra e inviolabile che brilla e scintilla al di sopra di tutto, la libertà di aborto. Mentre i pazienti oncologici rinunciano a interventi diagnostici e curativi, mentre i pazienti distrofici sprofondano nelle loro distrofie senza cure, l’aborto resta l’unico diritto umano garantito, insieme a quello di immigrazione selvaggia, con un certa logica, prima bisogna fare il vuoto per poi  riempirlo.  E anche in questo periodo in cui siamo immersi nella morte, se non altro nel racconto della morte perché di morti oggettivamente non ce ne sono così tante, il diritto di uccidere il piccolo grumo di cellule nel proprio addome, quel piccolo grumo che diventerebbe un bimbo che direbbe mamma, deve essere assicurato. Resta sotto censura l’ informazione che non si tratta affatto di un grumo di cellule. La parola grumo intende qualcosa di caotico, mentre il fetino già dai suoi primi istanti è un insieme di cellule con organizzazione straordinaria e incredibile, che ogni giorno acquisisce struttura e competenze. Sono sotto censura le immagini di come avviene veramente un aborto, che sono nauseanti e terribili. È assolutamente vietato parlare di levare la gratuità a un intervento che non è necessità ma scelta e potrebbe essere rimpianto. Chi ritiene che l’utero è suo, se lo gestisca quei soldi suoi, perché l’aborto è una ferita insopportabile quando lo si rimpiange e non voglio finanziare il vostro dolore. Preferisco ve lo paghiate da sole. È meno sbagliato da un punto di vista psicologico. La sacralità della libertà di aborto ha generato due interessanti proposte. La prima è la schedatura, già in fase di attuazione, di tutti i medici obiettori. Ringrazio commossa. Finalmente qualcuno fa qualcosa di intelligente. Quando ho bisogno di un ginecologo, mi rivolgo solo medici obiettori. Se dovessi avere un’emorragia o un cancro, preferirei morire di emorragia o di cancro piuttosto che farmi sfiorare da un ginecologo che ha usato le sue mani per prendere il grumetto di cellule che diventerebbe un bimbo che dice mamma ,smembrarlo senza anestesia nel ventre di sua madre o buttarlo tutto intero mentre ancora si muove nel bidone delle garze sporche.</p>
<p>La seconda idea luminosa, perché le donne che devono abortire stiano più comode e riparate, e di fare gli aborti a casa. Questo è meraviglioso: un bell’aborto sul tavolo da cucina, o direttamente nel letto che faranno da memento per tutto il resto della vita della donna. Gli eventuali bambini li si può chiudere in cameretta con la raccomandazione di non uscire, oppure anche con la raccomandazione di uscire e approfittare  per la ricerca di scienze “Mostra e dimostra”: questo era il mio fratellino, questo piedino di tre millimetri ci permette di risalire mediante un semplice calcolo alla settimana di gestazione. Un’idea luminosa poteva splendere solo nella mente di Saviano, Boldrini e associati.</p>
<p>La legge 194 recita: &#8211; lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L&#8217;interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite. Art.2 &#8211; &#8230;&#8230;&#8230;.. della collaborazione volontaria di formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato che possono anche aiutare le maternità&#8221; difficili dopo la nascita.  L&#8217;operatore che effettua il colloquio previsto dalla 194 deve cioè tentare di rimuovere le  cause che inducono ad abortire.</p>
<p>Questo operatore sarebbe previsto nel comodo aborto sul tavolo da cucina?  Potete mandarci qualcuno che si batta veramente per la vita? Potete mandare me, Rachele Sagramoso, Costanza Miriano, Giorgio  Celsi, Toni Brandi, Jacopo Coghe o qualcuno in grado di spiegare che la vita è magnifica e vale la pena di battersi per la vita, che se la mamma non può badare al piccolino ci sono migliaia di mamme e papà in lista di attesa, che se lo vuol tenere, procureremo noi passeggini, tutine, scarpine di lana col fiocco. Così dopo questa pandemia nascerà qualche bimbetto in più e il mondo fiorirà di nuovo.</p>
<p>Se è vero che in una catena la forza è data dall’anello più debole, in un popolo la forza è data dall’anello più forte. Fino a quando c’è qualcuno che si batte, quel popolo non è vinto. A Trento, rinchiuso nella unità infettivi, protetto a sua volta dalla tuta bianca, un sacerdote giorno e notte somministra sacramenti e Estrema Unzione. Sua Eccellenza Reverendissima mons. Carlo Maria Viganò ha diffuso un appello a tutti i Vescovi e i Presbiteri del mondo, invitandoli ad unirsi a lui nella recita dell’Esorcismo di Leone XIII, nel giorno del Sabato Santo, alle 3 del pomeriggio.</p>
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<p>Sacerdoti,: cotta, stola e rituale! Siete il nostro esercito, l’ultimo che ci è rimasto, avete lo scudo della Fede e la protezione della Regina delle Vittorie. Pregate per noi, pregate per la Chiesa e per i bimbi abortiti. Se avete bisogno del testo digitate Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos  e che  San Michele sfoderi la spada con voi.</p>
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