Il diritto di uccidere a spese dello stato
Esattamente che senso ha dichiarare l’aborto un diritto, come ha appena fatto l’Unione Europea? L’aborto è già facile e immediato ovunque. Perché dichiararlo un diritto? Questa dichiarazione ha quattro conseguenze. Ricordiamo sempre che a ogni diritto corrisponde un dovere e, nel caso questo diritto sia intralciato o negato, corrisponde un reato. Se l’aborto è un diritto, disapprovarlo, cercare di impedirlo anche solamente pregando davanti a una clinica abortista, magari in assoluto silenzio, diventa un reato. Se l’aborto è un diritto, l’obiezione di coscienza diventa automaticamente un reato: quindi i medici veri, quelli che rifiutano di smembrare corpicini senza anestesia nel corpo delle loro madri, saranno allontanati dagli ospedali. Da un punto di vista giuridico, qualsiasi cosa sia dichiarata un diritto, può diventare un dovere. Se è un diritto, è perché non nuoce a nessuno. Quindi il danno fatto al feto, la sua morte, il danno fatto al padre del bambino che viene privato della paternità, il danno fatto ai fratellini e ai nonni è equiparato a zero. Equiparato a zero anche il danno che la donna sta facendo a sé stessa. L’aborto è un suicidio differito. Invece di uccidere me stessa, uccido la mia prole. È sempre il segno di un odio contro di sé che un potere malefico sta coltivando invece di contrastare. Dato che è un diritto, e quindi, secondo la narrazione ufficiale, non nuoce a nessuno, ne deduciamo due cose. Primo: il feto non esiste e quindi non può essere difeso da nulla. Secondo: l’aborto può essere reso, in caso di necessità, un dovere. Lo Stato potrà decidere l’aborto obbligatorio di un feto malformato per il suo migliore interesse ma soprattutto per il migliore interesse della società, il cosiddetto bene comune. Lo Stato potrà decidere la soppressione di feti considerati in soprannumero, o troppo poveri, per il loro migliore interesse ma soprattutto per il migliore interesse della società: il bene comune, come è già successo in Cina.








