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Distopia

By Silvana De Mari
1 Febbraio 2026
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Sono una scrittrice di libri bellissimi (tra i miei innumerevoli pregi c’è anche l’assoluta mancanza di falsa modestia; oltretutto uno scrittore deve credere in quello che scrive, altrimenti vuol dire che i suoi libri sono alberi inutilmente abbattuti). Anche come medico sono bravina ed è per questo che mi sono guadagnata una gloriosa radiazione. Fino ad ora i miei generi letterari preferiti, sono stati fantasy e romanzo storico. Ho deciso di cimentarmi nel romanzo distopico, la fantapolitica. Il titolo è “La rivolta”. È ambientato a Distopia, una Repubblica bellissima, il paese più bello del mondo, che nasce su un territorio non solo magnifico, ma anche incredibilmente vario, essendo una lunga penisola. Il clima è mite. Le opere d’arte sono le più belle. La cucina è la migliore del pianeta. Nella Repubblica di Distopia, non solo i confini non son guardati, ma addirittura con il denaro dei dissanguati contribuenti, si importano migliaia e migliaia di stranieri di una religione diversa e molto aggressiva, che odiano gli abitanti di Distopia, che li aggrediscono, li rapinano, li deridono, li uccidono a colpi di machete, di coltello e di piccone. I crimini sessuali non si contano. I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici Amministratori, che fondono sia il potere legislativo che quello giudiziario, e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia possono essere aggrediti, è permesso insultarli, é permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, é punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale. Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave, e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non é permesso, e infatti non ne fanno. Semplicemente danno le dimissioni, tutti, tutti insieme. E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro i poliziotti e carabinieri diventati “cattivi” esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri ambienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici Amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel, anche loro con costumi fantastici, e quindi ripuliscono le città. I poliziotti sono vestiti da Spiderman, e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici Amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro paesi che aiuteranno a costruire, perché una volta tornati a casa migliorano, Distopia torna a essere Utopia, il paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile. Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con i più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.

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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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