Silvana De Mari Community

Main Menu

  • Home
  • Donazioni
  • Chi Sono
  • Articoli
  • Contatti

logo

  • Home
  • Donazioni
  • Chi Sono
  • Articoli
  • Contatti
  • Di tanto in tanto non fa male

  • Agli islamici si perdona anche il genocidio

  • La spirale del dolore

  • O capiamo o moriamo

  • Quando la superbia galoppa, la vergogna siede in groppa.

Generale
Home›Generale›Di tanto in tanto non fa male

Di tanto in tanto non fa male

By Silvana De Mari
15 Luglio 2026
1
0
Share:

 

È uno di quei proverbi moderni che nessuno ricorda di aver inventato e che tutti ripetono con la sicurezza con cui un tempo si citavano Aristotele o la nonna. Deve essere nato nello studio di qualche dietologo, allevato dai rotocalchi femminili e infine adottato dalla pubblicità. Ogni mese gli stessi giornali spiegano come perdere cinque chili in una settimana e, venti pagine dopo, propongono la ricetta della torta di mele definitiva, della crostata irresistibile, del dolce “a cui non saprete dire di no”. Il peccato calorico viene assolto prima ancora di essere commesso.
L’idea, in fondo, è persino ragionevole. Lo zucchero non fa bene, ma la fetta di pastiera a Pasqua, il panettone a Natale, la torta del compleanno non ci trasformano automaticamente in una discarica. È la regola statistica: il danno nasce dall’abitudine, non dall’eccezione. Il problema comincia quando questo principio, nato tra glicemia e colesterolo, emigra con sorprendente disinvoltura nella teologia. Anche il peccato funziona come il glucosio. Una bestemmia ogni tanto? Una convivenza ogni tanto? Un adulterio ogni tanto? Un atto impuro non tutti i giorni? L’importante è non farne uno stile di vita. Il peccato occasionale sarebbe una specie di dessert domenicale dell’anima. È una curiosa trasformazione del cristianesimo in dieta ipoglicemica. Eppure la logica religiosa è sempre stata diversa, non perché ignori la misericordia, ma perché distingue con precisione il bene dal male. Le cose sono vere oppure false. Un’azione è buona oppure cattiva. Il pentimento cancella il peccato; non lo ridefinisce come spuntino innocuo. Oggi invece sembra prevalere un cattolicesimo da saldi di fine stagione: elastico, pieghevole, componibile, gluten free, vegano, gay friendly e chi se ne frega che sia un peccato che grida vendetta a Dio, inclusivo, possibilmente sorridente e soprattutto incapace di mettere a disagio qualcuno. Una religione che non chiede conversione ma moderazione; non dice più “non peccare”, bensì “cerca di non esagerare”. È il trionfo del “di tanto in tanto”. Formula utilissima davanti a una fetta di torta. Molto meno convincente quando pretende di sostituire duemila anni di teologia. Perché le calorie si accumulano nel girovita. I peccati, almeno secondo il cristianesimo, appartengono a un’altra categoria. E confondere le due cose significa trasformare il catechismo in un ricettario.

Il peccato occasionale diventa una specie di concessione domenicale, un piccolo strappo alla regola che, in fondo, rende la vita più sopportabile. È una trasformazione curiosa: il cristianesimo ridotto a regime alimentare. I peccati o sono peccati sempre o non sono peccati mai. Cristo disse: «Sia il vostro parlare sì sì, no no; il di più viene dal maligno» (Mt 5, 37). Ma ai tempi di Gesù non c’era il registratore, come ha spiegato il padre generale dei gesuiti Arturo Sosa Abascal, altro campione del Cattolicesimo,  e dunque quel sì sì no no va contestualizzato. Il peccato non si abolisce, si dosa. Il cardinale Víctor Manuel Fernández, detto Tucho, ci ha regalato un formulario, un documento con carta intestata del Dicastero per la Dottrina della Fede, datato 2 luglio 2026, che spiega, con la delicatezza del catechista di parrocchia e la sottigliezza del giurista bizantino, chi può ancora dirsi cattolico e chi no. Il criterio è di rara flessibilità. Come nelle diete, ogni tanto si può sgarrare. Si può andare a una messa della Fraternità Sacerdotale San Pio X, quella dei lefebvriani appena colpiti da scomunica per aver consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, purché la cosa sia occasionale. Si può anche andarci con regolarità, ma senza condividere la dottrina del celebrante, forse pensando alla lista della spesa. In tal caso la scomunica non scatta, perché, recita testualmente la Nota esplicativa, l’imputabilità richiede «piena avvertenza e deliberato consenso», e non si considerano imputabili «i laici che hanno frequentato la Fraternità solo per motivi liturgici o spirituali» (per quali altri motivi la si potrebbe frequentare?), né «quanti, pur consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutano il Magistero né l’autorità del Romano Pontefice». È lo stesso delizioso stile Tucho, di Fiducia supplicans, quella dichiarazione firmata da Tucho e controfirmata da Francesco che nel dicembre del 2023 aprì alla benedizione delle coppie irregolari e delle coppie dello stesso sesso: purché , attenzione, il dettaglio è squisito, la benedizione fosse breve, dieci o quindici secondi al massimo, «pastorale» e non «liturgica», impartita fuori da ogni contesto celebrativo, in fretta, quasi di soppiatto. In tutto questo nessuno però doveva fare l’opera di carità teologale che recita di avvisare il peccatore del suo peccato. Non informare il peccatore del suo peccato è la più grave e la più tragica delle mancanze di carità. Chi incontri due persone con stile di vita omoerotica e non le informi che sono in peccato mortale, un peccato che grida vendetta a Dio, o addirittura benedice un’ unione che è un peccato che grida vendetta a Dio, ne diventa complice. Il profeta Ezechiele, capitolo 33, non lascia scampo. «Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Se io dico al malvagio: “Tu morirai”, e tu non parli per avvertirlo, egli morirà per la sua iniquità, sanguinem autem eius de manu tua requiram: del suo sangue chiederò conto alla tua mano». La sentinella che dorme è complice dell’assassino che passa. Il pastore muto risponde del gregge sbranato, dice San Giovanni Crisostomo nel De sacerdotio, e San Tommaso, nella Summa, colloca la correzione fraterna tra i doveri di carità, non tra le opzioni del galateo pastorale. Oggi è il contrario. Tacere è delicatezza, denunciare è violenza, ammonire è ferire. E intanto la sentinella ha smontato la garitta, l’ha trasformata in confessionale panoramico e ci spiega, con l’aria del sociologo, che il lupo va compreso nel suo contesto culturale e soprattutto accolto, anzi, incluso. La logica è sempre quella: il peccato non conta se lo si commette in fretta; l’eresia non conta se la si professa senza convinzione; lo scisma non conta se lo si frequenta senza persuasione. Basta essere superficiali, e la Chiesa vi assolve. Basta non prendersi sul serio, e sarete sempre in comunione. La grande innovazione teologica del pontificato è aver scoperto che la distrazione salva le anime. Da otto anni la Santa Sede ha firmato con la Repubblica Popolare Cinese un accordo, provvisorio, segreto, rinnovato a scadenze regolari, in base al quale i vescovi cattolici cinesi vengono selezionati dai sacerdoti locali, ma con il beneplacito del Partito Comunista e la ratifica finale del Papa. Sette vescovi precedentemente scomunicati sono stati reintegrati d’ufficio; altri sono stati imposti a diocesi che avevano il loro vescovo legittimo, spedito a nascondersi in campagna o a marcire in una prigione dello Henan. La Chiesa cosiddetta patriottica, braccio ecclesiastico del regime, celebra la messa sotto la bandiera con le cinque stelle, i suoi seminaristi giurano fedeltà al pensiero di Xi Jinping, i suoi vescovi partecipano ai congressi dell’Assemblea Nazionale del Popolo, ma le loro messe sono valide, e la comunione con Roma è ufficialmente ristabilita. Cristo è morto in Croce per la maggior gloria del Partito Comunista Cinese. Posso frequentare distrattamente Écône senza incorrere nella scomunica, posso ascoltare una predica di don Pagliarani come si ascolta la radio in cucina, mentre posso serenamente partecipare alle messe dei vescovi cinesi nominati dal partito anche aderendo con tutto il cuore, in piena tranquillità: quelli sono in piena comunione, li ha voluti il Papa, li ha benedetti il Segretario di Stato. Potrò godermi il faccione di Mao, sempre presente in queste cosiddetta chiese e pensare che i martiri cristiani che a migliaia hanno trovato l’inferno o la morte sotto il regime erano, come gli Apostoli, tizi un pochettino fanatici, parecchio rigidi, non inclusivi.  Se qualcuno mi obiettasse che quei vescovi hanno accettato di servire un regime che perseguita i loro fratelli cattolici clandestini, che demolisce croci, che sorveglia i confessionali con le telecamere, io risponderei con Tucho: che bisogna contestualizzare. Andremo quindi alla Messa della Fraternità solo di tanto in tanto, per meri motivi spirituali: sapere che ci trovaimo in presenza di persone che sinceramente amano Gesù Cristo e la Madonna.

Tagsfraternità San Pio XMessa tridentinaTucho
Previous Article

Agli islamici si perdona anche il genocidio

0
Shares
  • 0
  • +
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

Related articles More from author

  • è stato rimoso il cartellone Provita silvanademaricommunity
    Generale

    Perché è stato rimosso?

    10 Aprile 2018
    By Silvana De Mari
  • Da sempre mi batto contro le persecuzioni delle persone con comportamento omoerotico Silvana De Mari Community
    Generale

    Da sempre mi batto contro le persecuzioni delle persone con comportamento omoerotico.

    21 Marzo 2019
    By Silvana De Mari
  • Generale

    Voglio le scuse. Medici, fate copia e incolla e mandatela ai vostri ordini

    21 Agosto 2024
    By Silvana De Mari
  • Generale

    Il Papa è uno solo

    10 Settembre 2021
    By Silvana De Mari
  • Danza macabra e horror Silvana de mari community
    Generale

    Tra i morti Covid, la Chiesa: raccomandiamoci a San Michele.

    1 Ottobre 2020
    By Silvana De Mari
  • Generale

    Relazioni umane.

    2 Giugno 2020
    By Silvana De Mari

Ti potrebbe interessare...

  • Generale

    Teologia della scienza

  • Generale

    Avvelenare i pozzi

  • Generale

    Lunedì 25 aprile

  • Latest Posts

  • Di tanto in tanto non fa male

    By Silvana De Mari
    15 Luglio 2026
  • Agli islamici si perdona anche il genocidio

    By Silvana De Mari
    7 Luglio 2026
  • La spirale del dolore

    By Silvana De Mari
    7 Luglio 2026
  • O capiamo o moriamo

    By Silvana De Mari
    7 Luglio 2026
  • Popular Posts

  • Di tanto in tanto non fa male

    By Silvana De Mari
    15 Luglio 2026
  • arte postmoderna silvana de mari community

    Arte postmoderna ai minimi termini

    By Silvana De Mari
    5 Febbraio 2018
  • Peter Pan e Pauline silvanademaricommunity

    Peter Pan e Pauline

    By Silvana De Mari
    6 Febbraio 2018
  • madre natura silvana de mari community

    Madre natura è un’ arcigna megera e non perdona nulla

    By Silvana De Mari
    7 Febbraio 2018
  • Latest Comments

  • Privacy e cookies
Silvana De Mari Community © Copyright 2020 - Powered by EmmeHost