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Non istigate il perdente radicale.

By Silvana De Mari
6 Aprile 2019
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Non istigate il perdente radicale Silvana De Mari Community

Tengo corsi di ottimismo. Spiego l’importanza del sorridere. Esistono evidentemente delle correlazioni tra il cervello e la mimica. Quando siamo contenti sorridiamo. E’ ovvio. La correlazione però funziona anche in senso inverso. Se ci sforziamo di sorridere, dopo un po’ il nostro umore migliora. Lo vediamo con gli attori: gli attori che devono recitare parti dove sorridono spesso, alla fine sono ragionevolmente di buon umore. Gli attori che recitano parti terribili, dove aspettano Godot o ammazzano Desdemona, alla fine sono molto più tristi.

Non tutti sono d’accordo sul concetto che sorridere sia una buona idea. Nei suoi bellissimi libri la scrittrice statunitense Pearl Buck racconta come nella Cina imperiale fosse calorosamente sconsigliato sorridere: poteva attirare l’invidia di minuscoli rognosi folletti che avrebbero saldato il conto per quell’attimo di felicità. In realtà non sono i folletti che ci massacrano se siamo contenti, ma i perdenti radicali. Il perdente radicale è descritto nell’omonimo libro del filosofo tedesco Hans Magnus Enzensberger. Il perdente radicale è colui che non tollera che altri abbiano più di lui. Pur di distruggere coloro che hanno più di lui, è disposto a distruggere il mondo anche a costo del proprio sacrificio personale. Per chi non avesse voglia di leggersi Enzensberger, può bastare la fiaba di Biancaneve. Per quale motivo la regina di Biancaneve vuole assassinare Biancaneve? Biancaneve non vuole rubarle il trono, non le ha ucciso il gatto, è solamente più bella di lei. Quindi essere più belli, o più colti, o più bravi, o più capaci, o più ricchi, o più felici, diventa un buon motivo di una condanna a morte.

A Torino Stefano Leo è stato assassinato perché sorrideva, dal 27enne Said Machaouat con una coltellata mortale, e ci va parecchio odio per dare una coltellata mortale, non è una cosa da poco. La coltellata mortale oltretutto non è né la prima né l’unica opzione. Prendiamo atto del fatto che le persone frustrate diventano particolarmente aggressive, e tendono a prendersela col primo che capita, però ci sono diverse opzioni: occhiataccia, insulto, gomitata, calcio sull’alluce, calcio al ginocchio, ginocchiata, insulti alla madre, coltellata non mortale. stefano leo, perdente radicale

Quindi il signor Said Machaouat sarà anche stato anche irritato col mondo, ma una coltellata mortale a uno sconosciuto perché aveva un’aria felice resta un gesto atroce che l’irritazione col mondo non basta a giustificare. Per arrivare a questo gesto occorre la struttura del perdente radicale: un odio al mondo totale che fiorisce su una struttura assolutamente arida, priva di qualsiasi capacità empatica. Un odio totale al mondo per cui si decide di danneggiarlo anche a costo di sacrificare la propria vita, di finire in prigione, e si decide di danneggiarlo levandogli il meglio. Un uomo che sorride è il meglio. Il mondo ha reso infelice il signor Said Machaouat e il signor Said Machaouat si è vendicato uccidendo la parte migliore del mondo: un uomo che sorride.

A questo aggiungiamo il nostro timore che, magari in piccola percentuale, questo sia stato un delitto etnico, come forse quello del ghanese Kabobo, che uccise tre persone a picconate, quello di Pamela in due trolley. Sicuramente sarebbe stato un delitto etnico quello dell’autobus che avrebbe dovuto bruciare con 51 ragazzini dentro, ragazzini quindi “puniti” in quanto appartenenti a un popolo “colpevole” di non tenere i porti aperti. Speriamo di sbagliarci, ma questo dubbio è presente, e a questo punto pretendiamo di essere rassicurati, non di essere insultati. Se questa nostra teoria è vera, allora i vari intellettuali, psichiatri, personaggi politici, disegnatori di vignette, fotografi di magliette, gerarchie religiose e chef alla moda, che passano il loro tempo a spiegarci che i veri responsabili in realtà siamo noi che non siamo abbastanza buoni, accoglienti generosi, stanno facendo un disastro, perché con le loro incaute parole stanno aumentando il risentimento e l’odio verso di noi e verso i nostri figli. Pretendiamo di poter girare nelle nostre strade come si girava fino a 20 anni fa, con la certezza che nessuno ci avrebbe accoltellato o preso a picconate.

Pretendiamo inoltre che si ristabilisca il concetto del libero arbitrio. Il responsabile di un crimine è colui che l’ha commesso. Nessun altro. Se qualcuno lo ha spinto all’infelicità, è irrilevante. L’infelicità non giustifica crimini. Ognuno è responsabile delle proprie azioni, di tutte, e solo di quelle. Chiunque voglia dire fesserie, chiunque si precipiti a giustificare gli assassini col sangue ancora caldo delle vittime, impari a respirare lungo prima di dire parole che potrebbero aumentare il rancore e il risentimento contro innocenti. Mentre continuiamo a seppellire i nostri morti cominciamo a chiedere cautela e silenzio. Anzi, cominciamo a pretenderle.

 

TagsEnzensbergerperdente radicale.stefano Leo
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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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