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12 settembre 1683

By Silvana De Mari
11 Settembre 2019
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Ottanta anni fa esatti i panzer di Hitler traversavano la Polonia, una pianura sterminata senza ostacoli naturali, fatta apposta perché i carri armati possano invaderla, il sogno perfetto del conquistatore carogna. Qualche giorno più tardi saranno i carri armati di Stalin a entrare dal lato orientale. La Polonia era stata spartita in due dallo sciagurato patto Ribbentrop Molotov, quindi tutti quelli che sostengono che il governo PD/5Stelle sia la porcata più grossa mai vista nella storia di questo provato pianeta, stanno onestamente mentendo: il patto Ribbentrop Molotov è stato una porcata talmente enorme da superare per ignominia persino il Conte bis.

Hitler considerava i polacchi esseri inferiori, da cancellare dalla faccia della terra, prima la minoranza ebraica, ovviamente, e poi la maggioranza cattolica. I sovietici invece, dei polacchi, volevano solo cancellare la storia, la lingua, la religione e la cultura e intendevano procedere con poche decine di migliaia di uccisioni e pochi milioni di deportati. I sovietici cioè erano più buoni, per questo adesso abbiamo piccoli geni come Fico, che salutano tutti contenti col pugno chiuso. Io che come cattolica so che Satana non è una metafora e che l’Inferno esiste, un cono che scende, come esiste il Purgatorio, una montagna che sale, mi auguro sempre che nella montagna un girone per gli zuzzerelloni sia previsto e che tutti coloro che hanno salutato col pugno chiuso passino qualche tempo della loro eternità alla Kolima di Stalin o nei Tostadores di Che Guevara, tanto per chiarirsi le idee. Come penso che probabilmente Stalin e Che Guevara stiano passando l’eternità nei rispettivi gironi Kolima e Tostadores, nell’imbuto che scende. Tostadores vuol dire tostapane, è una vezzosa allusione alla temperatura delle celle esposte a sud, senza nessun tipo di servizio igienico, dove fino a cinquanta uomini erano ammucchiati in pochi metri quadrati, per la colpa di essere oppositori, sacerdoti, oppure omosessuali.

Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica, dichiarò due anni dopo Adolf Hitler, l’11 novembre del 1941 stringendo un patto di acciaio col Gran Muftì di Gerusalemme. Hitler considerava gli islamici esseri superiori, al pari dei tedeschi. Teoricamente potevano essere considerati semiti, ma Hitler li dichiarò di pura razza ariana. In quel giorno fu fondata la XIII divisione SS, islamica: quelli che andavano all’attacco con il Corano nella bisaccia. Molti storici ipotizzano che, in cambio della fatwa che schierò al suo fianco i sunniti di Medio Oriente, Iraq, Siria, Arabia ed Egitto, Hitler garantì lo sterminio totale del popolo di Israele. La Soluzione Finale, la decisione dello sterminio degli ebrei che sostituisce l’idea infinitamente più logica ed economica dell’espulsione, fu definitivamente ufficializzata tre mesi dopo, il 20 gennaio 1942 nella Conferenza di Wannsee.

Sia i miliziani di Hamas, sia quelli di Hezbollah usano il saluto hitleriano obbligatoriamente, immagine puntualmente censurata dai nostri media. Il Mein Kampf è il libro occidentale più venduto nei paesi islamici e Adolf il nome occidentale più usato.

La seconda guerra mondiale è stata veramente mondiale. Ha spaziato sulla carta geografica, ma ha spaziato anche negli anni e il suo fantasma è ancora presente qui nel 21º secolo.

In quella occasione, 11 novembre del 41, durante lo spettacolare incontro con il gran Muftì di Gerusalemme, Hitler si rammaricò che l’Europa non fosse islamica, riconoscendo a nazismo e Islam gli stessi nemici e gli stessi valori (lo ha detto lui, io sto solo riportando), e si scusò con il Gran Muftì di Gerusalemme per la sciagurata vittoria cristiana, anzi cattolica, all’assedio di Vienna, in quel 12 settembre 1683, quando, insieme ai 30.000 imperiali e ai 1000 lancieri di Eugenio di Savoia, la straordinaria carica di 20000 Ussari Alati di Polonia, la più bella cavalleria mai esistita al mondo, travolse e annientò i 300.000 ottomani che stavano assediando Vienna.

Su questo il camerata Hitler l’aveva azzeccata. La battaglia di Vienna ha salvato l’Europa. Dobbiamo tutto quello che siamo agli Ussari Alati di Polonia. È anche per questo, credo, che Hitler odiava tanto la Polonia. Il camerata Hitler non era scemo. E non era nemmeno pazzo, liberiamoci di questa imbecillità, la inversione psicologica dell’etica. Non c’era nessuna malattia mentale. Hitler era malvagio. Esiste il Male.

Incominciamo a ricordare noi, quindi, quella straordinaria carica di cavalleria, il 12 settembre 1683, quando gli Ussari Alati di Polonia, al comando del loro re Giovanni Sobieski, scesero giù dal monte Kahlemberg. Gli Ottomani non lo avevano nemmeno occupato, lo consideravano troppo ripido. Lo avevano anzi considerato una loro naturale difesa: di lì non passa nessuno, non preoccupiamoci nemmeno di scavare trincee e erigere palizzate.

Gli Ussari Alati erano una cavalleria invincibile: per 120 anni non erano mai stati sconfitti. Il loro nome nasce dal fatto che portavano sull’armatura un’imbragatura in legno che sosteneva due grandi ali bianche. In guerra, e soprattutto nelle guerre antiche, la psicologia è fondamentale. Anche un depresso o uno sfiduciato può premere un grilletto, ma per sollevare la spada decine di volte ci va una resistenza micidiale, e i depressi e gli sfiduciati, e soprattutto di spaventati, non ce la fanno. Su un campo di battaglia tradizionale è fondamentale fare paura. Su un campo di battaglia tradizionale è fondamentale non avere paura. Le ali di cavalieri facevano paura a tutti, e davano coraggio a loro. Siamo noi, siamo le aquile, siamo i guerrieri di San Michele Arcangelo. Quel giorno a Vienna erano in 20.000, sono venuti giù dal fianco della montagna, hanno urlato il nome di Gesù e di Maria e mentre gli imperiali coprivano loro il fianco e respingevano la cavalleria ottomana, hanno liberato la città stremata dopo due mesi di assedio.

C’è stata un’ultima disperata cavalcata della cavalleria polacca. Quando si sono trovati di fronte i carri armati del Fuhrer che avanzavano sulla loro terra, i cavalieri hanno ricordato i loro antenati e si sono buttati a cavallo nell’ultima carica. Cercavano di avvicinarsi abbastanza da buttare una bomba a mano tra i cingoli del carro armato, riuscendo a restare vivi, oppure da infilarne una nel cannone, e qui non avevano più tempo per evitare di restare schiacciati.

Quella carica non ha fermato le armate del Fuhrer, forse non le ha nemmeno rallentate, ma parecchi carri armati li ha fatti saltare. E ha ricordato il coraggio. Avrai la mia morte ma non avrai la mia resa. Muoio combattendo. Non mi hai sconfitto.

Onore alla Polonia.

Tagsassedio i Viennahitler gran muftiUssari alati
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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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