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Home›Generale›Il suicidio dell’occidente.

Il suicidio dell’occidente.

By Silvana De Mari
27 Agosto 2020
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La Svezia ha perso Malmo, la sua terza città in ordine di grandezza, e anche il resto della nazione non se la passa troppo bene. Grazie all’arricchimento di una immigrazione islamica, la città è ogni giorno più vivace. Una grossa parte dell’immigrazione islamica  vive con i sussidi, quindi non è integrabile nel lavoro e soprattutto ha molto tempo libero. Il sistema sociale svedese serenamente riconosce la poligamia. Nella città l’antisemitismo è arrivato a livelli tali che la comunità ebraica ridotta ogni anno di più, sta scomparendo, la violenza nelle strade è arrivata a un livello tale che le ambulanze circolano solo scortate dalla polizia e le auto della polizia girano in coppia e non da sole. Anche le donne meglio non circolino da sole, l’alto consumo di tossicodipendenze non aiuta e le gang terrorizzano i quartieri.

La Francia ha perso Tolone. La disoccupazione è arrivata al 28 %, L’11 maggio, per la fine della  quarantena, le periferie sono state vivacizzate da scontri tra bande di islamici armati fino ai denti, inclusi kalashnikov, con cui hanno aperto il fuoco. Fortunatamente, essendo strafatti, non hanno centrato nessuno, e quindi il tutto è stato classificato come ragazzata. La simpatica signora velata che un paio di anni fa ha accoltellato due persone in un supermercato al grido di Allah Akbar, è stata dichiarata una pazzarella isolata, affidata a cure psichiatriche, e non ha una giustizia ottusa e brutale che non avrebbe calcolato la sua fragilità.

La Corsica non ha perso Ajaccio. Quando la vigilia di Natale del 2015 ad Ajaccio, dopo aver causato un incendio, un gruppo di ragazzi islamici ha aggredito polizia e pompieri, ferendone due, la reazione della popolazione è stata assolutamente sbagliata, come tutti noi persone perbene sappiamo, ma i corsi sono un po’ ruvidi e un po’ buzzurri. Il giorno di Natale un gruppo di uomini armati di piccone e passamontagna ha vandalizzato il centro islamico e la moschea. Giustamente il presidente della Repubblica francese si è scusato, ma Le Corse Matin, il quotidiano della Corsica, dopo aver chiarito che si dissociava della violenza, ha pubblicato per solo dovere di cronaca  su sei colonne, prima pagina, la lettera che tutti i gruppi indipendentisti armati hanno scritto e firmato tutti insieme. La cortese missiva ricordava agli amici musulmani che tra fucili da caccia e armi più strettamente militari, in Corsica gli uomini sono armati, e che un fatto del genere non doveva ripetersi.

In fatto non si è ripetuto.

Anche la Svizzera non ha perso niente. Dalla prima volta in cui le periferie sono bruciate, con migliaia di auto bruciate, scuole, asili e biblioteche vandalizzati, i medici insultati nei pronto soccorso dagli stessi feriti che stavano cercando di curare, e gang che affrontavano la polizia spavaldamente, in Svizzera non è mai bruciato nemmeno un copertone. La Svizzera è una nazione di uomini armati. C’è un altissimo quantitativo di armi in mano ai civili. Tutti gli uomini sanno usare molto bene un’arma dato che loro servizio militare dura tutta la vita, con richiami periodici ogni due anni. Gli svizzeri hanno una seconda arma che è il referendum: i referendum possono anche essere propositivi, non solo abolitivi come in Italia. Una terza arma che il popolo svizzero tiene nelle sue mani e la cittadinanza, o, meglio, la mancanza di cittadinanza che rende chiunque non la abbia passabile di espulsione, singolarmente o in grossi gruppi dopo eventuale referendum.  Ottenere cittadinanza è difficilissimo, occorre dimostrare onestà integerrima, capacità di lavorare e pagare tasse indubitabili,  occorre dimostrare una enciclopedica conoscenza della storia e della cultura Svizzera e dimostrare, o almeno simulare con una certa capacità teatrale, amore per la suddetta nazione. Non è bruciata nemmeno una macchina, perché se qualcuno ci provasse, in Svizzera, gli sparerebbero delle finestre, e, dopo la sua espulsione, organizzerebbero un referendum per espellere dal cantone tutti coloro che in qualche maniera gli somigliano.  Senza cittadinanza chiunque può essere espulso e eventuali cittadini esasperati potrebbero indire un referendum con espulsione di stranieri dal loro cantone, quindi i cittadini meglio non esasperarli.

Scriveva George Orwell che l’unica democrazia possibile, l’unica situazione dove è possibile la democrazia reale, è quella dove tutti gli uomini sono armati, dove le armi non sono permesse, sono obbligatorie.

A questo punto ci spiegano che se fossimo armati ci  spareremmo tra di noi. La teoria, particolarmente cara alla sinistra, è che il cittadino sia per definizione un minorato mentale da difendere anche da sé stesso. Noi siamo già armati. Un’automobile è un’arma, eppure non la usiamo per investire la professoressa che ha bocciato nostro figlio o la presunta amante del coniuge. I coltelli da cucina sono armi, ma le usiamo solo sugli arrosti. Chiunque abbia in casa una stufa a legna, possiede un’ascia. Eppure non ci ammazziamo tra di noi.

Non sono le armi di uccidono, è la cannabis che uccide, e la cocaina, e la metanfetamina. Il tizio che brucia viva la ex fidanzata, la madre che ammazza di botte il bambino, o che non interviene quando il suo nuovo compagno lo massacra, sono strafatti. La legge che non punisce il possesso di stupefacenti è una legge assolutamente idiota per due motivi. Il primo è che favorisce enormemente gli spacciatori. Se il consumo fosse punito gli spacciatori avrebbero vita molto più difficile. Il secondo è che una persona in stato di ebbrezza aumenta la sua aggressività contro il mondo e il suo livello di idiozia alla guida di un’auto. Quindi per una nazione decente stupefacenti vietati e armi permesse, meglio se obbligatorie.

Dice George Orwell che uomini armati sono l’unico presidio possibile per la libertà. Dove gli uomini sono disarmati la libertà viene persa. Il quantitativo di armi lacrime sangue necessari per riconquistarla è è tragicamente superiore a quanto sarebbe servito per conservarla.

A puro scopo di cronaca inutile informo che la mia famiglia era originaria della Corsica. Nella Corsica del Nord, a Macinaggio, esiste ancora la torre dei De Mari, per avvistare i saraceni e prendere le armi.

Erano tempi barbari in cui si costruivano muri, le solide mura delle torri e non ponti. Dice la leggenda di famiglia che la mia antenata Barbara De Mari da quella torre i saraceni li combattesse con l’ascia.

 

TagsAiaccio.MalmoTolone
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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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