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quelle ce la vostra mano destra possiede

By Silvana De Mari
5 Settembre 2026
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Quelle che la vostra mano destra possiede

A Torino un 42enne di origine bengalese, addetto a un minimarket, è stato fermato con l’accusa di abusi sessuali ai danni di una tredicenne; la gip ha disposto l’obbligo di firma, valorizzando l’assenza di precedenti, la collaborazione e il pentimento riferito dall’indagato. Il caso, l’aggressione di un islamico che agisce mettendo le mani su ogni donna su cui può metterle e la mitezza della magistratura, ricordano dannatamente da vicino la Gran Bretagna dove 250000 tra ragazzine e ragazzini bianchi e cristiani sono stati stuprati, torturati, umiliati, resi malati a vita con casi tragici di incontinenza anale provocati da oggetti, da islamici spesso pachistani, a volte anche di seconda e terza generazione, protetti dalle istituzioni che hanno mostrato tutta la loro ferocia a perseguire chi denunciava, e chi cercava di difendere le ragazzine. Un libro imperdibile in questo momento per ogni cittadino di questa sciagurata Europa che ha importato, mantiene e protegge un esercito invasore, è Quelle che la vostra mano destra possiede. Grooming gangs e islam, di Paola Kafira e Anis Sidek, pubblicato in modo indipendente. Abbiamo importato e manteniamo un esercito invasore che, come i peggiori eserciti invasori, stupra le nostre figlie e i nostri figli e ne distrugge la vita. Tutti gli eserciti che hanno stuprato lo hanno fatto dopo aver vinto una guerra militare. Grazie alla corruzione del denaro che arriva dai regni del petrolio, alla corruzione di magistrati e e cariche politiche e istituzionali, e alla imbecillità di tutti gli imbecilli che ritengono il subire un’invasione una forma di doverosa bontà, noi subiamo la violenza sistematica di miserabili che sopravvivono grazie al sussidio che paghiamo a loro e alle loro sterminate famiglie in ricongiungimenti infiniti. Il libro si fonda su rapporti ufficiali britannici, fra cui Jay Report, Casey Audit e materiali dell’inchiesta, atti giudiziari e testimonianze delle sopravvissute.Il riferimento «quelle che la vostra mano destra possiede» richiama un’espressione presente nelle fonti islamiche classiche, tradizionalmente collegata alla condizione servile, alle concubine, alle schiave, alle donne del nemico. Nel libro, il titolo è usato per ricordare come appartengano a un contesto religioso la subordinazione femminile e le violenze sessuali come quelle organizzate e analizzate nel contesto britannico. Per grooming si intende un processo graduale attraverso il quale l’aggressore conquista fiducia, isola la vittima,quasi sempre tolta alla sua famiglia e consegnata ai servizi sociali che saranno campioni di essere ciechi e sordi, valuta i rischi e la prepara allo sfruttamento sessuale; si assicura che le istituzione guardino altrove, anzi che le istituzioni sbranino come razzisti e islamofobo chiunque cerchi di soccorrere le vittime. L’opera ricostruisce il fenomeno inglese delle grooming gangs: reti di sfruttamento sessuale di minori emerse in varie città del Regno Unito e oggetto di indagini, processi e rapporti pubblici. Il libro dimostra come il problema sia stato sistematicamente insabbiato e mette al centro le conseguenze di questo tragico fallimento di ogni speranza di giustizia sulle vittime. Un testo di recensione equilibrato dovrebbe però distinguere con rigore tra la responsabilità criminale individuale o di gruppi specifici e l’appartenenza religiosa o nazionale di milioni di persone. Si può discutere criticamente di dottrine, contesti culturali, ideologie e omissioni istituzionali senza trattare musulmani, pakistani o immigrati come una collettività colpevole.Giusto? È così che si fanno le cose? Mica vogliamo essere razzisti? A questo obiezione risponde la prefazione del libro, scritta da Sidek Anis, ex islamico franco tunisino, un uomo che rischia la vita ogni giorno, perché l’islam punisce con la morte chi osa abbandonarlo. “La colpa non era dei ragazzi, ma del veleno invisibile che respiravamo. Idee feroci che circolavano di bocca in bocca, nell’aria umida dei sotterranei e che nessuno osava mettere in discussione. Come avremmo potuto? Eravamo intrappolati in un cerchio perfetto. Ogni nostro gesto quotidiano, ogni minimo pensiero, era già stato codificato e deciso da un’ideologia religiosa totalizzante. Eravamo tutti sottomessi. Schiacciati da un dogma che non ammetteva repliche, dove il dubbio era il peccato più grave e l’obbedienza, l’unica moneta per non essere tagliati fuori. Le ragazze bianche, ci dicevano, erano senza onore. Corrotte. Fonte di ogni malattia. Carne da macello di cui potevamo abusare, senza scrupolo. Erano ragazze che «se la cercavano». E poi, anche il nostro profeta aveva innumerevoli schiave sessuali di cui disporre a suo piacimento. E non era forse lui l’esempio migliore da seguire, in ogni tempo e luogo? Allah stesso è stato chiaro. Si possono possedere le donne e abusarne ogni volta che lo si desidera. È possibile anche venderle o affittarle. “Quelle che la vostra mano destra possiede”. Lo si ripete più di venti volte nel solo corano. Ci era permesso avere schiave sessuali perché l’occidente è “dar al hareb”, “casa della guerra”. E in guerra, le donne del nemico, fanno parte del bottino. Per loro, per le donne non di fede islamica, non si applicavano quindi le stesse regole che valevano per le nostre donne. Era una distinzione che imparavi senza accorgertene. Le nostre donne. Le loro donne. Da una parte c’erano le ragazze che dovevano essere protette, controllate, rispettate. Dall’altra quelle che, proprio perché non appartenevano alla nostra comunità religiosa, potevano essere insultate, manipolate, umiliate. A sentirlo ripetere tante volte, finivi per non renderti più conto di quanto questo fosse mostruoso. …Non avevo assistito direttamente a tutto ciò che accadeva in quei sotterranei oscuri (i garage e le cantine dei quartieri islamici), ma le voci correvano velocissime nel quartiere. Più di una volta mi avevano invitato a partecipare. Non l’ho mai fatto però quei luoghi li ho visti. Sapevo esattamente cosa facevano là sotto a quelle povere ragazze.” Sapeva esattamente e non ha denunciato. Non ha partecipato e questo è encomiabile, ma non ha impedito. È questo che rende colpevole una intera comunità. Non è razzismo, è pensiero logico, se una religione ha un libro sacro che permette, anzi ordina, lo stupro e l’umiliazione delle donne del nemico, inevitabilmente ci saranno dati statistici che illustrano come gli uomini di quella religione commettano crimini sessuali con frequenza anche dieci volte superiore agli altri. Da qui si deduce che un popolo che faccia entrare gli uomini di questa regione a contatto con le proprie donne, oltretutto senza avere leggi granitiche non aggirabili da nessun magistrato e punizioni esemplari non discutibili per proteggere le proprie donne, non è un popolo di antirazzisti ma semplicemente un popolo di idioti. Tanto più che dietro i “poveracci”  che dobbiamo mantenere ci sono i fiumi di soldi che arrivano dai regni de petrolio a corrompere politica, magistratura, giornali e ovviamente mondo dello spettacolo. Il “poveraccio” ha la potenza emotiva del povero e del colonizzato in colonie peraltro finite da quasi un secolo, che nell’ottica della sottocultura marxista quindi ha sempre ragione perché dargli torto è razzismo, colonialismo e quindi, ovviamente, fascismo. Il nostro nemico non è l’uomo islamico che ci invade, nemmeno il ricco re del petrolio che finanzia l’invasione. I nostri nemici sono i politici corrotti dai petrodollari che arrivano addirittura in trolley, ma soprattutto l’idiota che scambia per doverosa bontà il sacrificio della vita di migliaia di ragazzine, la distruzione della civiltà da parte di gentiluomini che defecano nella nostra chiese, urinano sui nostri tabernacoli e si puliscono le terga con i paramenti sacri dell’altare, uno stile di vita che presto sarà quello di tutti noi secondo la signora Boldrini. Quelle che la vostra mano destra possiede. Grooming gangs e islam è un libro scomodo, costruito per impedire che la prudenza linguistica diventi silenzio davanti alla violenza. Paola Kafira e Anis Sidek affrontano uno dei più gravi scandali britannici degli ultimi decenni: lo sfruttamento sistematico di ragazze, vulnerabili e lasciate senza ascolto, da parte di gruppi organizzati di abusatori.L’enorme merito dell’opera sta nella scelta di partire dai documenti, dalle inchieste e dalle parole delle sopravvissute. Il libro non consente una lettura rassicurante: mostra come le vittime possano essere ignorate e quindi ulteriormente calpestate, spesso lasciate in mano ai loro aguzzini, quando le istituzioni temono il conflitto, l’accusa di razzismo o il costo politico di nominare contesti culturali e religiosi che richiedono un’analisi seria.Immaginiamo se lo stupratore della tredicenne fosse bianco, cristiano, magari iscritto alla Lega, o simpatizzante di Vannacci? Dio non voglia qualcuno di Fratelli d’Italia, magari cugino dei nono grado del cognato del vicino di casa della nonna della Meloni? Sarebbe stato il tema di uno scoop dei giornalisti del calibro di Sigfrido Ranucci.

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Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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