La classe non è acqua
Frase nata per indicare che chi ha classe la conserva sempre anche quando si è perso tutto il resto. Oggi invece è usata ormai solo con intenti ironici, per indicare che la cafonaggine e l’imbecillità puoi tentare di nasconderle, ma appena la tua emotività sale, saltano fuori. Quando la maleducazione, l’arroganza, la mancanza di valori sono strutturali, saltano fuori. Analizzando gli insulti che qualcuno latra, si può arrivare a capire quali sono i suoi veri valori o la sua vera mancanza di valori. Tra gli insulti che mi sono stati poco elegantemente porti dalle esagitate fanciulle di “Non una di meno” in due conferenze, una a Sondrio e una a Torino c’è “vecchia”. Spesso mi viene rimproverato anche sui social: nei video le rughe si vedono moltissimo. Perché non si dovrebbero vedere? Primo, ci sono, secondo non mi trucco quindi si vedono. Vecchia è una diminuzione se si considera il valore di una donna limitato alla sua avvenenza e alla sua fertilità. Sui mercati dove i miliziani dello Stato Islamico vendono ragazze cristiane e yazide, vecchia vuol dire che non vale niente. La fanciulle di Non una di meno quindi condividono i valori dello stato islamico. Il femminismo italiano è a numero chiuso. Portare il velo è libertà insultare una ragazzina figlia del primo Presidente del consiglio di sesso femminile e augurarle la morte è satira politica. Gli insulti più beceri alla signora Meloni sono bon ton: la signora Meloni viene insultata perché si è permessa di non venire dalle classi alte. Ortolana». «Pesciaiola». «Peracottara». «Rana dalla bocca larga». «Vacca». «Scrofa». «Cortigiana». Poi le «ginocchiere». Poi «nana», «caciottara a mollo», e la frase che le contiene tutte: «È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l’Amuchina». In mezzo una bambina, a cui un professore di scuola pubblica ha augurato di morire come Martina Carbonaro. Questa è la storia di Giorgia Meloni e Ginevra, e dell’esperimento italiano di ipocrisia: parlare per anni di violenza verbale, patriarcato e tutela dei minori, considerando una donna e sua figlia escluse per decreto. Ci sono intere categorie protette, se dici a un trans XY che è un uomo, se dici a una giocatrice di origine nigeriana che ha i caratteri somatici nigeriani, cioè se pronunci una verità lapalissiana, sei considerato un malvagio, ma gli snob vomitano su Giorgia e Ginevra. Nei salotti circola l’etimologia romantica di snob: sarebbe l’abbreviazione del latino sine nobilitate accanto ai nomi degli studenti non aristocratici di Oxford e Cambridge. Deliziosa e inventata. La Treccani è categorica: il primo significato documentato di snob, fine Settecento, è «ciabattino», voce dialettale popolare; solo dopo, con Thackeray e il Book of Snobs del 1848, passa a indicare la persona rozza che si atteggia a nobile. La retro-etimologia latina è, cito, «priva di fondamento». Gli snob non valgono niente come non vale niente la parola che li indica. 2021. Giovanni Gozzini, ordinario di storia a Siena, va a Controradio e per descrivere Meloni sceglie: «ortolana», «pesciaiola», «rana dalla bocca larga», «vacca», «scrofa», «peracottara». Non il programma. Lei. Il corpo, il quartiere. Onore a Mattarella per la solidarietà, onore a Gozzini per le scuse. Ma il lessico non è morto: è diventato pescivendola, caciottara, borgatara. Che c’entra la pescivendola con la legge di bilancio? C’entra il censo. C’entra la puzza al naso di chi si autoproclama di sinistra e riteneva Palazzo Chigi riservato a chi esce dai licei giusti. Meloni ha peccato: senza tessera del club, e per prima. Ottobre 2025. Maurizio Landini chiama Meloni «cortigiana» di Trump. Prostituta di corte. Spiegherà di aver espresso «un giudizio politico». Immaginate lo stesso Landini che chiama «cortigiana» di Putin la Politkovskaja, o di Xi la finlandese Marin. Non ci riuscite. Curioso. 11 giugno 2026, Camera. Francesco Silvestri, Cinque Stelle: Meloni non ha «rialzato la schiena», ha «indossato delle ginocchiere per stare più comoda». In aula. Su politica estera. Se un deputato di destra l’avesse detto a Schlein, tre giorni di reti unificate, sette editoriali della De Gregorio, fiaccolata a Piazza Farnese. Con Meloni, un giorno di polemiche. Nella stessa seduta Boldrini si alza indignata perché qualcuno ha detto «signor presidente» invece di «signora presidente». La desinenza la indigna. Le ginocchiere no. È il femminismo dell’Accademia della Crusca: corregge l’articolo, insulta la persona. Maggio 2025. Stefano Addeo, docente di scuola pubblica, augura sui social alla figlia di Meloni di fare la fine di Martina Carbonaro, quattordicenne appena lapidata ad Afragola. Un docente, stipendio pubblico, sotto il suo nome. Onore alle condanne di Mattarella, Schlein, Conte. Ma resta la domanda: come si arriva a scagliare virtualmente una pietra su una bambina? Così: scrofa dopo scrofa, ginocchiera dopo ginocchiera. La lingua prepara la mano. Estate 2026. La Maddalena. Meloni con Ginevra: volo di linea, traghetto, gommone a noleggio, panini nella borsa frigo. La normalità. Scatta la rabbia dei salotti. «Nana». «Caciottara a mollo». «Infesta il nostro mare». «Si disinfetti con l’Amuchina». Infestano le blatte, i pidocchi, i ratti. Quando un umano non «visita» ma «infesta», la disumanizzazione ha già fatto il primo passo, e la conseguenza è sempre «disinfettare». Streicher lo scriveva così su Der Stürmer nel 1938 sugli ebrei — disinfizieren. La signora della Maddalena ha usato in italiano lo stesso verbo. Con il product placement. Questo lessico l’Italia l’ha collaudato tra il 2021 e il 2022 contro i non vaccinati. «Topi di fogna». «Sorci». «Untori». «Infetti». Andrebbero rinchiusi, lasciati morire davanti agli ospedali, esclusi dai treni. In prima serata, da virologi, senatori, editorialisti. Segre paragonò i no-vax ai negazionisti della Shoah, Crisanti in tv voleva «rinchiuderli e buttare via la chiave», Burioni «somari», Mentana «infetti». La sinistra dei diritti umani applaudiva. Poi, quando le miocarditi post-vaccinali sono uscite peer-reviewed, nessuno ha chiesto scusa: sono passati all’infestazione successiva. La logica della «disinfezione» ha sempre bisogno di un nuovo untore. Prima il non vaccinato, poi la borgatara. Struttura mentale identica. Un istante sulla parola «nana». Meloni è alta un metro e sessanta, media italiana. Ma nel salotto è «la nana». I ricchi sono più alti dei poveri perché mangiano più proteine. Il concetto che essere alti sia meglio che non esserlo è un non senso biologico, e nasce dal nazismo. E lo si fa in presenza di una bambina, sapendo che leggerà. L’unico precedente comparabile è quello di Costanza Miriano aggredita per strada dopo una conferenza, mentre era con le sue gemelle, all’epoca due ragazzine, con le sue gemelle: Miriano allora, Meloni oggi. Stesso meccanismo. La colpa? Miriano cattolica praticante, Meloni borgatara vincente. Donne sbagliate entrambe. Il punto non è difendere Meloni: ha dodici milioni di voti. Il punto è la coerenza. Se il body shaming è sbagliato, lo è anche contro Meloni. Se insinuare prestazioni sessuali è misoginia, non diventa satira perché è di sinistra. Se coinvolgere i minori è mostruoso, Ginevra non perde il diritto di essere una bambina intoccabile perché sua madre governa. Il femminismo, per essere universale, si misura sulla donna che detesti, non su quella che vota come te. Altrimenti è un club. Sotto ogni manifesto, in piccolo: «tutte le donne hanno diritto alla dignità. Tutte. Tranne quella. E tranne le donne calpestate dagli iraniani che però sono antiamericani e quindi amici nostri». Il soffitto di cristallo l’ha infranto la donna sbagliata. È lì che si è scoperto chi ci credeva davvero e chi lo voleva riservato alle amiche, tessera in bella vista sull’aletta della borsa Prada. Meloni si contesta ogni giorno su economia, immigrazione, Ucraina, fisco: politica, legittima. «Scrofa» non è politica. «Cortigiana» non è politica. «Ginocchiere» non sono politica. «Nana», «caciottara», «infestare», «Amuchina» non sono politica. Augurare la morte a una bambina non è nemmeno linguaggio umano. È solo squallore morale infinito. Io sono molto fiera che il Presidente del Consiglio del mio paese arrivi dalle borgate. Vuol dire che è molto in gamba, che nessuno le ha fatto sconti. E vuol dire anche che l’aristocrazia è defunta e che la democrazia funziona. Gli snob se la sono presa sui denti.





