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Dare le perle ai porci.

By Silvana De Mari
8 Gennaio 2026
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Significa non offrire cose preziose, insegnamenti profondi o gesti sinceri a chi non può apprezzarli, non li capisce o li disprezzerebbe, rischiando di sminuirli e sporcarli. Nasce dal Vangelo. La frase evangelica originaria recita “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci” (Matteo 7:6). Le “perle” rappresentano il nostro amore per Dio, per la verità, che è una e una sola, per il Regno dei Cieli. Le perle rappresentano l’Eucarestia, che preti sciocchi somministrano a peccatori pubblici. Le perle sono la possibilità di entrare nella Chiesa, la casa di Dio, accesso cui hanno diritto solo coloro che la fede in Cristo ha reso fratelli e figli di Dio, come recita il primo bellissimo brano del Vangelo di San Giovanni, quello che è stato letto nella Messa del 31 dicembre, quella dove si recita il Te Deum, mentre preti sciocchi hanno permesso preghiere islamiche nelle chiese cristiane, uno dei nostri altari è stato profanato dall’orrido idolo Pachamama, orrenda statuetta a cui si facevano sacrifici umani nelle desolate lande del Perù prima dell’arrivo della luce del cristianesimo. I porci sono i peccatori, coloro che non condividono la fede in Cristo, tutti coloro che sono fuori da Regno dei Cieli. Il Vangelo non è carino, non è politicamente corretto. Usa termini durissimi, perché sta parlando di salvezza che sarà data a chi fa parte del Regno dei Cieli e sarà negata a chi non ne fa parte. I Vangelo non è gay friendly, e, soprattutto, non è inclusivo. Chiunque usi l’aggettivo inclusivo con tenerezza e simpatia, chiunque raccomandi l’inclusione, sta rinnegando il Vangelo. Esiste una parabola che lo chiarisce. Le vergini sagge hanno portato sufficiente olio per le lampade, quelle stolte no. Quelle sagge non dividono il loro olio con le stolte, perché altrimenti non ci sarà olio sufficiente per nessuna. Ma come, non bisognava dividere tutto? E la generosità? La generosità non si fa con la dottrina, non si fa con la fede. Aggiusto la mia Messa, smusso la mia dottrina così che anche i non credenti e i peccatori possano accedere alle perle è il discorso anticristico dei preti sciocchi che rinnegano Cristo per l’ inclusività. “Chi non è con me è contro di me” è un’affermazione che riduce i margini dell’inclusività a zero. Noi non dobbiamo includere quelli che non sono fuori dal regno dei cieli fino a quando ne sono fuori; dobbiamo convertirli, così che diventino fratelli e figli di Dio nella sola maniera possibile, la fede in Cristo. Una delle opere di carità spirituale è avvertire il peccatore che sta peccando, e non mollare su questo avvertimento. San Paolo ci ricorda che dobbiamo continuare ad avvertire il peccatore, quando è opportuno e quando è inopportuno, maleducato, politicamente scorretto, e anche quando è vietato e porta a un’ accusa penale o sociale, per esempio l’accusa di omofobia. I cristiani non devono fermarsi davanti a nessun tipo di ipocrisia, né la cosiddetta buona educazione, né il cosiddetto politicamente corretto. Il Cristianesimo condanna la sodomia, uno dei quattro peccati che grida vendetta a Dio. Il vescovo di Vienna ha profanato la Cattedrale di Santo Stefano con spettacoli gay e ovviamente osceni. Lo ha fatto pare per sensibilizzare sull’AIDS. Secondo tutte le statistiche l’atto sodomitico moltiplica il rischio di malattie infettive, tanto più che molti gay disprezzano il preservativo, (barebaking vuol dire cavalcare nudi, cioè senza preservativo), oppure come pubblicizzato dall’intellettuale (?) gay (o queer)Bersani amano ricercare volontariamente il contagio (bugchasing). A Vienna a entusiasmare  un clero sempre più corrotto c’è anche una mostra d’arte (?), dove tra rane crocefisse spicca una pietà dove il Cristo morto tiene in mano il pene di un uomo travestito da donna, un cosiddetto trans. Attualmente la sodomia è chiamata omosessualità, termine ampolloso e improprio. Nessuna attività sessuale è possibile tra persone dello stesso sesso, ma solo pratiche erotiche che devono necessariamente interessare il tubo digerente. Il tubo digerente non è un organo sessuale e non è un organo ricreativo, serve per digerire e per espellere feci che sono un tripudio di microbi e che per una mentre normale sono ripugnanti. Alla sodomia si affianca il queer. Queer vuol dire strano. Ognuno ha diritto di essere strano. Nessuno ha diritto di pretendere di essere accettato perché nessuno può costringermi ad accettare qualcosa che è appunto strano, al di fuori della mia etica e della mia estetica. La potenza liberticida del queer, come di tutte le altre lettere della sigla LGBT qualche altra cosa, è che accettare l’altro diventa un dovere, anche se l’altro ha fatto tutto quello che poteva per essere ripugnante. I due maggiori intellettuali queer sono Mario Mieli e la /il filosofa/o ex Beatrice Preciado, attualmente Paul Preciado. Mario Mieli è considerato come il paradigma della cultura gay. Mario Mieli, definito da Liberazione il più grande intellettuale queer italiano. Autore del testo Elementi di critica omosessuale, dove parla della sublime bellezza di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Mario Mieli faceva spettacoli teatrali dove mangiava gli escrementi suoi e del suo cane, crudi e sconditi. I colibatteri ne saranno stati lieti. Riporto un brano della persona che all’epoca era Beatrix Preciado, al momento Paul; un’autrice famosa e iconica, pubblicato il 17 gennaio 2014 su Liberation, che riassume il suo pensiero. “Da questa modesta tribuna, io invito tutti i corpi (delle donne ) allo sciopero dell’utero. Affermiamoci come cittadine intere e non come uteri riproduttivi. Attraverso l’astinenza, attraverso la omosessualità, ma anche attraverso la masturbazione, la sodomia, il feticismo, la coprofagia, la zoofilia (non vuol dire avere il micetto e mettere la foto su fb, ma vuol dire avere rapporti erotici con gli animali) e l’aborto. Non lasciamo penetrare nelle nostre vagine una sola goccia di sperma nazionale cattolico”. Sottolineo in entrambi i casi l’affetto per la coprofagia, inevitabile in qualsiasi dark room dove si alternino fellatio e penetrazioni anali. La coprofagia è autoaggressione, come l’aborto, come la zoofilia. Queer vuol dire aggressione all’uomo e dato che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, vuol dire aggressione a Dio, per questo sono particolarmente oscene e ripugnanti le parole di Nicola Vendola, personaggio politico, che ha acquistato un bambino con l’odiosa pratica dell’utero in affitto, che definisce queer sia Cristo che la Madonna, un nuovo tipo di bestemmia. Preciado si limita a definire il Natale patriarcale e discriminatorio: in confronto, una vera signora. La parola “omosessualità” crea una folle simmetria con il neologismo altrettanto senza senso “eterosessualità”. Se con un colpo di bacchetta magica scomparissero tutti gli atti eterosessuali (cioè sessuali) l’umanità si estinguerebbe. Se sparissero tutti gli atti cosiddetto omosessuali, si svuoterebbero gli ambulatori di proctologia e quelli di patologie sessualmente trasmissibili, cioè l’umanità starebbe molto meglio e i la sanità di ogni nazione ricupererebbe fiumi di quattrini. Il non odio per il peccato non è amore per il peccatore, ma è indifferenza alla sua salvezza, un’indifferenza di cui, come ci ricorda Ezechiele, si dovrà rispondere nel giorno del giudizio: “ Se tu non parli per distogliere l’empio dai suoi peccati, l’empio morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te”. La diga rotta – La resa di Fiducia supplicans alla lobby omosessuale” di José Antonio Ureta e Julio Loredo (ed Tradizione Famiglia Proprietà, Luglio 2024) descrive l’inclusione di peccatori non pentiti e trionfalmente accolti con il loro peccato, quello che Cristo definisce come dare le perle ai porci,  come il crollo della diga. La Conferenza Episcopale africana ha annunciato che non intende seguirla, ricordando che i cristiani devono avere per il male un “odio perfetto”. Il gesuita John Mac Neal, nel 1970 scrisse una serie di articoli sulla più importante rivista di teologia degli Stati Uniti sostenendo quello che poi sarà l’argomento ricorrente delle lobbies omosessuali: poiché Dio ha creato tutto, ha creato gli omosessuali, quindi essere omosessuali fa parte del Progetto di Dio. Dio non ha creato omosessuali come non ha creato assassini (anche l’omicidio è un peccato che grida vendetta a Dio, incluso l’omicidio del bambino non nato). Ha creato uomini liberi che hanno scelto di fare il male e ne sono diventati dipendenti. La genetica ha dimostrato al di là di ogni possibile dubbio che l’ipotesi della genesi genetica della cosiddetta omosessualità è falsa. L’omoerotismo è un comportamento da cui si diventa totalmente dipendenti. Questi gesuiti che hanno partecipato ai primi Pride è possibile che fossero in conflitto di interessi?

 

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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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