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Rudolf Steiner

By Silvana De Mari
27 Agosto 2026
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Continuo a ricevere cortesi messaggi che divertiti dalla mia ignoranza mi spiegano la grandezza di Rudolf Steiner come pensatore cristiano. Cristiano, naturalmente, nel senso elastico che oggi consente di mettere sotto la stessa etichetta san Paolo, il Vangelo di Giovanni, reincarnazione, karma, Atlantide, corpi astrali, gerarchie occulte e iniziazioni esoteriche. È un Cristianesimo molto accogliente, prozio abile del woke,  discutibile fino al pensiero debole, accoglie praticamente tutto, con l’unico inconveniente di non assomigliare a quello di Cristo ma di essere la sua esatta negazione, oltre che una boiata pazzesca come una boiata pazzesca sono tutte le costruzioni gnostiche. Il problema non è stabilire se Steiner abbia parlato di Cristo. Ne ha parlato moltissimo, in un insulso cicaleccio che è  la negazione del principio di realtà. Affermare che qualcosa e il suo contrario siano entrambi veri è semplicemente stupido. Il cristianesimo non consiste nel pronunciare frequentemente la parola “Cristo”, esattamente come parlare continuamente di Napoleone non trasforma automaticamente in bonapartisti. Nel Vangelo Cristo pronuncia parole di una scomodità imbarazzante per ogni progetto sincretistico: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30; Lc 11,23). Non dice: chi non è con me possiede probabilmente un frammento di una sapienza iniziatica alternativa che, opportunamente interpretata, conduce alla medesima vetta. Dice una cosa molto meno elegante e molto più netta. E dice anche qualcosa di ancora più devastante per qualsiasi aristocrazia della conoscenza spirituale: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25; cfr. Lc 10,21). Tutti quelli che mi stanno dando della non sapiente: grazie del complimento! È difficile immaginare una frase meno gnostica. La rivelazione cristiana non procede dal basso verso l’alto, attraverso una scala di perfezionamento intellettuale e iniziatico grazie alla quale i più evoluti arrivano finalmente a sapere ciò che la folla non può sapere. Procede dall’alto verso il basso: è Dio che scende in una stalla e rivela, e ha persino l’irritante abitudine di rivelarsi ai piccoli mentre lascia i sapienti con tutta la loro sapienza. Il Cristianesimo nasce da questa pretesa scandalosa: Cristo non è un maestro che si rivolge a un’aristocrazia del pensiero, un gradino della conoscenza occulta, una manifestazione particolarmente elevata dentro una cosmologia esoterica. È il Figlio. «Io sono la via, la verità e la vita». Steiner, invece, costruisce intorno a Cristo un gigantesco edificio iniziatico nel quale confluiscono teosofia, reincarnazione, karma, evoluzione spirituale dell’umanità, gerarchie angeliche interpretate secondo una propria cosmologia, vite successive e conoscenze soprasensibili accessibili mediante sviluppo spirituale. Tutto questo può essere interessante, affascinante e anche poetico per chi non abbia capito neanche lontanamente la potenza del messaggio evangelico. Chiamarlo Cristianesimo significa risolvere il problema cambiando il significato delle parole, chiamando cristiano un pensiero gnostico, cioè mentendo. Il punto decisivo è la gnosi. Il cristianesimo storico annuncia una salvezza che viene da Dio e irrompe nella storia: incarnazione, croce, resurrezione, grazia. La gnosi tende invece a organizzare la salvezza intorno a una conoscenza superiore, riservata a chi vede ciò che gli altri non vedono. Steiner distingue precisamente la conoscenza ordinaria dalla conoscenza dei mondi superiori e descrive un cammino iniziatico attraverso il quale l’uomo dovrebbe acquistare capacità soprasensibili. Il titolo di una delle sue opere fondamentali è già sufficientemente eloquente: Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori? Il cristiano potrebbe legittimamente rispondere con una certa perplessità che nei Vangeli la domanda fondamentale è un’altra: che cosa devo fare per avere la vita eterna? E soprattutto potrebbe ricordare quelle parole insopportabilmente semplici: «Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Non agli iniziati. Non a coloro che hanno sviluppato facoltà soprasensibili. Non a chi ha imparato a contemplare il mondo astrale. Ai piccoli. C’è poi la reincarnazione. Qui il contrasto diventa difficilmente occultabile perfino ricorrendo alle più robuste acrobazie terminologiche. La tradizione cristiana insegna una vita terrena, la morte, il giudizio e la resurrezione della carne. La Lettera agli Ebrei dice che «è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio» (Eb 9,27). Steiner inserisce invece l’individuo in una successione di incarnazioni governate dal karma. Non è un dettaglio decorativo. Cambia completamente l’antropologia, la concezione del tempo, il significato della morte, della redenzione e perfino quello della resurrezione. Se torni numerose volte sulla terra, la storia della salvezza non è più quella cristiana: è diventata un’altra storia, anche quando continua a usare nomi cristiani. E poi c’è l’esoterismo, cioè l’idea che esistano livelli di conoscenza spirituale ai quali si accede mediante una disciplina iniziatica. Qui compare un altro problema evangelico, curiosamente dimenticato dagli ammiratori del cristianesimo occulto. Cristo dice che non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (Mt 5,15). Il cristianesimo apostolico possiede misteri, certamente, ma non è una società iniziatica che custodisce una cosmologia segreta destinata agli spiritualmente evoluti. Gli apostoli predicano nelle piazze. Paolo discute nelle sinagoghe e nell’Areopago. Pietro parla davanti alla folla. Cristo viene crocifisso pubblicamente. La Resurrezione viene annunciata pubblicamente. La fiaccola non viene nascosta sotto il moggio perché qualcuno, dopo adeguata preparazione esoterica, possa essere ammesso nella stanza dove arde. Viene sollevata. E ancora una volta il paradosso evangelico è precisamente l’opposto di quello gnostico: ciò che conta viene rivelato ai piccoli, non custodito come premio finale per i sapienti. Steiner compie invece l’operazione opposta: dietro la superficie della storia cristiana colloca una seconda storia, accessibile attraverso la scienza dello spirito. Dietro gli avvenimenti evangelici compaiono processi cosmici, entità spirituali, evoluzioni planetarie e interpretazioni iniziatiche. Persino il Golgota diventa, nel lessico steineriano, il «Mistero del Golgota»: un evento certamente centrale, ma inserito in una costruzione cosmologica che non deriva dal Credo cristiano. Naturalmente Steiner respingeva l’idea che l’antroposofia fosse semplicemente una fede irrazionale o una fantasia occultistica: pretendeva anzi di presentarla come una conoscenza rigorosa del soprasensibile. È proprio questo il punto. Il cristianesimo non afferma che la salvezza dipenda dall’acquisizione di una “scienza spirituale” capace di penetrare mondi invisibili. Il ladrone sulla croce non frequenta corsi di iniziazione, non studia il proprio corpo eterico, non ricostruisce incarnazioni precedenti e non contempla cronache cosmiche. Dice: «Gesù, ricordati di me». E Cristo gli risponde: «Oggi sarai con me in paradiso». Una teologia scandalosamente poco esoterica. Si aggiunga che Steiner proveniva dalla Società Teosofica, dalla quale si separò anche per divergenze profonde, soprattutto sul ruolo di Cristo e sull’indirizzo assunto dalla teosofia. Sarebbe quindi scorretto ridurre l’antroposofia a una semplice copia della teosofia. Ma sarebbe altrettanto scorretto fingere che quell’ambiente culturale, con il suo vocabolario di karma, reincarnazione, evoluzione occulta e conoscenza soprasensibile, non abbia nulla a che vedere con la costruzione steineriana. Steiner cristianizza una parte considerevole dell’esoterismo moderno; non per questo rende cristiano ciò che cristiano non è. Il risultato è una religione filosofico-esoterica che utilizza una quantità impressionante di materiale cristiano ricollocandolo però dentro un sistema incompatibile, in punti essenziali, con il cristianesimo apostolico e con i grandi Credo delle Chiese storiche. Naturalmente ognuno è liberissimo di preferire Steiner a san Paolo, il karma al giudizio, la reincarnazione alla resurrezione della carne, la conoscenza soprasensibile alla fede apostolica. La libertà religiosa serve precisamente a questo. Ciò che non si può pretendere è che due affermazioni contraddittorie diventino identiche per cortesia. Se Cristo è una figura dentro una successione di processi cosmici, non è il Cristo del Credo. Se l’uomo attraversa ripetute incarnazioni, non muore «una sola volta». Se la conoscenza decisiva appartiene a un percorso esoterico, la lampada è tornata sotto il moggio. Se la verità suprema appartiene agli iniziati, bisogna inoltre spiegare perché Cristo ringrazi il Padre di averla nascosta proprio «ai sapienti e ai dotti» per rivelarla «ai piccoli».

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Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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