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Home›Generale›Giorno dei Santi, giorno dei morti e cioccolato.

Giorno dei Santi, giorno dei morti e cioccolato.

By Silvana De Mari
4 Novembre 2019
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Come non mi stancherò mai di dire, Halloween è la contrazione delle parole inglesi All Hallows’
Eve, vigilia di Tutti i santi. Del capodanno celtico non importava un fico. Il Cristianesimo è stato
talmente enorme e rivoluzionario che non ha usato nulla di strutturale di quello che lo precedeva.
Halloween era una festa cristiana, e cristiano è il concetto di legare i dolcetti ai morti. In Sicilia e in
Messico sono i Morti che portano i dolci ai bimbi ed è un’idea fondamentale. I bambini devono
conoscere la morte, devono imparare ad affrontarla per mano ai genitori. Se muore il nonno occorre
dirglielo. Sembra ovvio, ma non lo è. Alcuni genitori non lo dicono, quando succede. Sconvolti loro
dal dolore, non osano dirlo al figlio che resta ignaro: quando poi lo scopre dovrà affrontare il lutto
da solo. Portate i bambini ai funerali, ma ricordatevi i dolci: sono obbligatori. Dopo il funerale deve
esserci la torta, i biscotti al cioccolato, il cioccolato senza biscotti. Anche un dito di moscato. Lo
zucchero e il cioccolato servono per il dolore del lutto, per questo in Sicilia e in Messico vengono
regalati ai bambini per i “Morti”.
Nei paesi protestanti che, poveretti, si sono persi i Santi, i bambini uscivano la sera travestiti da
mostri a chiedere dolci ai vicini di casa. Poteva essere divertente. I film hanno enfatizzato il
fenomeno e lo hanno esportato. L’industria della paccottiglia si è impadronita dell’idea e ha
inondato il mondo di zucche, cappelli da strega, ragnatele, zanne insanguinate, altra robaccia ogni
anno più abbondante. Alcune vetrine, in questa gara che inevitabilmente spinge all’orrido, riescono
a essere sinceramente ripugnanti.
Halloween è sempre più festeggiato, e diventa la festa del cadavere. La civiltà occidentale nel suo
smarrimento di valori, dopo aver abbattuto la religione, ricorre alle zucche di plastica per
esorcizzare la morte. Questa è anche l’unica festa possibile nelle scuole: essendo stata privata di
connotazione religiosa può diventare festa “di tutti”, mentre Natale e Pasqua hanno questo riferimento
alla nascita e alla morte di Cristo che in un mondo multiculturale può risultare poco inclusivo.
Quindi la festa del cadavere si sta riducendo all’unica festa veramente universale.
Sempre più orrida, la festa del cadavere sta diventando anche servitù satanica. Sempre più spesso
sulle magliette ci sono croci rovesciate, stelle a cinque punte o direttamente l’immagine di Satana.
Per inciso, l’immagine di Satana sta cominciando a essere molto presente anche nei tatuaggi.
Il brutto non deve mai essere ricercato. L’ironia è scomparsa. Non fa più ridere. Il satanismo esiste
sul serio, non è una burla, e questa festa si sta sempre più ammantando di sfumature sataniche.
Forse non sono solo sfumature. Il satanismo apre delle porte che sarebbe meglio lasciare chiuse. Se
siete credenti, queste porte sono aperte sugli inferi. Se non siete credenti, il satanismo le porte le
apre lo stesso: sulla psicosi criminale. Perciò stiamo alla larga noi e teniamo alla larga i bambini.
La vigilia del giorno in cui si ricordano i santi e anche i morti accendiamo una candela nelle nostre
case e ricordiamo tutti quelli che abbiamo perso, i nonni, i bisnonni, il fratellino che non è riuscito a
nascere, ma che è esistito. Spieghiamo che la morte è parte della vita e che la vita è magnifica. . Se
siamo credenti parliamo loro dei santi. Consiglio sempre i santi armati: San Michele Arcangelo, San
Giorgio che uccide il drago, San Giuseppe che con la sua ascia di falegname è stato il custode di
due misteri bellissimi, una Donna bellissima e un Bambino bellissimo. In epoca di fantasy San
Giorgio che uccide il drago è molto più divertente dell’orrendo Trono di spade. E ricordiamoci: è
una notte in cui si parlerà anche di morte e di morti.
​
Devono esserci le torte e il cioccolato.
TagsHannoweenlutto
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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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