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Pochi, ma buoni

By Silvana De Mari
9 Dicembre 2022
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Sono appena stata rinviata a giudizio silvana de mari community

fossatelli

Il proverbio è d’abitudine riferito gli amici: meglio che siano pochi, ma buoni. In effetti possono essere buoni solo se sono pochi, perché l’amicizia è un rapporto profondo che necessita di tempo, di pazienza e di condivisione ed è quindi oggettivamente difficile che gli amici possono essere molti. In realtà il concetto di pochi ma buoni si può estendere alla quasi totalità dei casi. Si può considerare il proverbio come una rozza semplificazione dell’affermazione evangelica che molti sono i chiamati e pochi gli eletti. In un’epoca in cui il cattolicesimo diventa ogni giorno più opinabile, discutibile, posizionabile, carino, simpatico, vegano, vegetariano e gay friendly, appassionato più alla ricerca degli unicorni che non in quella della santità, l’affermazione non è molto ricordata. Ora siamo nella fase del “tana libera tutti” e  del Dio ti ama e ti vuole così come sei. Dio ti ama, e proprio perché ti ama ti vuole santo, non come sei. Il primo a trattare il tema dei pochi ma buoni in termini laici è stato l’economista Carlo Maria Cipolla, che in un interessante libro intitolato “Allegro non troppo”, ha spiegato come in qualsiasi contesto umano il numero degli stupidi, termine con cui si indicano persone senza intelletto, incapaci di fare scelte logiche,  sia sempre approssimato per difetto: ce ne sono cioè sempre molti di più di quanto si era preventivato. Dal punto di vista psicologico la spiegazione del fenomeno consiste nel fatto che le azioni umane hanno motivazioni emotive, non razionali. La regina Crimilde non ricava nessun vantaggio pratico dalla morte di Biancaneve, eppure pur di distruggere la principessa è disposta al supremo sacrificio, la sua vita e la sua  bellezza, cioè è stupida.  Noi siamo disposti a venderci l’anima al diavolo e ad ci affrontare inferno in terra pur di essere i più belli del reame, o almeno pur di essere un po’ bellini e un po’ amati. Lo spiega l’altra incantevole fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore, in cui Hans Christian Andersen racconta un meccanismo estremamente diffuso: siamo disposti a venderci l’anima al diavolo pur non essere detestati e isolati. Fingere di vedere i bellissimi e inesistenti vestiti nuovi dell’imperatore è veramente stupido, ma se qualcuno dichiarasse di non vederli sarebbe accusato falsamente di essere stupido, e odiato da tutti coloro che stanno mentendo. Secondo il Vangelo quindi coloro che entrano dalla porta stretta sono una minoranza, pochi ma buoni, e secondo il professor Cipolla i dotati di intelletto sono una minoranza, pochi ma buoni. Si tratta di un testo ironico di un economista, certo, ma il concetto è lo stesso. In ambito teologico l’intelletto, la capacità cioè di distinguere il bene dal male e il vero dal falso è un dono dello Spirito Santo, come un dono dello Spirito Santo è la fortezza, vale a dire il coraggio di difendere la verità. Nell’incantevole fiaba di Andersen su vestiti nuovi dell’imperatore quando un bambino grida la verità, Il re è nudo, tutti si svegliano. È una fiaba per bambini. Nella realtà colui che dice la verità rischia il linciaggio e, come ci ricorda George Orwell,  tanto più una società è immessa nella menzogna, tanto maggiore sarà la violenza che si scatena contro colui che osa dire la verità. Nessuno è disposto a riconoscere di essere stato privo di intelletto e di fortezza. Piuttosto, come la regina di Biancaneve, spingerà lo scontro fino alle estreme conseguenze. Sono pochi i medici che hanno rifiutato l’inoculazione anche perché la punizione è stata terribile: essere privati dello stipendio ed essere privati dei propri pazienti. Per un medico, un medico vero, stare lontano dalla sala operatoria, dall’endoscopio o dell’ambulatorio è un dolore. Pagare il mutuo, il cibo, le scarpe e i vestiti è una necessità. Molti hanno dovuto cedere non perché non avessero l’intelletto necessario a capire, ma perché la necessità di pagare il mutuo e la volontà non abbandonare i pazienti hanno abbattuto la fortezza. I medici ora reintegrati si sono visti scatenare addosso un terrificante mobbing. L’Ordine dei Medici di Torino per esempio ha chiesto addirittura che vengano resi identificabili i medici che hanno rifiutato l’inoculazione di farmaci genici in via sperimentale, con i contratti di acquisto secretati, e senza nessuna capacità di bloccare la trasmissione della malattia. Dato che mi sembra una richiesta corretta che noi, pochi ma buoni, ci rendiamo riconoscibili, lunedì scorso, convocata all’ordine, mi sono presentata con una bellissima felpa su cui la scritta “medico zero dosi” campeggiava in mezzo a siringhe color pastello.  L’Ordine dei Medici di Torino evidentemente ignora che secondo una ricerca di di S. V. Subramanian e Akhil Kumar, pubblicata su European Journal of Epidemiology, una rivista medica mensile sottoposta a revisione paritaria che copre l’epidemiologia delle malattie trasmissibili e non trasmissibili e il loro controllo, risulta che i paesi con una percentuale più alta di popolazione completamente vaccinata presentano un numero maggiore di casi di COVID-19, mente il Dipartimento di demografia della Università di Stoccolma ha rilasciato il report n. 17 del 2022 che riscontra un calo della fertilità nelle regioni più intensamente inoculate con cosiddetti vaccini covid. Abbiamo rifiutato l’ordine di inocularci farmaci inutili a impedire il contagio, come scritto sulle stesse schede tecniche e come segnalato dalle stesse case produttrici, che avrebbe incentivato il covid, e diminuito la nostra fertilità. A questo si aggiunge lo spaventoso quantitativo di effetti collaterali che sta emergendo. Mentre gli Ordini dei Medici si incaricano di garantire l’obbedienza pretendendo l’inoculazione di un farmaco che non era stato testato per evitare il contagio della malattia, continua in Italia la strage silenziosa, la morte di migliaia di pazienti, in molti casi non sempre si tratta di persone anziane e fragili, a causa delle cosiddette infezioni nosocomiali, di cui evidentemente non importa un fico a nessuno. Si tratta di infezioni di batteri che da generazioni vivono nascosti negli ospedali come gnomi malefici del Bosco Atro: per coloro che non avessero letto Il Signore degli Anelli, il Bosco Atro è un bosco invaso dall’oscurità esattamente come invasa dall’oscurità è la nostra sanità. Detto in parole molto povere, le infezioni nosocomiali sono particolarmente gravi e spesso mortali in quanto si tratta di batteri che, vivendo in ambiente ospedaliero e quindi in mezzo agli antibiotici, hanno selezionato ceppi resistenti. Detto sempre in parole molto povere, tanto più alto è il livello igienico di un ospedale o di un altro centro di assistenza per pazienti, tanto più basso è il quantitativo di infezioni nosocomiali. Il livello igienico degli ospedali è direttamente proporzionale ai quattrini si spendono nella sanità. Ogni taglio alla sanità ha voluto significare aumenti di infezioni nosocomiali. Perché l’igiene sia garantita occorrono un gran numero di infermieri che si diano il cambio, occorre un buon numero di persone addette alla pulizia e che queste persone siano perfettamente formate, occorrono filtri per purificare l’aria. La maggioranza dei morti è costituita da persone  anziane, e delle persone anziane, tutto sommato, non interessa molto a nessuno. Pochi giorni fa in televisione un geriatra ha citato come unica possibile soluzione all’ aumento dei ricoveri l’eutanasia. Curare i pazienti e prevenire le malattie evidentemente è troppo costoso. La mattanza anno dopo anno  di pazienti fragili uccisi da infezioni nosocomiali, che sono in gran parte evitabili,  non lascia tutti indifferenti. La professoressa Rita Fossatelli è figlia di un uomo e di una donna entrambi uccisi dalle infezioni nosocomiali. Due persone già ricoverate in ospedale, perché le infezioni nosocomiali colpiscono i ricoverati, facendo sì che negli ospedali le persone si ammalino invece di guarire. Un uomo e una donna sono stati ridotti a due piccoli numeri dentro le statistiche, per la professoressa Rita Fossatelli erano papà e mamma, e lei non ha mollato. Sola, ostinata, anno dopo anno, organizza un Congresso dove si parla di infezioni nosocomiali e di malasanità. Il 10 novembre ha organizzato una manifestazione a Roma in piazza Capranica, dopo aver inviato alle autorità una lettera cui nessuno ha risposto, contro ogni forma di malasanità ospedaliera, dalle infezioni nosocomiali al mobbing contro gli operatori sanitari dissidenti sulle direttive assolutamente irrispettose di qualsiasi principio di medicina ippocratica. Tutti noi medici sospesi ringraziamo la dottoressa Fossatelli del suo interessamento e di questa manifestazione fondamentale: erano presenti ben 10 persone. Pochi ma buoni. Un semino è stato seminato.

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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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