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By Silvana De Mari
14 Febbraio 2023
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L’avvocato Carmine Ippolito sul suo ottimo blog Loffingtonpost, di cui raccomando la lettura, ricorda la straordinaria storia e anche lo straordinario presente della canzone napoletana, una musica radicata nell’anima del popolo. Napoli è la città della musa Partenope e di Virgilio Mago: il poeta mantovano a Napoli trascorse gli ultimi anni della sua vita ammantato della nomea di uno speciale potere di poesia che avrebbe donato alla città. Napoli è la capitale della canzone,  dal punto di vista storico, antropologico, artistico e anche della diffusione. La canzone “Abbracciame “di Andrea Sannino registra 60 milioni di visualizzazioni, “Te voglio troppo bene” di Sannino e Riccardo ne ha 15 milioni, Money di Geolier in un mese ha avuto 6 milioni di visualizzazioni contro il mezzo milione scarso che ha avuto l’ultimo singolo di Giorgia in due mesi. E Giorgia è il top del Festival. Gli altri sono zero virgola qualcosa. Più noti per i loro nomi assurdi, i Colla Zio, Mr Rain, Rosa Chemical, quanche altra cosa, che per il valore. Ce ne è sempre uno che fa parlare di sè in quanto inneggia a cose che lasciano perplessa la morale pubblica, non perché valga qualcosa. Grazie al Festival saranno proposti al pubblico. In realtà saranno imposti. Grazie al festival delle persone che, a giudicare dal numero di visualizzazioni sono poco più di nullità, avrenno denaro e visibilità. Perché loro e non altri? Le canzoni napoletane non ci sono per il razzismo a questo punto manifesto degli organizzatori contro il meridione. L’unica altra ipotesi è che molte di queste canzoni parlano di un amore forte di uomini forti per donne forti e che questo non piaccia. Oppure quello che non piace è che non bisogna guardare i cantanti due volte o anche tre per capire di che sesso sono. La signora Egonu non ha al una competenza musicale. In base a cosa è stata scelta per presentare? Ha presenza scenica? Ha senso dell’umorismo per cui è particolarmente divertente? Perché è stata scelta lei e non un’altra? Se lei può presentare San Remo, io posso partecipare alle Olimpiadi? Non è poco inclusivo che non possa partecipare. C’è una discriminazione contro settantenni con l’artrosi. Le competizioni di pattinaggio artisctico in Finlandia sono state inaugurate da un pattinatore che ritiene di essere una pattinatrice: il fatto che non sapesse pattinare è stato ritenuto irrilevante. Anche io so non pattinare. Posso partecipare? Nel secolo scorso a San Remo andavano gli artisti più amati dal pubblico, e anche il presentatore era un  personaggio noto e amato e che, soprattutto, sapeva presentare. L’idea era che la gente pagava il canone e otteneva in cambio qualcosa che amava. Ora la gente paga il canone e ottiene qualcosa che qualcun altro ha deciso debba amare.
I Maneskin sfasciano i loro strumenti. C’è qualcosa di mostruoso nel distruggere: è uno sfregio alla vita, al lavoro umano e al mondo. Fare quegli strumenti avrà anche prodotto CO2. E Greta? Tutti i musicisti che hanno sacrificato anche la cena per comprarsi lo strumento con cui suonano ringraziano per la derisione alla loro povertà. Ancora peggio gli artisci che non possono permettersi uno strumento. Ancora più importante: una persona non rompe mai l’oggetto che gli permette di esprimersi. Io non romperei mai la mia stilografica (scrivo a mano e poi copio sul computer), mia nonna aveva una cura giustamente maniacale per il suo pianoforte. Perché l’esempio che si dà ai ragazzi è la crisi pantoclastica del disturbo borderline di personalità? E alla fine Zekenski spiegherà come una guerra atroce che deve essere interrotta immediatamente sia una forma di pace. Non sarebbe stato etico fare un festival che parli di musica, fatto di musica e presentato da gente divertente e capace?  Quali sono i veri meriti per cui questi tizi sono scelti?
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Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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