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Qualche voce dal Dizionario

By Silvana De Mari
9 Aprile 2026
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Arte

Qualsiasi manufatto umano che contagi un’emozione.

Non è che non mi piaccia l’arte moderna: la trovo spesso deliziosamente decorativa, un sistema grafico di comunicazione, e, se costasse duecento euro, un Fontana in casa me lo potrei anche mettere.

Anche l’arte postmoderna mi contagia un’emozione forte e precisa, che è il desiderio di essere altrove. Sì lo so, adesso il mio amico Sergio Mandelli mi scrive che non capisco e mi offre le sue pillole di arte moderna da studiare, e so che ha ragione, ma io sono un semianalfabeta e un barbaro, e Caravaggio e Giotto li capisco anche da semianalfabeta e barbaro, perché restano Caravaggio e Giotto anche in una cantina, mentre, se posti fuori da gallerie e musei, i post moderni tendono a confondersi con magazzini discount o, a volte, discariche.

Guardate il quadro del Narciso attribuito a Caravaggio: rappresenta ovviamente Narciso. Questo quadro è stato prodotto mediante una tecnica, è stato pagato in maniera umana. Traduco in parole povere: le opere di Caravaggio venivano pagate più care delle opere di pittori meno apprezzati, ma venivano comunque pagate secondo un senso logico: un’opera che era costata 100 ore veniva pagata il doppio di una che ne fosse costata 50. Il pittore quindi veniva considerato un essere umano, pagato in maniera umana, che come ogni essere umano doveva conoscere una tecnica grazie al quale produceva un’immagine che era contemporaneamente comprensibile ed emozionante. Se trovassimo la tela del Caravaggio in una soffitta o in uno scantinato, priva di titolo e di cornice, capiremo comunque cosa rappresenta. Un analfabeta proveniente dalle zone rurali dell’India o del Pakistan, che non sappia nulla della nostra civiltà, non riuscirà certamente scorgere il personaggio di Narciso, che ignora, ma riuscirà comunque a vedere un ragazzo che si specchia e che forma un cerchio con il suo riflesso, dando quindi l’impressione molto forte di qualcuno rinchiuso all’interno di un qualcosa, qualcuno che ha rinunciato guardare all’esterno, così che il suo riflesso diventa quasi una gabbia.

Qui sotto c’è la discrezione di due opere contemporanee, considerate opere d’arte e pagate come opere d’arte, di cui mi rifiuto di fornire un’immagine. Queste opere non hanno tecnica, nel momento in cui siano fuori contesto, senza titolo fuori da un museo, in uno scantinato in una soffitta, non sono più identificabili come opere d’arte. Sono state giudicate opere d’arte da grandissimi critici. Chiunque affermi che tutto questo è spazzatura verrà trattato con commiserazione in quanto piccolo borghese che non capisce la trasgressione. Quale trasgressione? La trasgressione per essere una trasgressione seria deve comportare un rischio. Le vignette su Maometto sono una trasgressione. In tutti i casi chiarisco che al di là di ogni ragionevole dubbio io sono in tutto per tutto una piccolo borghese, fiera di esserlo, e se mi avete scambiato per qualcun altro, giuro, non è stata colpa mia. Appartengo alla civiltà a cui appartengono e ne sono fiera. Sono fiera di appartenere una civiltà che ha scritto la Divina Commedia ed eretto la cattedrale di Chartres, e comincio non tollerare più tutti mediocri e i falliti che su questa civiltà vomitano per sentirsi qualcuno, i Pietro Manzoni, i Paul McCarthy, gli Andres Serrano, le ridicole impacchettature dei ridicoli coniugi Christo, mentre i quadri di Goya mi sconvolgono e quelli di Egon Schiele mi spezzano il cuore. Schiele è trasgressione e i suoi dipinti sono atroci, meravigliosamente atroci. E ora passiamo al tempo: il tempo impiegato dall’artista a fare queste opere è di pochi minuti. Quindi l’artista è una specie di semidio che ci vende il suo tempo in cambio di cifre astronomiche. Non è nemmeno più un essere umano come lo erano invece Leonardo da Vinci e Raffaello, che erano pagati secondo standard umani. La mancata correlazione tra il tempo necessario e il pagamento è un segno gravissimo di dissociazione psicotica della società; le psicosi possono essere fenomeni di massa. Questo tipo di arte, è una dissociazione psicotica.

La prima e la seconda opera che riporto sono ambedue escrementi: la prima è fatta di escrementi veri, a seconda di escrementi di travertino, e sono state pagate coi quattrini dei contribuenti italiani, inclusi quelli dei piccolo borghesi, io in primis, che questa arte non la capiscono. L’arte non si impone al popolo, è un’idea da dittatura, un’idea paternalistica e dittatoriale.

“Nel 61 la biennale di Venezia espose dopo averli pagati con i soldi dei contribuenti gli escrementi in barattolo dell’artista Pietro Manzoni. Merda d’artista è il titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni. Il 21 maggio 1961 l’autore sigillò le proprie feci in 90 barattoli di latta, identico a quelli per la carne in scatola, ai quali applicò un’etichetta, tradotta in varie lingue, con la scritta «merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961». Sulla parte superiore del barattolo è apposto un numero progressivo da 1 a 90 insieme alla firma dell’artista. L’artista mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, alludendo al valore dell’artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell’oro una parte di se stesso.

Con questa opera così provocatoria Piero Manzoni afferma di voleva svelare i meccanismi e le contraddizioni del sistema dell’arte contemporanea, che devo dire mi sono rimasti oscuri. Questa “protesta” continuò tramite le sue azioni, ad esempio quella di firmare modelle vive e nude o quella di dare uova sode con sopra le proprie impronte digitali, che continua a sembrarmi una boiata, un sistema grafico di comunicazione spacciato per (molto modesta) trasgressione.

La scatoletta è diventata un vero e proprio manifesto di un’ epoca demente, contrastando le assurdità artistiche in quanto qualsiasi prodotto veniva premiato e considerato arte non per il valore intrinseco, la capacità dell’artista o ciò che suscitava, ma solo dalla notorietà dell’artista.

La critica ha visto la scelta di confezionare le feci come una protesta verso gli artisti che vedevano nell’arte un mezzo di eternarsi. Con quest’ottica l’opera diventa un reliquiario che contiene un ricordo “prezioso” del maestro da venerare come sacro”. (da Wikipedia)

Ma veramente riuscite a leggere queste righe senza sentirne il ridicolo? Ci riuscite? Non vi fate illusioni: credete di essere colti e trasgressivi. Rileggetevi Andersen, i vestiti nuovi dell’imperatore. E anche Orwell in 1984: non è trasgressione, solo bispensiero. (vedi 2) “E poi c’è la maxi-cacca di, uno delle opere più discusse della Biennale internazionale di scultura che è stata inaugurata qualche anno fa a Carrara. Il maxi-escremento, realizzato in travertino di Rapolano (Siena), è stato piazzato in corso Roma davanti alla sede centrale della Cassa di Risparmio di Carrara. L’artista statunitense l’ha voluto collocare davanti ad una banca per “combattere il capitalismo”, come ha detto lui stesso nei giorni scorsi” da La Repubblica.

L’artista doveva combattere il capitalismo, peccato che l’artista sia stato pagato con i soldi dei contribuenti italiani non noccioline ma con vero denaro e tanto, che lui avrà messo in una banca. Perché le trasgressioni dei cosiddetti artisti, signori, le loro provocazioni, sono puro distillato di immondi nanetti, di piccoli narcisi che ci fanno dispetti facendo cacche pipì sul salotto buono, così dimostrano che il denaro è sterco del diavolo, e se la fanno pagare migliaia di dollari o euro. E anche dove escrementi feci non ci siano, dove l’opera d’arte sia la bandiera americana con le stelline sostituite dai teschi, l’arte non c’è. È un tizio che mi sta esprimendo le sue idee politiche usando un codice. Se volete avere un’idea dell’arte Paul McCarthy, mi rifiuto di portare le foto, andate su Google immagini e digitate il nome dell’autore. Come mi rifiuto di descrivere opere d’arte fatte con corpi umani scuoiati e mummificati. (Gunther Von Hagens). Il rispetto del corpo nella morte è una caratteristica umana, rileggiamoci I Sepolcri. La mancanza di rispetto del corpo nella morte è la stigmata di un’umanità perduta. Non c’è limite: qualsiasi cosa venga fatta, purché anti umana e, se possibile, anticristiana, il critico che dica che quella roba lì è arte, parlando come una parodia di Woody Allen, che a sua volta è una parodia, si trova. E ora la terza più immonda opera, Piss Christ (in italiano “Cristo di piscio”) è una fotografia realizzata nel 1987 dal fotografo statunitense Andres Serrano. La foto raffigura un piccolo crocefisso di plastica immerso in un bicchiere di vetro contenente l’urina dell’autore. L’opera ha vinto, nel 1989, il premio Awards in the Visual Arts messo in palio dal Southeastern Center for Contemporary Art [1] e sponsorizzato dal National Endowment for the Arts, un ente governativo statunitense che tutela e finanzia progetti a cui è riconosciuta un’eccellenza artistica. (da Wikipedia).
Per quanto riguarda l’ultima opera descritta, mi sono limitata a riportare Wikipedia. Notate la trasgressione. Quale trasgressione? Se non siete credenti il crocifisso è il simbolo di un uomo torturato a morte per le sue idee, un supplizio atroce usato di nuovo a Dachau e ora in Iraq a Mosul. Negli ultimi 60 anni i cristiani sono stati massacrati a milioni nel lager e nei laogai, sono braccati come cani in Nigeria. Dove è la trasgressione a ingiuriare dei perseguitati? Nel ‘600 era pericoloso e credo, chiedo scusa per l’arroganza, che se fossi vissuta nel 600, io avrei fatto parte dei trasgressivi, perché Giordano Bruno, non era uno stinco di santo e nemmeno simpatico, ma bruciare la gente è sempre molto scortese e non deve essere fatto, e dove è fatto bisogna combattere perché non sia più fatto. Ma in un mondo dove la parola cristiano è una condanna a morte, opere come queste sono le farneticazioni di chi attacca i perseguitati, chiunque le abbia approvate fa parte della categoria.

 

 

Chi desidera il libro con la dedica scriva a silvana.demari53@libero.it

 

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Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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