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Ildegarda!

By Silvana De Mari
15 Aprile 2026
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Per quasi mezzo secolo sono stata non credente. La dimensione religiosa mi scivolava accanto senza toccarmi davvero, ei santi, lo ammetto, mi apparivano come figure bizzarre, quasi eccentriche, certamente lontane dal mio modo di vedere il mondo. Di loro sapevano poco o nulla. L’unica eccezione era San Francesco, che ai miei tempi veniva evocato puntualmente a scuola ogni 4 ottobre. Per il resto, il vuoto assoluto. Tra questi nomi sconosciuti c’era anche Santa Ildegarda di Bingen. Qualcosa, vagamente, mi era arrivato: l’immagine di una suorina che coltivava un orticello e produceva rimedi naturali. Sono tornata credente, e con la fede è arrivato anche l’interesse per la vita dei santi, infinitamente più divertente della vita di chiunque altro. Tra i santi c’è di tutto, gente che ha attraversato il mondo, qualcuno che non si è mai mosso dalla sua stanza, guerrieri, martiri, fondatori di lebbrosari, malati che hanno fatto della loro malattia un capolavoro di dono a Dio. I santi, tutti, hanno un coraggio da leoni. Di Santa Ildegarda, però, continuavo a sapere poco, ero rimasta alla suorina con l’orto. Durante la “pandemia”, periodo di smarrimento e follia, di deontologia tradita, di terapia negata, ho sentito per la prima volta parlare di Francesco Avanzini, un medico coraggioso la cui lettera aperta, “Come un ladro nella notte”, circolava sul web. Raccontava di essere stato accompagnato fuori dal suo ospedale dal direttore sanitario, allontanato a metà del suo lavoro lasciando una fila di pazienti in coda davanti al suo ambulatorio, in quanto pericoloso non vaccinato, in quanto cioè dissidente che aveva rifiutato un farmaco che secondo le stesse schede tecniche non aveva funzione di immunizzare, e che quindi era un assoluto non senso imporre. La lettera mi colpì profondamente. Poi ho avuto la fortuna di conoscerlo. Con lui ho collaborato all’interno della piattaforma “Brigata per la difesa dell’ovvio”, dove ha curato e aiutato un numero impressionante di persone e all’interno della quale gli ho sentito parlare di Ildegarda, con un amore appassionato. Il dottor Avanzini non si è limitato a un paio di conferenze: curava le persone integrando alla farmacologia attuale con i rimedi di Ildegarda, che oggi chiamiamo integratori, la cui farmacopea è stata recuperata con rigore scientifico, esattamente come preziosissime sono risultate le regole di vita, quelle che oggi chiamiamo regole igieniche. I risultati di cura sono stati spettacolari. È stato proprio Avanzini a insegnarmi ad amarla, a svelarmi la grandezza nascosta dietro quella figura che aveva ridotto a una “suorina con un orto”. Il dottor Avanzini ha scritto un libro su di lei, SANTA ILDEGARDA DI BINGEN, La medicina del corpo e dell’anima, ed. Solfanelli. È un atto di devozione, ma anche un ponte offerto a chi, vieni a me, non sapeva vedere. Il libro di Francesco Avanzini dedicato a Santa Ildegarda è una rivelazione. Non solo per chi già conosce la straordinaria mistica renana,ma soprattutto per chi, come me, aveva sempre ridotto Ildegarda a un nome lontano, un’ombra medievale associata vagamente all’erboristeria. Ildegarda, sua ora benedettina, ha creato un vero sistema terapeutico, ma si è occupata anche di teologia, di musica, ha prodotto immagini straordinarie. È stata proclamata da Benedetto XVI Dottore della Chiesa. Avanzini, con passione, rigore e una rara sensibilità, spalanca le porte su una figura che appare improvvisamente viva, potente, attualissima. Il rigore è necessario perché il primo degli argomenti da trattare è quello dell’autenticità degli scritti che le sono stati attribuiti, in realtà non tutti autentici, un esame filologico indispensabile per distinguere il grano dalla gramigna. Scopriamo come si viveva nei monasteri, scopriamo come si curava, ma soprattutto scopriamo il suo sorprendente e attuale metodo terapeutico. La forza del libro sta innanzitutto nello sguardo dell’autore. Avanzini non si limita a raccontare la storia di Ildegarda: la vive, la attraversa, la interpreta, la porta al presente. Ne emerge una donna di una modernità disarmante, capace di parlare alla mente e al cuore con secoli di anticipo. Una scienziata ante litteram, una teologa ardente, una studiosa instancabile del corpo e dell’anima, un colosso del pensiero europeo, una luce accesa su un Medioevo che spesso immaginiamo buio, mentre invece era una fonte di luce. Il libro è un viaggio spirituale. Avanzini accompagna il lettore con una scrittura limpida, accessibile, intensa, dove c’è il suo entusiasmo di medico che ottiene sorprendenti risultati di cura grazie a rimedi messi a punto secoli fa. Le sue pagine restituiscono l’energia mistica di Ildegarda, la potenza delle sue visioni, la profondità delle sue intuizioni mediche. È evidente che l’autore non parla da semplice studioso: parla da medico che ha visto la sofferenza negli occhi delle persone, da uomo che ha attraversato momenti difficili, da credente che ha ritrovato un senso più grande. L’entusiasmo di Avanzini è contagioso. Ciò che colpisce maggiormente è la sua capacità di rendere attuale il pensiero di Ildegarda: la concezione dell’essere umano come unità inscindibile, l’idea che il benessere richieda armonia tra corpo, spirito e mondo, la visione della natura come alleata e maestra. Ogni capitolo sembra riportare alla luce una verità dimenticata, un tassello di saggezza che oggi più che mai avremmo bisogno di ascoltare. Il merito più grande del libro è la sua capacità di trasformare Santa Ildegarda da figura remota e stereotipata in una presenza viva, luminosa, sorprendentemente attuale. Santa Ildegarda di Bingen incarna con potenza la grandezza della donna nel pensiero cristiano. Profetessa, scienziata, mistica e musicista, ella non fu un’eccezione tollerata, ma la fioritura naturale di una tradizione che, fin dalle sue origini, riconosce alla donna un ruolo sacro. Nel cristianesimo la dignità femminile si radica nella figura della Madonna: la Madre di Dio,ponte fra cielo e terra, è il vertice della creazione redenta. Prima di lei, le matriarche bibliche, Sara, Rebecca, Rachele, e le guerriere, Ester e Giuditta, avevano già mostrato come la fede e il coraggio delle donne guidino la storia di salvezza. Dopo di lei, le sante e le mistiche come Ildegarda hanno continuato a rivelare la luce spirituale e la sapienza che Dio affida al femminile. Ricordare la figura di Ildegarda oggi è fondamentale per chiarire quanto il continuo ringhiare contro il “patriarcato” del mondo cristiano occidentale sia un’aggressione gratuita. Parlare di “patriarcato oppressivo” nel cristianesimo significa fraintendere la sua radice: non dominio maschile, ma comunione di doni diversi. In Cristo, uomo e donna trovano la loro pienezza reciproca, voluti entrambi a immagine di Dio, uguali in dignità, magnificamente diversi in tutto il resto.

 

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Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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