Silvana De Mari Community

Main Menu

  • Home
  • Donazioni
  • Chi Sono
  • Articoli
  • Contatti

logo

  • Home
  • Donazioni
  • Chi Sono
  • Articoli
  • Contatti
  • Sporchi brutti e cattivi a Bologna

  • Anguria e bambini con i capelli rossi.

  • Non fare di ogni erba un fascio

  • Woke 1.0: il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi.

  • quelle ce la vostra mano destra possiede

Generale
Home›Generale›Sporchi brutti e cattivi a Bologna

Sporchi brutti e cattivi a Bologna

By Silvana De Mari
10 Settembre 2026
1
0
Share:

 

“Brutti, sporchi e cattivi” è un film di Ettore Scola in cui il suo disprezzo di comunista doc per i poveri, gli italiani e i cristiani: riduce i protagonisti, tutti, a subumani. Il film descrive una baraccopoli romana dove Nino Manfredi incarna un patriarca mostruoso. Immaginate se qualcuno facesse un film ambientato tra africani o asiatici. con tutti i protagonisti tutti descritti come ignobili: il livello del razzismo sarebbe evidente. Scola come Togliatti odia e disprezza il popolo italiano. La missione del regista comunista è mostrare il peggio, gonfiarlo, enfatizzarlo, così che la gente creda che la sua terra sia solo corruzione e accetti di diventare una dittatura comunista come unica speranza di salvezza. I baraccati di Scola sono gentiluomini rispetto ai nostri maranza, non si filmano mentre stuprano in gruppo, non occupano le città di notte, non vandalizzano bar, ristoranti, stabilimenti balneari, piscine. Vogliono uccidere Manfredi, che è uno di loro, non rompono l’anima a noi. Ora purtroppo i baraccati sono stati sostituiti da gente che ci accoltella per strada urlando che Allah è grande, ci schiaccia con l’auto come scarafaggi, defeca nelle nostre chiese e si pulisce con i teli dell’altare, stupra le tredicenni, ma poi spiega che prova dispiacere e nessun regista, sono tutti figli di Scola e orfani di Stalin, avrà gli attributi per fare un film su questi nuovi abitanti, un vero film di denuncia, non il solito ammasso di edulcorate scemenze. “Sporchi, brutti e cattivi” è diventata una maniera di dire: indica qualcuno di totalmente spregevole, senza speranza di redenzione, e quindi uno contro cui ogni azione è lecita. La Repubblica Italiana nata dalla sconfitta inflitta ai fascisti dagli angloamericani, è un luogo dove innocenti finiscono in prigione e ci restano, dove genitori innocenti si vedono sottrarre i figli, deportati negli orfanatrofi di stato, luoghi di arbitrio totale vezzosamente chiamati case famiglia. La Repubblica Italiana ha permesso durante la cosiddetta pandemia la sospensione delle libertà più elementari incluse quella di camminare per strada, e ha imposto con la violenza l’inoculazione di farmaci sperimentai pericolosi e inutili.  Il fascismo è stato un movimento totalitario e fondamentalmente stupido che ci ha trascinato in una guerra folle. L’antifascismo permanente è un movimento criminale, che nasce dall’assassinio di innocenti, come Claretta Petacci, innamorato del comunismo quindi fondamentalmente stupido e fondamentalmente totalitario. Che la Repubblica Italiana nata dall’antifascismo sia una democrazia degna di questo nome è una scemenza che lasciamo ai film della Cortellesi. L’antifascismo è totalitario: i fascisti, i post fascisti, gli ex fascisti, ma anche chi con il fascismo non c’entra un fico, persone di destra, conservatori, chiunque non apprezzi una immigrazione che è un’invasione violenta, chiunque non condivida le poche idee della sinistra: sono tutti brutti, sporchi e cattivi, vale a dire che non hanno diritto al rispetto: si può invocare la forca a testa in giù. o un colpo di arma da fuoco. Tra gli sporchi, brutti e cattivi i redattori del Candido: questo ha permesso anche l’arresto di giornalisti che stavano dicendo la verità e quindi ha favorito il fatto che la verità sia stata nascosta. C’è del marcio a Bologna di Guido Giraudo è un libro sulla strage del 2 agosto 1980, quando una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento. Il libro non si rivolge soltanto a chi già conosce quella stagione. Può essere letto anche da chi non sa nulla della strage, perché alterna la ricostruzione dei fatti al racconto personale dell’autore, che visse direttamente una parte di quegli avvenimenti. L’autore contesta la ricostruzione giudiziaria che ha attribuito la strage a militanti dell’area neofascista, in particolare ai NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari. Le sentenze definitive hanno condannato Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini; il libro non può naturalmente cancellare quella verità processuale. Una sentenza definitiva non coincide sempre, necessariamente, con la verità dei fatti. Chiunque abbia visto una foto dopo l’esplosione si è reso contro che si è trattato dell’esplosione di un tipo di esplosivo e di un quantitativo di esplosivo di cui solo il terrorismo internazionale poteva disporre. Il libro ricostruisce le controinchieste pubblicate fra il 1980 e il 1981 dal settimanale Candido, diretto da Giorgio Pisan, giornalista e uomo politico della destra italiana. Quegli articoli mettevano in discussione fin dall’inizio la pista neofascista e segnalavano le anomalie relative all’esplosivo; le presenze sospette a Bologna nei giorni della strage, che indicavano la pista palestinese.  Il libro procede attraverso articoli dell’epoca, verbali, testimonianze, nomi e cronologie. Il punto fondamentale è la cosiddetta pista palestinese. L’autore ricostruisce il contesto internazionale degli anni Settanta: i rapporti fra l’Italia e le organizzazioni palestinesi, il cosiddetto Lodo Moro, i traffici di armi, la presenza del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, guidato da George Habbash, e il caso dei missili sequestrati a Ortona. In questo quadro compare Abu Anzeh Saleh, rappresentante in Italia del FPLP, arrestato nel 1979 insieme ad alcuni militanti italiani per un traffico di armi. Il volume suggerisce che la strage possa essere maturata dentro quel sistema di relazioni, ricatti, vendette e traffici internazionali. L’ipotesi che l’attentato non sia stato una strage fascista compiuta dai NAR, ma un episodio connesso al terrorismo palestinese, ai suoi rapporti con apparati italiani o a un’operazione sfuggita di mano, è una pista che il libro ritiene non solo plausibile, ma colpevolmente trascurata: chi l’ha segnalata è fisicamente finito in galera. L’autore collega questa ipotesi anche alla presenza a Bologna di soggetti internazionali legati al mondo del terrorismo eversivo, a documenti e testimonianze emersi negli anni, e alle questioni rimaste aperte sulla natura dell’esplosivo e sull’identificazione di alcuni resti umani. Non afferma che ogni dettaglio sia risolto; sostiene, piuttosto, che le domande irrisolte sono troppe per accettare senza discussione una narrazione lineare. Accanto alla ricostruzione della strage, il libro racconta la vicenda personale dell’autore, coinvolto nella pubblicazione degli articoli del Candido. Per avere difeso il segreto professionale e rifiutato di rivelare l’identità di una fonte giornalistica, egli fu arrestato e detenuto nel carcere di San Giovanni in Monte. Il Candido era un giornale monarchico e conservatore, non aveva niente a che fare col fascismo, ma essendo destra: faceva parte del gruppo di quelli sporchi, brutti e cattivi. Sarebbe stato possibile con un giornalista di un giornale non di destra? Immaginiamo lo stesso schema applicato a, per esempio, Ranucci Sigfrido, accolto con applauso degli di una rock star dai magistrati italiani? Queste pagine sono fra le più efficaci dell’opera: descrivono il carcere non come categoria astratta, ma come umiliazione quotidiana, sporcizia, fame, attesa, paura, perdita del tempo e nostalgia della famiglia. Il racconto personale dà carne alla materia storica. Ci ricorda che dietro le parole “inchiesta”, “imputato”, “custodia cautelare” e “segreto istruttorio” vi sono esseri umani. Vi sono padri lontani dai figli, mogli lasciate nell’angoscia, persone che possono essere schiacciate da un’accusa anche prima di una condanna. Il libro è, perciò, anche un atto d’accusa contro una giustizia più interessata a trovare un colpevole che a trovare la verità. C’è del marcio a Bologna non è un libro neutrale, ha una posizione politica, una voce precisa e una memoria militante, e il fatto che un libro sia schierato non significa che non sia fondamentale; spesso è proprio la voce di chi è stato escluso dalla narrazione dominante a conservare documenti, domande e prospettive che altri preferirebbero non ascoltare. La strage di Bologna rimane una ferita immensa, anzitutto per le vittime e per i loro familiari. Attribuirla ai fascisti, sporchi brutti e cattivi per antonomasia, è stata un narrazione affascinante per moltissimi, ma con troppe falle. Proprio per questo non dovrebbe essere trasformata in un monumento intoccabile, dove ogni dubbio sia considerato un’offesa. I morti hanno diritto alla verità. E proprio per questo bisognerebbe piantarla di escludere la voce di quelli sporchi, brutti e cattivi. Una democrazia decente non zittisce nessuno. E se finalmente diventassimo una democrazia decente dove tutti hanno lo stesso diritto di parola?

leggete C’è del marcio a Bologna di Guido Giraudo, e anche in Dizionario minimo per la difesa dell’ovvio, sparpagliate in giro ci sono un mucchio di notizie interessanti

 

TagsC’è del marcio a BolognaGuido Giraudo
Previous Article

Anguria e bambini con i capelli rossi.

0
Shares
  • 0
  • +
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

Silvana De Mari

Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

Related articles More from author

  • Generale

    La mia solidarietà

    20 Maggio 2026
    By Silvana De Mari
  • Generale

    In buona fede (?)

    17 Marzo 2026
    By Silvana De Mari
  • bibbiano informazioni tecniche silvana de mari community
    Generale

    Bibbiano: informazioni tecniche.

    25 Luglio 2019
    By Silvana De Mari
  • Generale

    Una porta stretta, strettissima.

    14 Marzo 2024
    By Silvana De Mari
  • arte postmoderna silvana de mari community
    Generale

    Siamo una cultura di morte.

    13 Agosto 2020
    By Silvana De Mari
  • Generale

    I martiri del comunismo sul cuore del Leone

    1 Giugno 2025
    By Silvana De Mari

Ti potrebbe interessare...

  • Generale

    A caval donato non si guarda in bocca

  • Generale

    Vergogna

  • Generale

    Sodoma

  • Latest Posts

  • Sporchi brutti e cattivi a Bologna

    By Silvana De Mari
    10 Settembre 2026
  • Anguria e bambini con i capelli rossi.

    By Silvana De Mari
    10 Settembre 2026
  • Non fare di ogni erba un fascio

    By Silvana De Mari
    5 Settembre 2026
  • Woke 1.0: il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi.

    By Silvana De Mari
    5 Settembre 2026
  • Popular Posts

  • Sporchi brutti e cattivi a Bologna

    By Silvana De Mari
    10 Settembre 2026
  • arte postmoderna silvana de mari community

    Arte postmoderna ai minimi termini

    By Silvana De Mari
    5 Febbraio 2018
  • Peter Pan e Pauline silvanademaricommunity

    Peter Pan e Pauline

    By Silvana De Mari
    6 Febbraio 2018
  • madre natura silvana de mari community

    Madre natura è un’ arcigna megera e non perdona nulla

    By Silvana De Mari
    7 Febbraio 2018
  • Latest Comments

  • Privacy e cookies
Silvana De Mari Community © Copyright 2020 - Powered by EmmeHost