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Chi non raccoglie con me disperde

By Silvana De Mari
2 Novembre 2026
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se volete il libro con la dedica scrivete a silvana.demari53@libero.it

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Il 21 ottobre, a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia
presso la Santa Sede, la Conferenza episcopale italiana ha presentato le
«Schede per conoscere l’Islam», undici fascicoli per gli insegnanti di religione
cattolica, preparati con il Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica
da un gruppo composto in parti uguali da cristiani e musulmani. Il
presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna,
le ha definite «un grande antidoto alla violenza e all’ignoranza». Nella
scheda numero 7 i nostri ragazzi leggeranno che la fratellanza
nell’Islam «promuove l’unità e la solidarietà tra i credenti, senza
distinzioni di origine, razza o status sociale», che il Corano richiama alla
dignità umana «indipendentemente da religione, razza o genere», e che
l’Islam forma «persone rette, libere da fanatismi e razzismo», capaci di
trattare i non musulmani «senza odio o arroganza, ma con misericordia
e carità».
Mettiamo queste frasi accanto al Vangelo. «Chi non è con me è
contro di me, e chi non raccoglie con me disperde» (Matteo 12,30). «Io
sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo
di me» (Giovanni 14,6). Fuori di Cristo non c’è neutralità e non c’è
un’altra via: al Padre si arriva soltanto attraverso il Figlio. La Chiesa lo
aveva ribadito nel 2000: la pari dignità riguarda le persone, «non i
contenuti dottrinali» (Dominus Iesus, n. 22). Si rispetta il musulmano,
non si insegna che la sua dottrina vale quanto il Vangelo. Non c’è una
strada islamica parallela che porti allo stesso Dio per un altro sentiero,
perché quel sentiero nega proprio il Figlio. «Chiunque nega il Figlio,
non possiede nemmeno il Padre» (1 Giovanni 2,23). Cristo non chiese
agli apostoli di preparare schede di approfondimento sulle altre
religioni. Diede un ordine: «Andate dunque e fate discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito

Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato»
(Matteo 28,19-20). La Chiesa insegna che i vescovi sono i successori
degli apostoli: ogni vescovo, attraverso la catena ininterrotta delle
ordinazioni, discende da uno dei Dodici. Non sappiamo da quale
apostolo discenda il cardinale Zuppi. Ma siamo certi che in questo
momento si stia rivoltando nella tomba. Gli apostoli sono morti martiri
per annunciare Cristo a chi non lo conosceva, non per insegnare ai
battezzati che chi lo rinnega è altrettanto sulla retta via. Ricordiamo il
significato di una parola che oggi nessuno osa più pronunciare:
anticristo. Non è un mostro da film horror. La definisce san Giovanni
nelle sue lettere, unico punto delle Scritture dove compare questa
parola: «L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio» (1 Giovanni
2,22). E ancora: «Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che
non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e
l’anticristo!» (2 Giovanni 7). Giovanni aggiunge un dettaglio decisivo:
gli anticristi «sono usciti da noi, ma non erano dei nostri» (1 Giovanni
2,19). Vengono da dentro la comunità. Ora, il Corano nega che Cristo
sia il Figlio: Allah «non ha generato, non è stato generato» (Corano
112,3), e «sono certamente miscredenti quelli che dicono: Allah è il
Messia, figlio di Maria» (Corano 5,72). Nega la Croce: «Non l’hanno né
ucciso né crocifisso, ma così parve loro» (Corano 4,157). E se la croce
non c’è stata, non c’è stata nemmeno la risurrezione. Una dottrina che
nega il Padre e il Figlio è, nel senso preciso di Giovanni, una dottrina
anticristica. Presentarla nelle scuole cattoliche come una strada di
amore e fratellanza, con il timbro dei vescovi, significa portare dentro
la casa ciò che Giovanni chiedeva di tenere fuori. Il Corano che le
schede presentano come maestro di misericordia contiene anche
questo, nella traduzione italiana di Hamza Piccardo: «Uccidete questi
associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro
agguati» (Corano 9,5). «Uccideteli ovunque li incontriate» (Corano
2,191). «Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e
collo, colpiteli su tutte le falangi!» (Corano 8,12). «Quando incontrate i

miscredenti, colpiteli al collo» (Corano 47,4). E per «coloro che fanno
la guerra ad Allah e al Suo Messaggero», la pena è «che siano uccisi o
crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti»
(Corano 5,33). La stessa scheda numero 7, poche pagine prima del
paragrafo sulla fratellanza, ammette che la tradizione islamica ha
«storicamente considerato l’apostasia come un crimine capitale», che
chi lascia l’Islam rischia ancora la morte in Afghanistan, Arabia Saudita,
Iran, Pakistan e Sudan, e che la blasfemia «in molti paesi è punibile con
la pena di morte». La stessa scheda scrive che la comunità islamica
«abbraccia tutti i credenti, considerati fratelli, distinguendosi dai non
credenti», e che il versetto della «migliore comunità mai suscitata tra gli
uomini» (Corano 3,110) «rafforza il senso di superiorità della Umma».
Il Corano lo dice ancora più chiaro: Muhammad e «quanti sono con lui
sono duri con i miscredenti e compassionevoli fra loro» (Corano
48,29). La scheda cita il versetto che permette di essere buoni con chi
non vi ha combattuto (Corano 60,8), ma dimentica quello che segue,
che proibisce di essere alleati di chi vi ha combattuto «per la vostra
religione» (Corano 60,9). Questa è la fratellanza: vale per chi resta
dentro.
E poi c’è la vita del fondatore, che il Corano indica come «un
bell’esempio» (Corano 33,21). Davanti all’adultera Cristo disse: «Chi di
voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Giovanni
8,7), e la lasciò andare. Maometto una donna adultera, incinta, la fece
aspettare fino alla nascita del figlio e allo svezzamento, e poi la fece
lapidare (Sahih Muslim 1695). Cristo, arrestato, disse a Pietro di
rimettere la spada nel fodero. Maometto, dopo la resa della tribù
ebraica dei Banu Qurayza, nel 627, fece decapitare i prigionieri maschi,
fra seicento e novecento secondo il suo primo biografo, Ibn Ishaq, e
ridusse in schiavitù le donne e i bambini. Il Corano lo ricorda: «Ne
uccideste una parte e un’altra parte la faceste prigioniera» (Corano
33,26). E la scheda racconta senza imbarazzo che la comunità islamica
«si consolidò» con «l’espulsione delle comunità ebraiche nel 627».

Aisha racconta che il Profeta la sposò quando aveva sei anni e
consumò il matrimonio quando ne aveva nove (Sahih al-Bukhari 5134);
lui ne aveva più di cinquanta. Questa ferocia, questa lussuria su una
bambina, vengono messe sullo stesso piano della purezza di Cristo, che
ha detto: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che
credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina
da mulino» (Matteo 18,6). Eravamo stati avvisati. Suor Lucia, la
veggente di Fatima, nelle sue lettere del 1970 scriveva di un
«disorientamento diabolico» che invade il mondo e che ormai è
«entrato anche nella Chiesa». Alle Tre Fontane, a Roma, nel 1947, la
Vergine della Rivelazione avrebbe detto a Bruno Cornacchiola che
«l’indifferenza nelle cose sante prenderà piede e avanzerà nella Chiesa
di mio Figlio».
Del resto lo sapevamo già dal Vangelo. Quando Cristo disse a
Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa»
(Matteo 16,18), fra i Dodici che ascoltavano c’era anche Giuda. Fin dal
primo giorno sappiamo che una parte della Chiesa sarà fatta da
traditori. Questo lo sapevamo. Quello che non avevamo capito, ed è
stato il nostro limite, è che il tradimento non sarebbe stato soltanto
atroce. Sarebbe stato anche privo di logica e ridicolo. Undici schede
per spiegare ai nostri figli che chi nega Cristo è un fratello nella
misericordia, scritte a quattro mani con chi considera la croce
un’illusione ottica. Ma è logico. Chi possiede la verità e la nega, chi
avendo Cristo lo baratta per un applauso, non può che essere privo di
ogni logica e ridicolo. Giuda, almeno, i trenta denari li aveva presi.

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Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. (G. Orwell)

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