Lettera aperta al professor Palù


Gentile professor Palù,
ho ascoltato con interesse le sue affermazioni in commissione
Covid sul livello di intelligenza della terapia «tachipirina e vigile
attesa». Lei l’ha definita «una cazzata madornale», e ha aggiunto
di averlo detto entrando all’Aifa.
Mentre la gente moriva per l’imbecillità di quelle indicazioni,
io non ricordo di averla avuta al mio fianco. Mi scusi: lei dove
accidente era? Non c’era quando, insieme ad altri medici, passavo
anche dieci ore al telefono per dare alle persone la terapia
corretta. Non c’era quando la mia pagina Facebook veniva chiusa
per averla data, e quando l’Ordine dei medici di Torino mi
richiamava, e poi mi radiava, anche per questo. Moltissimi medici
sono arrivati alle cure grazie corrette a me, perché, essendo anche
scrittrice, avevo una voce più forte di altri. Le ripeto il concetto:
molti medici sono arrivati al protocollo corretto grazia alla pagina
Facebook di una scrittrice, pagina chiusa in continuazione, perché
nessun organo ufficiale stava dando quelle indicazioni. E Lei
dove accidente era?
Oggi si ammette che il vaccino non fermava la trasmissione.
L’Aifa che lei presiedeva lo mette per iscritto: nessun vaccino
Covid ha l’indicazione «prevenzione della trasmissione». Nel
2022, davanti al Parlamento europeo, una dirigente della Pfizer,
alla domanda se l’effetto sulla trasmissione fosse stato verificato
prima dell’immissione sul mercato, rispose di no. Ma il 23
dicembre 2020 lei annunciava che quel vaccino «previene
addirittura l’infezione», dando un’«immunità sterilizzante», cioè
che impedisce il contagio. E nell’agosto 2021 dichiarava che quei
vaccini erano «altamente efficaci nella prevenzione dei contagi:
tra il 70 e l’85 per cento», e proponeva di valutare l’obbligo per
chi svolge funzioni pubbliche. Noi dicevamo il contrario, soli
contro tutti. Lei dove accidente era?
Dov’era quando il governo imponeva il vaccino ai medici,
agli psicologi, ai veterinari, poi agli insegnanti, ai militari, ai
poliziotti, e gli Ordini verificavano e sospendevano? Perché
bisognava «proteggere gli altri», con un farmaco mai studiato per
dare quella protezione.
E dov’era quando l’hanno dato ai bambini, che dal Covid
rischiavano pochissimo, perché altrimenti avrebbero contagiato i
nonni? Oggi lei critica gli open day per gli adolescenti; l’anno
scorso diceva che vaccinare gli under 12 era stato giusto. Che ne
facciamo di tutti gli effetti collaterali? Che ne facciamo della
morte di Camilla Canepa e di innumerevoli altri, e poi miocarditi,
malattie oncologiche, infernali malattie da infiammazione dei
piccoli nervi, morti improvvise, sterilità, Max del Papa e la sua
leucemia?
Dice di aver avuto solo «un potere di moral suasion», di
persuasione morale. Era il presidente dell’Aifa. Ne aveva un bel
po’ di moral suasion. Ci avrebbe fatto comodo a noi medici
sospesi per evitare la sospensione, ci avrebbe permesso di
proteggere i cittadini dalla somministrazione coatta che non
aveva nessun senso di prevenzione. La sua moral suasion la usi
almeno adesso, professore: chieda scusa ai medici che sono stati
puniti perché, senza essere Presidenti dell’Aifa, armati solamente
di buon senso e di capacità di sommare due più due, hanno avuto
ragione prima di lei, e quando aver ragione serviva a qualcosa e a
qualcuno. Adesso non serve a niente.
chi desidera una copia autografata del Dizionario minimo per la difesa dell’ovvio scriva a silvana.demari 53@libero.it






